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La lettera. Il giornalista Marinetti a Grillo: “Caro Beppe, basta insulti. Confrontiamoci”

Pubblicato il 1 febbraio 2014 da Giovanni Marinetti
Categorie : Grilleide

grilloCaro Beppe,

faccio il mio lavoro – come tanti miei colleghi – con la stessa passione e onestà con cui i “tuoi ragazzi” fanno politica dentro le istituzioni. Guadagnando molto meno di loro.  Amo il mio lavoro e amo il mio Paese proprio come i tuoi ragazzi. Faccio domande, e a te domande ho fatto.

Il Movimento 5 Stelle lo osservo e provo a raccontarlo, come faccio con tutti gli altri partiti, senza nessun pregiudizio. Credo sia davvero una novità molto interessante del panorama politico, oltre che un fenomeno sociale da capire. Dico di più, di politici come Nicola Morra o di giovani come Alessandro Di Battista ne vorrei molti in Parlamento.  Ho seguito vari tuoi comizi e, in alcuni passaggi, ho ripensato pure allo “sfondamento a sinistra da destra”. Insomma, trovo in qualche modo “politicamente geniale” il modo in cui siete riusciti a far passare il vostro messaggio di superamento della dicotomia destra-sinistra, così da poter prendere dalla destra e dalla sinistra tutto quello che nell’immaginario collettivo è evocativo di suggestioni eroiche. Per questo non mi stupisco se il M5S riesce a far convivere il “boia chi molla” al richiamo ai “nuovi partigiani”. Poi, però, penso che il M5S abbia problemi di democrazia interna, soprattutto nei metodi utilizzati nei confronti del dissenso; e che la gestione del tuo blog “poco trasparente” – come ammettono anche alcuni deputati e senatori del Movimento, a partire da Luis Orellana.

Caro Beppe, gli insulti e il continuo alzare l’asticella dello scontro, sicuramente sono elettoralmente proficui. Ma la rabbia della gente va gestita con molta attenzione perché temo che, prima o poi, qualcosa possa sfuggirvi di mano.  Nessuno si è scandalizzato per le tue parole perché a questi toni ci hai abituati. A volte fanno ridere, altre meno. Ma forse dimentichi che quelle parole potrebbero avere delle conseguenze che nemmeno tu immagini. Nelle piazze, ormai, il coro “giornalista terrorista” è diventato sempre più frequente. E in quelle piazze, i giornalisti precari sono tanti. Se davvero pensi che in Italia ci sia un reale problema di libertà d’informazione, come politico, come leader di un Movimento, dovresti dirci come lo risolveresti, quali soluzioni proponi. Perché limitarsi a creare il clima da “caccia all’uomo” – spesso solo virtuale, per ora – è irresponsabile.

Ti chiedo: qual è la stampa che immagini tu? Quella del tuo blog? Perché se tutti “devono andare a casa”, non ho capito chi dovrebbe rimanere e come. Aboliamo l’informazione e non se ne parla più? La stampa “buona” è solo quella che parla bene di te e del M5S, in maniera acritica?  Caro Beppe, democrazia è parlare proprio con quella stampa che la pensa diversamente da te.  Poi, continuo a pensare che se quelle parole, caro Beppe, tu le avessi dette a un collega noto, o di una “certa sinistra”, probabilmente ci sarebbe stata una levata di scudi da parte di molti. E questo sì, mi obbliga anche a interrogarmi sul mio “mondo”.

Ancora, le tue parole sul precariato tradiscono qualcosa che va oltre il giudizio negativo nei confronti dell’informazione. Sei un milionario, probabilmente non sai che cosa significa essere un precario. Guadagnare “10 o 20 euro” non è motivo di vergogna né un buon motivo per non poter fare domande. Il precario, caro Beppe, non ha meno dignità di chi guadagna migliaia di euro con un solo spettacolo come te.  Tu, da leader del Movimento, piuttosto, dovresti porti il problema di chi guadagna “10 o 20 euro”. Ti piaccia o no, voi in quelle istituzioni rappresentate anche i precari. Se sei “dalla parte del popolo”, come dici, dovresti difendere chi è precario sempre, giornalista o no, e non sbeffeggiarlo. Insomma, ti sei comportato come tanti altri “potenti” che dici di combattere.

Infine, il paragone coi mafiosi. Quelle sì, sono parole che mi hanno ferito, da siciliano prima ancora che da giornalista. E poco importa che per anni ho scritto proprio di mafia.  Spero non ti siano venute in mente perché dal mio parlare si capisce che sono siciliano, altrimenti questo si chiamerebbe razzismo. In ogni caso, far passare il messaggio che tutti sono mafiosi equivale a dire che la mafia non esiste.

Perciò, caro Beppe, ti auguro di cambiarlo davvero questo Paese, di renderlo più giusto. Continuo a pensare, però, che se alle tue parole – quelle che hai detto a me – dovessero corrispondere fatti concreti, la nostra Italia sarebbe meno libera.

PS. Volevo ringraziare Barbadillo perché, ancora una volta, si è dimostrato uno spazio di libertà vera.

@barbadilloit

Di Giovanni Marinetti

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