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Scenari. La guerra calda del millennio e il fronte delle telecomunicazioni

Pubblicato il 6 aprile 2014 da Alfonso Piscitelli
Categorie : Cultura Esteri

whatsapp-vs-telegramNé bombardieri, né carri armati: la nuova guerra fredda diventa calda sul versante delle Telecomunicazioni. Trasmissione e intercettazioni di messaggi, presenza nei media, gestione dei trasferimenti di valuta: sono questi i nuovi obiettivi di una “coesistenza competitiva” tra la superpotenza americana e la Russia, che rinata con Putin dalle ceneri della vecchia Unione Sovietica,  prova a sfidarne il monopolio sul mondo.

In principio fu Assange a dimostrare che la rete di informazioni riservate degli Stati Uniti poteva essere violata. Proprio nei Wikileaks di Assange si trovano i primi particolari della “strategia dell’attenzione” messa in atto dagli USA rispetto a ciò che stava per scoppiare a Kiev.

Poi è stato il turno di Snowden che ha mostrato come gli USA spiassero non solo i loro nemici eterni e potenziali, ma anche i loro alleati. E Snowden trova proprio in Russia una interessata sponda politica: ora è  a Mosca, l’unico posto del mondo dove forse può essere al sicuro dopo le rivelazioni che ha fatto. Snowden in realtà scopre l’acqua calda, tuttavia la pubblica ammissione della esistenza di una rete di controllo su tutte le informazioni riservate dei politici dei paesi aderenti alla NATO crea una certa freddezza tra gli USA e i partner europei: a distanza di qualche mese la Merkel afferma la necessità che l’Europa si doti di un proprio sistema WEB meno permeabile da intercettazioni esterne.

Ma è nei giorni della crisi di Kiev che il sistema spionistico russo segna i goal più importanti alla difesa avversaria: i Russi intercettano la diplomatica statunitense Nuland mentre manda a quel paese l’Unione Europea (“Fuck UE!”) e indica in Arseniy Yatsenyuk l’uomo gradito a Washington come I ministro ucraino; intercettano commissari della Unione Europea mentre parlano della presenza di cecchini della parte avversa a Yanucovich mentre sparano sulla folla per far salire di livello la rivolta di piazza; e ancora intercettano la Timoscenko mentre inveisce contro Putin e invoca bombardamenti atomici sulla popolazione di etnia russa dell’Ucraina.

E mentre tutte queste intercettazioni finiscono in pasto ai telegiornali di tutto il mondo, l’afflusso di truppe e di personale logistico in Crimea avviene nel più ovattato silenzio: nel giro di pochi giorni, l’esercito russo stende il suo cordone sanitario attorno alla penisola e prepara il plebiscito che sancirà in maniera tutto sommato indolore la reintegrazione della regione nella storica patria di appartenenza.

Ora forse la guerra calda delle telecomunicazioni continua sul fronte del mercato: se in Occidente il colosso di Zuckerberg  congiunge in un’unica azienda Facebook e Whatsup, a Oriente si prepara una contromossa: un blocco alternativo russo che lancia nel mondo un social network di nome VKontakte e soprattutto un app di messaggini  di nome Telegram che minaccia di rubare ampie fette di mercato a Whatsup.

Sul versante dei trasferimenti di valuta e dello shopping si assiste invece all’annuncio di Putin di vietare Visa e MasterCard in Russia, a tutto vantaggio delle carte di credito Pro 100.

E tuttavia gli Americani conservano in altri settori strategici un netto vantaggio. Pensiamo alla cinematografia: vecchie glorie come Depardieu e Segal esprimono le loro simpatie per Putin, ma Hollywood continua ad essere l’incontrastata fabbrica dei sogni a stelle-e-strisce, la centrale di emanazione del sogno americano in tutto il mondo. E nelle sale è appena uscito il remake del fumetto della Marvel Capitan America: il supereroe questa volta sfida il “soldato Inverno”… un nome che ricorda “vagamente” il Generale Inverno delle guerre russe.

Nella musica le grandi pop star scendono in campo nella battaglia per i diritti civili e contro l’omofobia.  La Russia a tutt’oggi non ha un canale di informazione internazionale come potrebbe essere la CNN per gli USA o Al Jazeera e Al Arabija.  Su questi versanti la strategia mediatica dello Zar è tutta da costruire.

@barbadilloit

 

Di Alfonso Piscitelli

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