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L’intervista (di A. Di Mauro). Rampelli: “Superare ultraliberalismo globale”

Pubblicato il 26 Marzo 2020 da Alessio Di Mauro*
Categorie : Le interviste Politica

Proprio nel momento in cui il “mainstream” tende a spegnere i riflettori sui protagonisti dell’isterico teatrino politico per dare voce esclusivamente ai virologi e agli esperti, noi di “Candido” crediamo sia giusto mettere questo nostro spazio di confronto culturale al servizio della buona politica. Quella capace di affrancarsi dalle scaramucce tra maggioranza e opposizione – solitamente tese al recupero di qualche punto in percentuale nei sondaggi – per concentrarsi piuttosto sul fenomeno generale che fa da sfondo ad una delle stagioni più tragiche vissute dal nostro Paese dal Secondo Dopoguerra in poi.
Lo facciamo con il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli – esponente di spicco di Fratelli d’Italia – che nel pieno dell’emergenza in Lombardia ha avuto il merito di pubblicare un post sui social dal titolo chiaro e fortissimo: “Globalizzazione fottiti”.

Pensa anche lei, onorevole Rampelli, che questa sciagura non sia affatto un semplice incidente, ma uno degli aspetti strutturali di questo mondo globalizzato?

Assolutamente sì. E mi fa piacere che questa nostra convinzione sia ormai supportata da ciò che dicono scienziati e virologi autorevoli. Del resto, se circolano in maniera libera su tutto il pianeta uomini e merci, è impensabile che non vi sia altrettanta massiccia circolazione di virus e batteri, anche sconosciuti. è del tutto evidente che d’ora in avanti, ammesso e non concesso che il modello globalizzato sia il nostro destino, il dato sanitario dovrà essere il baricentro intorno al quale costruire la società, per garantire la tutela della vita dei cittadini, delle famiglie e dei lavoratori.

Il mese scorso lo psichiatra Claudio Risé ci ha ricordato che se l’uomo viene sradicato dallo spirito della comunione con la sua terra è destinato a perdere forze e ad ammalarsi. L’individuo, in sostanza, è per sua natura locale e non globale. Occorre recuperare al più presto lo junghiano “genius loci” e quel senso del “confine” negato dai dogmi del globalismo, ma indispensabile per lo sviluppo della personalità umana?

La Destra politica italiana considera da sempre non negoziabili due elementi precisi: il primo è il differenzialismo, cioè proprio il rispetto di quel “genius loci” cui voi fate riferimento e che si concretizza nella promozione delle differenze tra le culture, le tradizioni e i popoli di tutto il pianeta. Esattamente la direzione opposta a quella verso la quale marcia trionfalmente la globalizzazione, con la tristissima prospettiva di avere – tra qualche secolo – metropoli perfettamente uguali, così come uguali rischieranno di diventare le sensibilità, le opere letterarie, artistiche, musicali, architettoniche.
Per ragioni di mercato e di consumo dovremmo dunque rassegnarci a un mondo caratterizzato dagli stessi prodotti e dai medesimi desideri. Il secondo pilastro sul quale poggia il patrimonio culturale della Destra italiana è una sorta di postulato del primo e riguarda il concetto di identità. Si possono senz’altro mettere a sistema le tecnologie, perché sarebbe assurdo rifiutare il progresso della scienza. Ma lo sviluppo della tecnica non deve mettere mai in discussione il valore dell’identità dei popoli – e di conseguenza degli individui – che devono conservare sempre la propria centralità.

Sappiamo che l’utopia del cosmopolitismo poggia le proprie basi proprio sul trinomio “finanza-tecnologia-ipercomunicazione”, da lei evocato. Che strumenti ha la politica per recuperare il proprio ruolo di preminenza sul comparto tecnico-finanziario che in questa fase storica si sta sempre più autonomizzando?

