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Calcio. Impresa facile Bilbao contro il Napoli: orgoglio batte professionismo 3 a 1

Pubblicato il 28 agosto 2014 da GV
Categorie : Pallone mon amour Sport/identità/passioni

curva atletico bilbaoUna comunità in maglietta e calzoncini schianta i professionisti del Mondiale. L’Athletic di Bilbao spedisce all’Inferno il Napoli dei suicidi. Agli azzurri di Rafa Benitez mancò sia la fortuna che il valore, il calcio spagnolo surclassa ancora una volta quello italiano e pure Antonio Conte adesso qualche piccolo interrogativo deve porselo. In Champions League le italiane saranno solo due, Roma e Juventus. Come Portogallo (Sporting Lisbona e Porto) e Francia (Psg e Monaco). Tutto va male, madama la marchesa.

VINCE CHI GIOCA. Ha vinto chi ha giocato a pallone, cioè l’Athletic Bilbao. Il Napoli, invece, s’è limitato al compitino per poi schiantarsi dopo l’1-0 di Hamsik e l’uscita dal campo di Ghoulam. Forse qualcuno credeva che lì a Bilbao avrebbero trovato dei simpatici montanari pronti a cedere il passo alla sfilza di reduci del Mondiale in Brasile capitanati dal vicecampione Higuain. Invece niente, i biancorossi hanno fatto la partita, davanti alla loro gente nel rinnovato stadio San Mames. Di sicuro non è una squadra irresistibile, l’Athletic, però aveva una marcia in più. Dove non arriva il talento arriva il cuore, scrivetevelo dove volete. Anche nel calcio funziona così.

ORGOGLIO E ‘PROFESSIONISMO’. Al San Mames ha vinto una comunità contro una pattuglia di “professionisti”. Nel calcio moderno, e il Napoli ne è stata la metafora più azzeccata, si gioca per onorare un contratto. Mercenari, in senso “tecnico”, capeggiati da un capitano di ventura, nel caso degli azzurri dallo spagnolo Benitez. Ma gli eserciti mercenari, nella storia, si sono sempre schiantati quando si trovano contro una comunità in armi. A Bilbao è andata proprio così. Con la casacca biancorossa giocano solo autoctoni, solo baschi. Non si gioca (solo) per i soldi, si gioca con la responsabilità (sentita per davvero) di rappresentare l’entità etnica, sociale e sportiva basca. Sangue contro l’oro, orgoglio contro professionismo. Serse contro Leonida, solo che stavolta, le Termopili basche non sono crollate.

POCA ROBA. A Napoli è buio pesto. Non è normale prendere tre gol come quelli incassati da Rafael. La difesa azzurra era ancora in ferie. Il centrocampo, pure. Higuain s’è sbattuto inutilmente. Insigne entra e riesce nell’impresa di non concludere completamente nulla. Maggio ectoplasmatico. Squadra spezzata in due, collegamenti zero, figuraccia garantita. Se questa è una delle squadre in predicato di vincere lo scudetto, il valore della Serie A si rivela davvero scarso. Conte, tieni bene a mente tutto. La Nazionale è figlia del campionato e l’ultimo torneo ci ha regalato la figuraccia brasileira.

@barbadilloit

Di GV

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