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Mondiali. Le 5 storie che hanno reso la Germania campione del Mondo

Pubblicato il 14 luglio 2014 da Giovanni Vasso
Categorie : Sport/identità/passioni

deutschlandDeutschland, uber alles. La Germania di Loew ha raggiunto finalmente la maturità e diventa campione del Mondo al cospetto dell’Argentina guerrigliera messa in campo da Sabella. Il trionfo dei Panzer ha cinque spiegazioni. L’Oro del Reno, in cinque atti.

SQUADRA VERA. L’unica nazionale in grado di trasformarsi in una squadra vera. La Germania ha giocato in maniera corale, rispettando equilibri, strategie e schemi elaborati in anni di duro lavoro da Herr Loew. Nessuna primadonna, nessun extraterrestre, nessun semidio sceso dal cielo ad insegnare il calcio ai compagni. Una falange bianca, che ha fatto a brandelli Francia e Brasile prima di spuntarla sull’Argentina bellicosa di Mascherano e Higuain.

PIU’ FREDDI DI UN GHIACCIOLO. Una scalcagnata banda di ragazzotti può mettere le mani sulla Coppa del Mondo. La nuova leva calcistica made in Germany non s’è fatta schiacciare dalla tensione. La partita l’ha decisa Goetze, praticamente un bimbo. Come avranno fatto a dominare la tensione, come avranno fatto ad esorcizzare la paura di veder saltare anni e anni di duro lavoro? Nervi d’acciaio. Tenacia e ferrea fiducia nelle proprie possibilità. Ma queste sono cose che la Germania ha nel suo Dna. Da loro non è che ci si possano attendere festeggiamenti viscerali o clamorosi sbracamenti…

SIGFRIDO NEUER. Giocare in porta è difficile, Manuel Neuer è riuscito a rendere semplice tutto. Una saracinesca, un muro invalicabile. Ma, da portiere ultramoderno, s’è rivelato uomo in grado di far ripartire la manovra e regalare sicurezza alla sua difesa. Cosa non da poco in un Mondiale. Era dai tempi di Ollie Kahn che alla Germania mancava un estremo difensore così carismatico. Alto, possente, sempre sereno. Un cavaliere senza macchia, Sigfrido appena uscito dal bagno nel sangue di drago. Nel 2002, Kahn, portò quasi da solo i bianchi a giocarsi la finale (persa) contro il Brasile di Ronaldo e Ronaldinho. Dodici anni dopo Neuer ha recitato fino in fondo la sua parte.

GENERAZIONI DI FENOMENI. L’unico al di sotto delle aspettative è stato Mesut Ozil, reduce da una stagione folle all’Arsenal. I ragazzini terribili di Loew hanno trascinato la squadra ma, diciamola tutta, l’immagine di questa Germania rimarrà quella di Bastian Schweinsteiger, pesto, sanguinante ma indomabile. E dove lo mettiamo Miro Klose, che è diventato il re del gol ai Mondiali? E il furetto imprendibile Lahm? Il ruolo dei ‘vecchi’ è stato fondamentale. Con i giovani la fusione è stata sublime. L’Italia ha tanto da imparare da loro…

TU CHIAMALO SE VUOI, PROGETTO. Purtroppo, da noi, quando si afferma che una stagione calcistica sarà un “progetto”, ai più sale il magone. Di scemenze, l’Italia pallonara, ce ne ha rifilate in quantità industriale. E dato che da noi va di moda l’eufemismo, su tutte è stata calata l’etichetta del progetto. Dai settori giovanili, fino al destino del Milan, dell’Inter e della nazionale. I progetti sono una cosa seria. Ieri la Germania l’ha dimostrato: dalle Academy alle alchimie di Loew, le programmazioni sono roba da ingegneri teutonici.

Di Giovanni Vasso

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