Il passo fondamentale è sicuramente quello di riconnettere la politica a una visione del mondo – con parametri culturali chiari e precisi – ed affrancarla così da quell’opportunistica “ricerca delle occasioni” che purtroppo oggi, troppo spesso, la caratterizza. Noi di Fratelli d’Italia raccogliamo l’eredità di una politica da sempre attenta a una concezione spirituale del mondo e della vita che vuole mettersi al servizio dell’uomo e non rassegnarsi a rincorrere i modelli dell’economia finanziaria e del consumismo. Si tratta di una lunga battaglia di prospettiva, molto faticosa, che noi intendiamo assolutamente intestarci pur nella consapevolezza delle enormi difficoltà. Il primo aspetto che andrebbe modificato, infatti, è proprio il rapporto con la materia e con quel dio danaro che orienta ormai massimamente le scelte di tutto il mondo. Comprese quelle di un Paese come la Cina che, nonostante sia governata da una dittatura comunista, ha aderito al libero mercato generando un corto circuito mostruoso. Perché è ovvio che se tu fondi la tua produzione sui campi di lavoro forzati eppoi esporti quei prodotti – realizzati praticamente a costo zero da delinquenti comuni e dissidenti politici – in un mondo dove vige una civile legislazione del lavoro, stai facendo un’enorme concorrenza sleale. Sembrerà assurdo, ma in ossequio alle logiche del liberismo globalizzato ci ritroviamo a dover far fronte anche a una tale iperbole.

Questo tragico evento del coronavirus può rappresentare un’occasione per mettere in discussione questo sistema che, nel mezzo dell’emergenza, ha mostrato ancora una volta tutte le proprie criticità?

Mi auguro di sì, anche se non sarei così ottimista. Sicuramente la crisi sanitaria, così come quella economica che ne consegue, hanno fornito un’altra dimostrazione plastica dell’assoluta necessità di riprendere il controllo diretto – a livello nazionale – dei cosiddetti asset strategici. Priorità che noi sosteniamo da sempre.
Il fatto che nel nostro Paese, nel pieno di un’emergenza sanitaria, non esistano mascherine perché devono essere prodotte a quattro soldi (nel nome delle logiche perverse già citate) al di fuori dei confini nazionali e persino continentali, è assolutamente inaccettabile. Noi dobbiamo essere autosufficienti e tutte le produzioni strategiche devono restare a casa nostra. Non è ammissibile delegare la realizzazione dei respiratori artificiali, o di altri presidi medici salvavita, alla Germania piuttosto che agli Stati Uniti. Soprattutto alla luce della reazione algida che questi Paesi – ma più in generale l’Europa e tutto il blocco Occidentale – hanno mostrato nei confronti dei bisogni e delle esigenze dell’Italia. L’emergenza sanitaria, insomma, ha riconfermato l’urgenza di autonomizzarci. Si tratta dell’unico aspetto positivo di una catastrofe senza precedenti.

Per la prima volta dopo Fiuggi c’è chi da Destra, finalmente, torna a scagliarsi con estrema chiarezza contro le logiche neo-liberiste del globalismo.
Non c’è il rischio di andare a uno scontro frontale con alcune sensibilità presenti nell’orizzonte più vasto del Centrodestra? Pensiamo, per essere più chiari, ad alcuni ambienti vicini a Forza Italia…

Si dice sempre che viviamo in un’era post-ideologica. Trovo curioso, dunque, che dopo il superamento del fascismo e del comunismo, l’unica ideologia che non possa essere messa in discussione sia proprio questo ultra-liberismo che, al contrario, è diventato una sorta di dogma all’ombra del quale accadono le peggiori nefandezze: penso allo sfruttamento del continente africano e dell’ambiente. Penso alla riduzione degli individui a massa subumana di consumatori e a tutto il resto che ci siamo già detti. Il tema, dunque, è superare tutte le ideologie prendendo da ognuna di esse ciò che di meglio e di buono hanno da offrire. Del resto, lo stesso libero mercato ha molti aspetti positivi da conservare e valorizzare. Purché, però, tale modello non subisca l’interpretazione distorta adottata in Europa e in particolare nel nostro Paese, dove – nel nome di un iper-liberismo degenerato – sono state sistematicamente svendute tutte le grandi aziende di Stato.
Il libero mercato non implica simili ricette demenziali. Non va inteso come assenza di regole e inibizione di qualsiasi intervento statuale nel terreno dell’economia. Non può, in sostanza, giustificare operazioni come quella di autostrade – tanto per fare un esempio preciso – in cui i costi delle opere di costruzione dell’intera rete gravano sullo Stato (cioè sulla collettività), mentre i ricavi finiscono tutti nelle casse di soggetti privati, in forza delle concessioni di gestione.
Ebbene, io sono convinto che su questi principi di buon senso non sia difficile costruire un dialogo e riconoscere persino una corrispondenza di vedute con gli alleati forzisti, tra i quali – va detto – molti possiedono una spiccata e riconosciuta sensibilità al valore della solidarietà, tutt’altro che estraneo alla cultura di un liberalismo illuminato e sostenibile.

