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Calcio&identità. L’ottusa burocrazia Uefa bacchetta i nazionalisti del Celtic Glasgow

Pubblicato il 28 novembre 2013 da Archie Gemmill
Categorie : Esteri Pallone mon amour

celticLe bacchettate della Uefa ai tifosi del Celtic non si sono fatte attendere: “Sbagliato mostrare simboli politici negli stadi” hanno detto quelli del governo europeo del calcio, mostrandosi schiavi più che delle regole del politicamente corretto. Noiosi: se la sono presa con la Green Brigade colpevole d’aver esposto poco prima del fischio d’inizio di Celtic-Milan due stendardi raffiguranti William Wallace e Bobby Sands, patrioti del celtismo, indomiti rivoluzionari. Il primo, celebre guerriero scozzese, messo al fianco del giovane volontario irlandese: entrambi amanti della libertà e nemici dell’imperialismo inglese. Hanno esposto i loro volti durante un match di Champions League, quando tutto il mondo era lì a guardare in attesa di una coreografia memorabile. Così è stato: indimenticabile.

“Il terrorista o il sognatore, il selvaggio o il coraggioso, dipende che voto stai cercando di conquistare o che volto stai cercando di salvare”: recitava così lo striscione che accompagnava il volto dei due rivoluzionari celtici e alla Uefa non è piaciuto proprio. Il potere degli inglesi arriva anche nelle stanze segrete del calcio e ad esprimere il proprio legame con la propria cultura si rischia un’azione disciplinare in perfetto stile bavaglio. È il metodo-Uefa (quello che vuole vietare ai tifosi di tutto il mondo esporre striscioni e bandiere) e non c’è da stupirsene, ma il pensiero rivoluzionario e nazionalista non si fermerà certo davanti ad un richiamo all’ordine arrivato in tutta fretta da Nyon (su consiglio dei fedeli e potenti soci inglesi). Anche la dirigenza del Celtic non l’ha presa bene perché teme che le sanzioni dell’organismo europeo possano colpire direttamente il club. Dovevano dissociarsi e l’han fatto: “Siamo un club, non un partito politico” ha detto Peter Lawwell, amministratore delegato, che in cuor suo sa di non dire tutta, tutta, la verità.

 

Video al momento non disponibile.

Sono in tanti, infatti, quelli disposti a scommettere che la Green Brigade non si lascerà influenzare dal severo rimprovero della Uefa. Quei volti e quelle parole hanno un significato profondo che non può svanire nel giro di un comunicato stampa “governativo”. Ribelli sono i loro idoli e da ribelli si comporteranno i tifosi del Celtic Glasgow che aspettano solo il prossimo momento buono per poter dire, ancora una volta, che la Scozia e l’Irlanda sono nazioni sorelle e che chi lotta per la libertà non muore mai. Ed per questo (per la libertà) che hanno salutato l’ingresso delle squadre in campo così martedì: quel pomeriggio, in Scozia, è stato presentato il White Paper del governo locale che ha mostrato nel dettaglio il progetto per una Caledonia indipendente dall’Inghilterra. È il punto di partenza per la campagna referendaria che si concluderà il 18 settembre 2014 quando si voterà, appunto, per l’indipendenza scozzese. Era il sogno di Wallace e Sands ne sarebbe contento: per questo martedì sera erano uno affianco all’altro. Terroristi o sognatori? Dipende da quello che si vuole, ma al Celtic Park la risposta è scontata: i sogni corrono con una maglia cerchiata di bianco e verde.

Twitter: barbadilloit

Di Archie Gemmill

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