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Calcio. Cuore di Ringhio (Gattuso): perché continuerà a lottare nel labirinto di Creta

Pubblicato il 28 ottobre 2014 da Mario De Fazio
Categorie : Sport/identità/passioni

gattusoCuore e palle. Poche storie, il segreto è tutto lì. Per non mollare, per essere amati, per mostrare di essere leader, serve più grinta che colpi di tacco, più carattere che palleggi. Cuore e palle, per non stancarsi di mostrare a se stessi e al mondo che accettare le sfide, soprattutto se ardue, è questione di carattere. Le peripezie di Gennaro Gattuso sulla panchina dell’Ofi Creta, squadra di mezza classifica del campionato greco con mille problemi societari e una rosa che non è proprio quella del Real, sono a dimostrarlo.

Dopo una vita da mediano nel Milan e la travagliata avventura con il minotauro Zamparini mezzo presidente e mezzo mangia-allenatori, Ringhio pensava di trovare un po’ di pace tra le rovine micenee. Era partito così così, cercando di non perdersi in un labirinto di Cnosso fatto di guai societari e difficoltà a gestire una squadra smembrata in estate per problemi di cassa. In sette partite quattro sconfitte e tre vittorie, tra cui la storica rivincita sugli eredi di Teseo, quegli ateniesi del Panathinaikos con i quali Creta non vinceva da 27 anni. Zero pareggi, a testimoniare che con Gattuso si vive di alti e bassi, e le mezze misure sembrano roba da mezze calzette. In mezzo una conferenza stampa show – un po’ Malesani un po’ Trapattoni – in cui il calabrese lascia il posto a un miscuglio di inglese, greco e italiano con cui scuotere l’ambiente, pretendendo che i calciatori giochino “con le palle e con il cuore”. Tanto per essere chiari.

 

Poi, dopo la sconfitta interna di domenica scorsa con l’Astereas, arriva la decisione di dimettersi: ”Ho messo la mia passione e tutte le mie forze, lo faccio per il bene della squadra, non posso portarne tutto il peso sulle mie spalle”, spiega il centrocampista campione del Mondo. Lascia L’Ofi Creta ma l’isola di Micene non vuole saperne di abbandonare il suo nuovo beniamino. Trecento tifosi – e Leonida non c’entra – fanno una veglia notturna sotto casa di Gattuso, poi il giorno dopo al Bak, il centro d’allenamento della squadra, si presenta un centinaio di tifosi per mostrare al mastino l’affetto che conquistano i combattenti.

Gli chiedono di restare e lui cosa fa? Cuore e palle, non si molla manco per idea. Torna sui suoi passi e annuncia il dietrofront: “Ho deciso di ritirare le dimissioni da allenatore dell’Ofi. Il lavoro mio e del mio staff prosegue con immutato impegno e con l’appoggio fattivo della società, per regalare a una città e a una tifoseria tanto passionali le soddisfazioni che meritano”.Restano i problemi societari, che Gattuso non può ignorare. Ma il gesto dell’ex calciatore rossonero è un piccolo filo di Arianna per orientarsi nel dedalo di un calcio finto e patinato, dove contano i soldi e non l’impegno. E in cui, però, (r)esistono uomini ancora capaci di accendere fantasie e cuori dei tifosi. Gente con gli attributi. Anzi, con le palle.

@barbadilloit

@mariodefazio

Di Mario De Fazio

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