*Da Candido di aprile 2020

Di Alessio Di Mauro*

20 Responses to L’intervista (di A. Di Mauro). Rampelli: “Superare ultraliberalismo globale”

  1. Fabio,
    è dal 1992 che lavorate per l’Ultraliberismo globale …
    Vi siete alleati dal 1992 con tutti coloro che hanno sostenuto l’avvento e lo sviluppo dell”ultraliberismo mondiale …
    Il Vostro modello di riferimento dai tempi della Colle Oppio, è la Compagnia delle Opere di Don Giussani che è una variabile ” riformatrice” dell’Ultraliberismo mondiale;
    Quello che avete votato in parlamento dai tempi di AN prima, PDL poi, ecc. ecc è un supporto diretto ed indiretto alle politiche genocide dell’Ultraliberismo mondiale…
    Il Vostro modello di mutazione antropologica del ” Militante di base ” è un cedimento assoluto al modello grigio, apolide, neutro, debole dell’Ultraliberismo mondiale …
    Scusami se parlo così perchè ci conosciamo da 30 anni … Di cosa stiamo parlando … ?

  2. Caro Fabio,
    ma perchè tra le righe delle tue risposte continuo a sentire un odore insopportabile ” di veltronismo di destra ” ?!
    Che cosa è il liberalismo illuminato e sostenibile ?!
    Quando lo stesso sistema liberale illuminato e sostenibiole che sta uccidendo Impresa, Famiglia, Lavoro, corpi intermedi, persone, specificità, radicamento, identità,ed il Sacro … ?
    Il Genius Loci è un concetto legato al Sacro e a tutte le latitudini è schiacciato dai processi ” dell’indifferenziato ” che è alla base del tuo dio universalista secolarizzato dentro ( dentro e morto o in perenne decomposizione) al sistema occidentale …

    Caro Fabio, siamo all’ABC dell ‘abecedario filosofico; una volta leggevate il nominalismo di De Benoist e recitavate a memoria ” Militia ” di Leon Degrelle …
    Oggi siete la brutta copia culturale di Comunione e Liberazione perchè manco piu’ siamo ai tempi del settimale IL SABATO dove perlomeno Augusto del Noce insegnava a guardare e vedere il Marxismo incarnato nella decadenza occidentale …

  3. Fabio è un nome che in politichese è facile confondersi, infatti di primacchitto viene in mente il Granata di Caltanissetta.Quello sì integerrimo,mai convesso o concavo, soggetto solamente alle folate di vento stagionali.Nei due Fabi la differenza la fa solamente la peculiarità culturale che può esserci tra la mia prediletta Ornella Mariani ed il tuttologo Parenzo che di nome fa Davide..

  4. Fernando , beato chi Ti capisce …
    Ma posso confermarti che i due Fabi li conosco da decenni molto bene; e si conoscono fin troppo bene anche tra loro perchè con un certo Fini, tanto per citare uno, ci sono molti/troppi Fabi ad aver ” puttaneggiato ” ….

  5. … E per essere ancora più schietti : i due Fabi vengono dall’ala piu’ dura, non-conformista ed antagonista delle corrente rautiana storica ( Rautiani de fero’ ), neo-destri tarchiani per formazione e de-formazione … e sono tra coloro che nel 1995 hanno sponsorizzato alla grande lo scempio di Fiuggi sotto l’egida destro-nazionale/P2 che non aveva attecchito nel 1976 …
    Se ti servono altre chicche non hai che da chiedere ….

  6. Non esiste un ultraliberismo o un miniliberismo, esiste il Liberismo e basta, che consiste nel “meno Stato più Mercato”, ovvero subordinazione della politica al potere del denaro e del profitto. Fratelli d’Italia é liberista al pari degli altri partiti, per cui chi spera in una sua conversione della sua visione in campo economico verso il keynesismo, si illude e perde tempo. Di sicuro, e su questo Rampelli ha ragione, l’emergenza Covid-19 sta palesando in maniera inequivocabile quanto la Globalizzazione sia una truffa. Lo é soprattutto perché c’é chi come la Cina la sta sfruttando a suo piacimento, e da questa crisi ne uuscirà più forte di prima.

