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Il raccattapalle. Rafa Nadal, quando la vittoria appartiene al più tenace

Pubblicato il 5 novembre 2013 da Michele Fronterrè
Categorie : Il raccattapalle Sport/identità/passioni

rafa nadalMajorchino, classe 86, è uno dei tre più forti giocatori del circuito attualmente in circolazione e sarà ricordato come uno dei più forti tennisti di sempre.

Ha preso la prima racchetta in mano a 3 anni e, fino ad adolescente, ha conciliato il tennis con il gioco del calcio. Il suo allenatore è, da sempre, lo zio, giocatore di tennis anche lui.

NadalSu Nadal è stato scritto tutto, ma c’è un dettaglio che, forse, più di tanti aneddoti e più di tante statistiche spiega meglio la forza e l’originalità di questo straordinario atleta. Da piccolo giocava sia il diritto che il rovescio a due mani. Quando lo zio gli fece notare che nessun grande giocatore aveva mai giocato il diritto a due mani, Rafa, che normalmente è un destro, scelse di tirare il diritto mancino. Ecco, già diverso, levogiro, imprevedibile. Spagnolo, dalla forte identità tennistica, predilige la terra rossa, ma con la sua capacità di interpretare un gioco da fondo campo d’impareggiabile pressione, riesce a essere efficace anche sull’erba e sulle superfici più veloci. Ha vinto due volte Wimbledon con il rammarico di chi ama un certo tipo di tennis. Quello fatto, anche, di qualche ricamo.

Nadal, che è tra i pochissimi tennisti al mondo, nella storia di questo sport, ad aver vinto tutti i tornei dello Slam, ha vinto 8 volte il Roland Garros. Non è un caso. Per Nadal vale più di tutti, infatti, la frase, stampigliata all’interno del Museo dell’impianto parigino, e pronunciata proprio dall’aviatore Roland Garros cui lo Slam di Francia è intitolato: “La vittoria appartiene al più tenace”.

Quando vi sembra di aver già fatto il punto con Nadal attenti ecco cosa può succedere:

*Il Raccattapalle, rubrica semiseria e semi tecnica sul gioco del Tennis

Il raccattapalle parla di tennis senza prendersi troppo sul serio. Un album del tennis fatto d’istantanee che aiutano a riflettere sul presente con l’ambizione di prendere la rete prima che sia troppo tardi e finire, nella terra di nessuno, buggerati dal passante del pressapochismo e dalla monotonia dei tanti e troppi pallettari che non hanno più immaginazione.

Il tennis è una metafora attraverso cui raccontare, nella brevità dell’informazione di opinione che gioca su campi sempre più veloci, quelli del web, le tante derive del mondo moderno, specie quello Occidentale, che non riesce più a strappare il servizio all’avversario, che ha sempre più problemi nello sviluppare un gioco creativo e spettacolare e che, a fatica, come i veterani avviati sul viale del tramonto, cerca di allungare le partite con un gioco monotono, come un noioso pallettaro, attaccandosi all’occhio di falco che spia tutte le partite.

Il raccattapalle non è in ginocchio ma sempre pronto a scattare.

@MiFronterre

@Barbadilloit

Di Michele Fronterrè

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