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Mondiale Club. Il trionfo del Raja sconvolge l’Atletico Mineiro di Dinho e spiazza Blatter

Pubblicato il 21 dicembre 2013 da Giovanni Vasso
Categorie : Sport/identità/passioni

Schermata 2013-12-19 a 20.34.36C’è ancora spazio per i sogni nel calcio, anche nei tornei farlocchi della mai abbastanza vituperata Fifa. Perché se la Coppa Intercontinentale è stata sostituita dal Mondiale per Club non è certo perché a Blatter stava a cuore lo sviluppo del terzo mondo del calcio, Asia e Africa. Però, anche quest’anno, la finale sarà meno golosa per il piatto ricco dei diritti tv. Dopo il miracolo del Mazembe che stese l’Internacional, stavolta è il Raja Casablanca a portarsi a casa lo scalpo dell’Atletico Mineiro guadagnandosi l’accesso alla finalissima contro il Bayern di Pep Guardiola che ne ha rifilate tre ai volenterosi bandoleros (per niente stanchi) dell’Evergrande di Marcellone Lippi.

 

LA GUERRA DI RELIGIONE – In vantaggio ci vanno i marocchini con un contropiede da manuale. Il pareggio lo firma il Gaucho con una punizione di tutto rispetto. Al gol di Ronaldinho l’allenatore degli alvinegros si fa il segno della croce, lì, in piedi davanti alla sua panchina. Poi alza i pugni al cielo. Non si può perdere mica contro questi descamisados del pallone, avrà pensato Alexi Stival, tecnico dell’Atletico. Poi in sette minuti l’incubo è diventato realtà. Ennesima ripartenza nordafricana, fallo in area e rigore. La rincorsa di Moutouali è l’inno più puro all’essenza artigianale e spontaneistica di un pallone ancora minorenne, il suo tiro invece è maturo, deciso e si insacca in fondo alla rete. Le maglie verdi non possono esultare che inginocchiandosi verso La Mecca, così succede anche in panchina. Un pugno di minuti dopo, la terza e decisiva ripartenza che arrotonda il risultato sul 3-1 finale.

 

ALTRO CHE PARRICIDIO… – Sul rettangolo verde i ragazzi di Casablanca hanno esaudito il sogno inconfessato di ogni sportivo: vincere contro il mito, superare la leggenda, mettere al tempo l’istituzione per conquistarsi un posto nella storia. Quando hanno iniziato a tirare calci ad un pallone, Ronaldinho era l’idolo della Barcellona blaugrana. Il campione per antonomasia che oggi sta spendendo in patria gli ultimi scampoli di una carriera onorata. Loro sono considerati poco più che dei dilettanti, considerando il livello del calcio alle falde del Maghreb. Eppure hanno vinto il mostro carioca e il loro istinto ha concesso al Gaucho l’onore delle armi. Ronaldinho è stato letteralmente spogliato, manco fosse Brad Pitt a un raduno di zitelle. Lo ha detto, Ronnie: “Non la dimenticherò mai questa partita”. Alla fine, ha vinto anche lui…

 

SCUSAMI LO SFOTTO’ – L’atmosfera in casa Atletico è tesissima. Tanto che l’allenatore Stival – forse ancora sotto choc – si è letteralmente prodigato in scuse ai tifosi. Un tonfo così non è facilmente digeribile. Se poi quei maledetti del Cruzeiro dopo aver festeggiato il Brasileirao se ne vanno a zonzo per strada con le magliette del Raja (ma dove le avranno trovate, in Brasile, quelle casacche???) l’onta è insostenibile. Ma il dio del calcio è così, capriccioso e volubile, la sua legge se ne frega di palmares, rose, e di diritti tv. Sic transit gloria mundi, Atletico Mineiro. E che bel tiro mancino a zio Sepp, la finale della ‘sua’ manifestazione non farà di certo svenare i calciofili di mezzo mondo, con tanti saluti alle speranze di televisioni, pubblicità, pacchetti e via discorrendo.  Blatter potrà addomesticare le urne mundial ma nulla può contro la potenza divina della Nemesi pallonara…

 

Godetevi i gol e la sfrenata esultanza di cronista e pubblico di fede maghrebina: 

 

Di Giovanni Vasso

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