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Calcio. Addio al campione brasiliano Nilton Santos terzino geniale nemico dei mercenari

Pubblicato il 28 novembre 2013 da Giovanni Vasso
Categorie : Sport/identità/passioni

NILTONIl Brasile saluta la sua ultima bandiera: addio a Nilton Santos, se n’è andata l’Enciclopedia del Calcio.

Fu il miglior terzino sinistro della storia (Fifa dixit), insieme a Djalma Santos (scomparso a luglio) rivoluzionò il ruolo trasformando il difensore di fascia da rude controllore delle ali avversarie a inesauribile stantuffo pronto ad impostare in ogni momento la ripartenza e l’attacco.

SENZA MACCHIA – Nilton Santos è morto a Rio de Janeiro, dove era nato e dove aveva vissuto accompagnando per mano il Brasile e il ‘suo’ Botafogo nell’Olimpo del calcio internazionale. Soprattutto con la maglia carioca ha scritto la leggenda del football: perno irrinunciabile nella Selecao di Didì, Vavà e Pelé che conquistò due mondiali di fila, Svezia ’58 e Cile ’62. L’esclusione a sorpresa dalla kermesse iridata del ’50 – proprio in Brasile – ne alimenta ancora oggi la leggenda. Fuori dalla formazione che avrebbe dovuto conquistare senza colpo ferire i mondiali di casa, Nilton Santos non è rimasto nemmeno sfiorato dalla ‘vergogna nazionale’ della finalissima del Maracanà, quando l’Uruguay di Ghiggia schiantò in rimonta i verdeoro.

‘A ENCICLOPEDIA – Nilton Santos è stato un genio del calcio: attaccava e difendeva, impostava e correva. Passato alla storia come il ‘primo’ terzino votato alla fase offensiva, si vantava di essere l’unico difensore brasiliano in grado di far impazzire il mitico Garrincha. Il dribbling secco di Mané non lo incantava e nemmeno quando vestirono la stessa casacca, quella del mitico Fogao, e nemmeno in allenamento, la terribile ala riuscì a fare un gol alla difesa presidiata da Nilton. Un giocatore completo: certo gli attaccanti – specie in Brasile – fanno più rumore dei difensori. Ma quella leggendaria Selecao, senza di lui, chissà se…

CpR6T_e5a922b5fda96c743c7928160100c2eaNEMICO DEI MERCENARI – Una bandiera vera, vecchio stampo. Tutta una carriera, dalle giovanili al ritiro a 39 anni nel ’65, con una sola maglia addosso: quella del Botafogo, con cui vinse quattro campionati, tre ‘tornei de inicio do Rio de Janeiro’ e due tornei ‘Rio San Paolo”. Lui la stella del Fogao ce l’aveva tatuata nel cuore. La sua vita sportiva parla per lui: si batteva per ideali più alti di quelli contrabbandati per tali dal calcio moderno tutto sponsor e diritti tv. Nella sua autobiografia sportiva lo scrive chiaro e tondo: non può sopportare i mercenari. “Quelli che cambiano squadra ogni anno e baciano la maglia quando segnano. Ogni anno una maglia diversa”.

LA SELECAO DEI CIELI – Con Nilton Santos se n’è andato un altro pezzo di calcio, quello vero fatto da uomini innamorati dello sport e dei suoi più autentici valori. Ritroverà, in Cielo, Djalma Santos che è scomparso a luglio. Ma pure il portierone Gilmar, che ha lasciato questa terra ad agosto scorso. E potrà riabbracciare anche l’amico Garrincha, predestinato alla gloria ucciso dall’oblio, giusto trent’anni fa.  E potrà giocare ancora con Didì e Vavà.

E’ questo il segno che i tempi sono cambiati e che si è chiuso un libro. Addio, Enciclopedia, nemico dei mercenari!

 @barbadilloit

Di Giovanni Vasso

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