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Premier. Il trionfo del Liverpool: City ko nel giorno del ricordo di Hillsborough

Pubblicato il 13 aprile 2014 da Mario De Fazio
Categorie : Pallone mon amour Sport/identità/passioni

Liverpool-City

Se gli dei del calcio esistono, oggi pomeriggio hanno posato lo sguardo su Anfield Road. Nel giorno del ricordo delle  vittime della tragedia di Hillsborough – la semifinale di Fa Cup del 1989 tra Liverpool e Nottingham Forest in cui morirono 96 persone -, i Reds hanno non solo celebrato il ricordo e vinto una battaglia fondamentale nella corsa verso la conquista del titolo. Ma hanno reso onore allo sport celebrando un rito che sembra un poema epico senza tempo.

Si celebrava il ricordo di Hillsborouh. E la Kop ha tenuto fede alla sua leggendaria fama. Prima intonando, con tutto lo stadio, “You’ll never walk alone”, inno che anche anziani, donne e bambini conoscono, cantato con le sciarpe al vento e gli occhi al cielo, pensando a quei 96 che aspettano ancora giustizia. Quella tragedia, è bene ricordarlo, non fu causata dalle violenze degli hooligans ma dalle inefficienze della polizia inglese e dello Stato. Come ammesso, due anni fa, dal premier britannico Cameron, che chiese scusa alla nazione intera. Poi la coreografia: migliaia di cartoncini gialli e rossi, a disegnare il numero 96 e la scritta “25 years”. Infine un minuto di raccoglimento, in cui si sono fermati uno stadio, una città e forse un Paese intero. Anche il tempo si ferma, come quell’orologio all’ingresso dello stadio, bloccato a segnare le 15:06, ora del fischio di sospensione di quella tragica partita.

Che nell’aria, in questo strano pomeriggio di aprile, ci fosse qualcosa di magico lo si è capito anche dopo, a gara iniziata. Liverpool primo, a due punti di distanza il City di Pellegrini. La prima mezz’ora è stata una corrida, in cui undici tori vestiti di rosso si sono specchiati in un agonismo esasperato, a tratti impensabile. Dopo sei minuti i Reds sono già in vantaggio: assist di un indemoniato Suarez e Sterling che beffa Hart scherzandolo con una finta. I City perdono il metronomo Yaya Tourè e ne prendono un altro: stavolta è Skrtel, di testa su un angolo di Gerrard, a beffare il portiere dei Citizens.

Anfield è un catino, la Kop una bolgia. E’ tutto perfetto: i “poveri” che umiliano i ricchi, nel giorno e nella partita più importante. Sembra finita. Ma gli dei del calcio hanno in mente altro. E il City reagisce, raggiungendo il pari prima con Silva e poi con un autogol, su cross sempre dello spagnolo, di Johnson. E’ solo vento, è solo pioggia, come racconta l’inno del Liverpool. E quando si cammina attraverso una tempesta bisogna tenere la testa alta. A rialzarla quella dei Reds ci pensa la meteora dell’Inter Coutinho, rinato con la casacca rossa. A dodici minuti dalla fine sigla il 3-2. Vince il Liverpool, è giusto così. Il capitano Gerrard piange, di gioia e di tristezza. A venticinque anni da quella strage, i Citizens diventano agnellini sacrificati sull’altare di un rito. Gli dei del calcio sorridono, posando lo sguardo su Anfield.

@barbadilloit

@mariodefazio

 

Di Mario De Fazio

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