  7. Contro la ‘globalizzazione’ (per modo di dire, sfruttando il libero mercato degli altri ed il capitalismo dirigista proprio), terminologia e definizione peraltro viscida, può oggi esistere solo una dittatura tardocomunista, quale per appunto la Cina Popolare d’oggi, vale a dire un presidente vitalizio-dittatore espresso dal partito unico comunista ed un’Assemblea, anch’essa espressione del potere unico comunista, dominata dagli alti gradi militari e dai grandi capitalisti locali. Per me il massimo del dispotismo oligarchico immobilista e continuista, passato dalle’Guardie Rosse’ e dalla ‘Rivoluzione Permanente’ maoista alla tecnocrazia totalitaria d’oggi; il cui solo pensiero mi fa rabbrividire, mi fa sentire, ogni giorno di più, nonostante grandi difetti e colpe storiche, vicino al modello rappresentato e ‘guidato’ dagli USA. Siccome queste cose ce le siamo già dette molte volte, mi chiedo che senso abbia la mia voce, mi pare l’unica qui dissonante: cioè ch’essa continui ad affacciarsi e stridere nel coro monocorde del vostro ‘neobolscevismo’ dominante, più o meno travestito da aspirazione, tensione verso un autoritarismo putin-nietzschiano, se non nordcoreano. Verso non ben precisate ‘tradizione’ (dio, patria, famiglia!) ed uno ‘Stato sociale del Lavoro’ aut similia, mai realizzato da nessuna esperienza storica.

  8. Chiedo scusa (rimando con correzioni).
    Contro la ‘globalizzazione’ (per modo di dire, sfruttando il libero mercato degli altri ed il capitalismo dirigista proprio) – terminologia e definizione peraltro viscida – può esistere solo una dittatura tardocomunista, quale per appunto la Cina Popolare d’oggi, vale a dire un presidente vitalizio espresso dal partito unico comunista ed un’Assemblea, anch’essa espressione del potere unico comunista, dominata dagli alti gradi militari e dai grandi capitalisti locali. Per me il massimo del dispotismo oligarchico immobilista e continuista, passato dalle’Guardie Rosse’ e dalla ‘Rivoluzione Permanente’ maoista alla tecnocrazia totalitaria d’oggi; il cui solo pensiero mi fa rabbrividire, mi fa sentire, ogni giorno di più, nonostante grandi difetti e colpe storiche, vicino al modello rappresentato e ‘guidato’ dagli USA. Siccome queste cose ce le siamo già dette molte volte, mi chiedo che senso abbia la mia voce, mi pare l’unica qui dissonante: cioè ch’essa continui ad affacciarsi e stridere nel coro monocorde del vostro ‘neobolscevismo’, più o meno travestito da aspirazione, tensione verso un autoritarismo putin-nietzschiano, se non nordcoreano… Verso non ben precisate ‘tradizioni’ (dio, patria, famiglia!) ed uno ‘Stato sociale del Lavoro’ autarchico aut similia, teorizzato, ma mai realizzato da nessuna esperienza storica.

  9. Catilina,scusami per la mia semplicità espressiva,capisco che sia difficile per te che usi andar per metafore quasi antiche.Riguardo Rampelli così come per La Russa credo e ripeto, vicino a Giorgia tolgono,danno un’immagine pregiudiziale che i media sanno benissimo come usare.Dovrebbero mettere la loro esperienza lavorando sottotraccia.Purtroppo non vedo figure alternative e tutto sulle spalle della Meloni e lungo andare e sempre sotto le luci vergognosamente di parte non potrà raccogliere quanto meriterebbe.Riguardo i puri e duri..CPI e FN tuoi affini,sono volontariamente in letargo?? E se lo sono in questo particolarissimo marasma politico,quando si risveglieranno?? Riguardo Fiuggi è meglio dimenticare se si può..Altrimenti non si salva nessuno.. Eccetto Giorgia.

