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6 Nazioni. L’Italrugby sfiora il colpaccio contro il Galles. I giovani terribili danno speranza

Pubblicato il 3 febbraio 2014 da Antonio Rapisarda
Categorie : Sport/identità/passioni


rugbyDire “buona la prima” dopo una sconfitta può apparire un azzardo.
E invece l’Italia che ha perso contro il Galles a Cardiff è tutt’altro che una squadra uscita ridimensionata (o punita) dal confronto del Millennium stadium. Nel codice del rugby, infatti, il risultato della sfida non è l’unico parametro con il quale analizzare il risultato. Nello sport della palla ovale, infatti, contano anche “parziali” che contribuiscono a creare “letteratura” e identità di una squadra. Qualche esempio?

Le mete. L’Italia ha pareggiato le marcature con il Galles. Due mete a testa, segno che ambedue le nazionali sono stati capaci di sfondare il muro issato a difesa della linea estrema del campo. Un tempo a testa: la prima meta del Galles è nata da un’indecisione a tre minuti dall’inizio di uno degli esordienti azzurri, Esposito (che sarà poi, significativamente, uno dei migliori in campo), mentre la seconda è nata dall’unica vera sortita offensiva di qualità dei padroni di casa. Nel secondo tempo è stato dominio azzurro. La prima meta nasce dall’intesa tra altri due stupendi esordienti: Sarto che pennella un calcio avanti per Campagnaro che lo rilancia e si tuffa in velocità schiacciando oltre la linea. La seconda vede ancora Campagnaro, centro scatenato, intercettare una palla gallese e segnare la marcatura che fa tremare gli ottantamila del Millennium.

Il “territorio”. Un secondo tempo, insomma, nel quale la supremazia territoriale degli azzurri è stata evidente. Tant’è che sul 20-15 i “dragoni” hanno tremato. E sono stati salvati da un calcio di punizione più che discutibile che ha messo i gallesi in sicurezza (non sarebbe bastata una meta trasformata per ribaltare il risultato). Ma anche nella prima sessione di gioco gli azzurri – dopo la sbandata iniziale – hanno tenuto: una difesa impeccabile, una mischia che non molla un centimetro e i “veterani” – Bergamasco, Bortolami e ovviamente Castrogiovanni – a rappresentare quell’elemento di stabilità necessario per rilanciare come chiede il tecnico Brunel.

I giovani. A rilanciare, infatti, ci pensano i giovani. Campagnaro, Sarto e finalmente i “mediani”: Allan e Gori. La Nazionale gioca con un collettivo intergenerazionale che la mette in parallelo con il meglio del rugby internazionale. L’Accademia – dai quali provengono i migliori innesti – funziona. L’osservato speciale – l’apertura Allan – ha dato un’ottima prova sia in fase di impostazione che in difesa. Appena esploderà come calciatore (media 50% ancora bassa per la competizione) la Nazionale avrà trovato forse un degno sostituto di Diego Dominguez.

Che squadra. Quasi ottanta minuti di ottimo rugby per l’Italia che esce forse con il rammarico di non aver compiuto il colpaccio contro i detentori del titolo. Non a caso il capitano Sergio Parisse ha parlato di una «una delle nostre migliori prestazioni in trasferta» e il mister si è complimentato con i giovani  esordienti e gli ha chiesto di confermarsi a questi livelli domenica contro la Francia. Certo, restano ancora alcune amnesie, qualche fallo da evitare e una variazione di gioco ancora da rodare. Ma l’Italia di Brunel ha dimostrato – dopo i disastrosi test match – di saper rispondere nelle partite che contano: e il 6 Nazioni (in attesa del Mondiale) è sempre in cima alle priorità. Si dice, in conclusione, che il Galles in casa non esca mai sconfitto, casomai è possibile solo fare un punto in più dei dragoni. E così è stato anche stavolta. Ma il pubblico gallese questa volta non ha cantato il trionfo a fine partita. Segno che contro quest’Italia non ha avuto granché da festeggiare alla fine. Segno che hanno avuto paura.

@rapisardant

@barbadilloit

Di Antonio Rapisarda

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