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Cinema. Leopardi, un ribelle della cultura: il poeta nel film ‘Il giovane favoloso’

Pubblicato il 15 novembre 2014 da Renato de Robertis
Categorie : Cinema Cultura

il-giovane-favolosoChi è Giacomo Leopardi oggi? Chi è il grande poeta nel film ‘Il giovane favoloso’? Giacomo è un giovane che ha sete di vita. Una splendida mente ma nevrotica, tutta pulsioni. E lo spiega Martone,  “Leopardi è ragazzo geniale, minato dalla malattia, sensibilissimo” e con lui “puoi toccare la contemporaneità.” (da “Io donna”)

Allora chi è Leopardi oggi? E’ contemporaneità. Una storia psicologica, la quale ci riporta alla critica che legge “un retaggio neuropatico” nelle “gemme della sua lirica.”(M.L.Patrizi) Il film, quindi, non crea un’attualizzazione idealistica del Giacomo nazionale ma ci spinge  a inseguire il poeta sul bordo incredibile dei rischi emotivi. Il Leopardi, che riconosciamo sul grande schermo, è un’esistenza in fuga da se stessa e dalla famiglia; un’esistenza con una voglia incontenibile per il mondo. Perciò, il poeta ha sempre “un inesplicabile desiderio di andar fuori da solo” come riferisce il suo amico Antonio Ranieri. E a causa di questo desiderio di scoperta che Giacomo rimane schifato: disgustato perché scopre la bellezza in mano ai porci; perché vede Roma come “un letamaio di letteratura di opinioni di costumi”; e non gli resta che il destinare parolacce agli uomini e alle città, chiamando “coglione” questo o quello.

Al Leopardi raccontato dal cinema aggiungiamo altre immagini. Così, nel bel film di Martone, avremmo visto bene il poeta che si annoia dinanzi al grande Monti; che prende, molto allegramente, per il culo l’Abate Cesari; che viene censurato dalle autorità borboniche, per le pubblicazioni, nel 1830. Questo poeta è uno scapigliato geniale. Ma ha una voglia di vita bloccata dalla fragilità fisica.  Quindi, avanti con questo Leopardi ribelle della cultura, pieno di “incredibili eccessi”, smanioso di dimostrare che i mediocri governano la società. E con questo pensiero, scusate, è possibile tentare di riposizionare la sua opera letteraria in qualche manuale scolastico, in qualche lezione liceale.

Insomma, ha un merito artistico il film di Martone: dà sostanza al nostro immaginario letterario, mostrando un ottocento libertario, non conforme, disubbidiente. Poi c’è un altro merito, questo: la poesia romantica è confermata come l’ultima resistenza, l’ultima battaglia con le parole, per fronteggiare, anche solo per un attimo, la potenza terribile della Natura; così come fa la ginestra leopardiana che attende libera il fuoco del vulcano.

Non avevano ragione i nostri professori che guardavano estasiati solo a I canti. Dovevano invece insistere sulla lezione morale della Ginestra. E tale aspetto critico appare considerato dal regista Martone, il quale conclude il suo film proprio con le immagini de il fiore del deserto, la ginestra che nasce sul Nulla. Ed è questa la contemporaneità di Leopardi: il germogliare della poesia in un presente bruciato o meglio il creare una resistenza simbolica pure se il ‘deserto’ avanza. Con questa prova cinematografica, dunque, si ritrova il Leopardi che lancia il suo verbo contro ogni “crudel possanza”, contro il “secol superbo e sciocco”, prima che il fuoco lavico bruci tutti.

Ameremo ‘Il giovane favoloso’ per il volto sofferente di Elio Germano, per un poeta goloso che mangia gelati o scappa terrorizzato da un bordello napoletano. E’ reale questo Leopardi, molto vero in un film stilisticamente non realistico. Inoltre, è intensa l’immagine del recanatese che spinge la sua giovane gola contro una grossa punta acuminata. Ma il poeta naturalmente non si ammazza, con tutta la sua disperazione non si toglie la vita. E’ un momento questo che sembra dire alla Natura, alla grande matrigna, che la poesia non si annulla, poiché la poesia decide da sola quando e come terminare le sue illusione, quelle illusioni che continuano a salvare gli uomini.

@barbadilloit

Di Renato de Robertis

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