  10. X Fernando – cerco di eprimermi in modo ancora piu’ semplice.
    Giorgia Meloni è ” un prodotto personale di Fabio Rampelli – e della sezione Fdg Colle Oppio di Roma ( chiamati bonariamente .. I Gabbiani dal resto delle frange giovanili romane dell’allora FdG); la Colle Oppio ha sponsorizzato un processo di revisione/destrutturazione militante iniziato intorno intorno agli anni 1985-1996 che ha portato a quel modello molto da ” Setta-Gruppo chiuso” (strutturato piu’ su interessi economici e familiari che su una prospettiva politica ) ad essere il vincente nella selezione funesta delle classi dirigenti fiddiggine , modello che ha come punto di riferimento La Compagnia delle Opere di Don Giussani ed il movimento ciellino. La Meloni è il prodotto ( molto comunicativo , intrigante e romano-centrico .. ) di questa mutazione antropologica ed ideologica partorita in una delle sezioni piu’ attive e creative del MSI/FDG. Meloni arriva alla politica dalla sezione Garbatella nel 1993 in piena de-strutturazione ideologica e militante del gruppo cosi’ come l’attuale governatore delle Regione Abruzzo e metà della classe dirigente di FdI. Ne conosco a centinaia nati da quell’esperienza e sono persone che hanno concepito la conquista degli assetti politici come carriera politica personale e a servizio della comunità chiusa colleoppina strutturata piu’ sulle iniziative economiche che su altro.

    Tolgo La Russa perchè fa parte della generazioni piu’ longeve delle cosidette ” volpi quarantenni ” ed è forse lui è la Volpe piu’ longeva …

    Il modello politico FdI è il frutto di una inverersione/intuizione ad U concepita ” collettivamente ” dal gruppo colleoppino nel 2013 in mezzo al casino post-berlusconiano dopo aver fondato il Centrodestra-Nazionale che aveva come simbolo un cordoncino tricolore e doveva sedere al Centro dello schieramento politico con Lupi, Quagliarella, Formigoni, Fitto ecc. ecc. i professori di CL per capirci . Ma fu La Meloni vista il saccheggio dei voti che la Lega di Salvini cominciava a sviluppare ” a destra” che intui che serviva tale inversione neo-populista , sovranista, identitaria sempre in chiave catto-conservatrice …. Sono per l’appunto i Veltroniani dell’allora MSI , nati ibridi dalle derive incompiute del progetto rautiano della conquista della societa civile e innaffiati dalle analisi culturali della nuova destra tarchiana ; il perfetto risultato della cosidetta ” Rivoluzione Impossibile ” che sfocia in una delle variabile riformiste e pseudo-sociali del liberl-cattolicesimo italico , una sintesi debole, inutile, priva di vere TENTAZIONI ( cosa che RISORGIMENTO RADICALE, FASCISMO E NEOFASCIMO IN ITALIA HANNO AVUTO ) …

    In quanto a FN e CPI metà dell’armamentario demagogico e comunicativo della Lega e di FdI proviene dal laoro di strada svolto da loro per anni ed anni all’interno della cosidetta deriva populista ( compro Italiano, sovranismo, lotta alla UE, lotta all’immigrazione, recupero dell’identità del radicamento delle lotte sociali .. ) ma FN e CPI pagano lo scotto di non aver mai rinnegato politicamente e culturalmente I FASCISMI per cui sono ” esiliati ” dai contesti della politica istituzionale e messi “Nel Cattiverio ad libitum ” anche perchè sul territorio, nei quartieri , nelle scuole nelle Università e nei posti di lavoro, hanno ancora la forza e l’ardire di contendere ancora oggi l’egemonia politica e culturale alla sinistre radicalie ed ai Centri Sociali e questo ” per il sistema non è mai tollerabile”

    … E’ chiaro che CPI e FN sono calati in schemi già ampiamente colladauti e pre-costruiti ed utilizzati dal Sistema contro il Neofascismo italiota, e non hanno la forza e la determinazione per selezionare classi dirigenti credibili ….

    Tuttavia non hanna mai rinnegato NUlla e soprattutto non usano astruserie e banalità come ” … liberalismo illuminato e sostenibile ” di cui Fdi fa da sponsor .

    Nel giorno del giudizio, oltre all’Inglese non serviranno piu’ nemmeno Veltroni e Don Giussani …

  11. Catilina concordo con tutto quanto detto, un unica cosa non mi sento di sottoscrivere, ovvero che CPI non abbia rinnegato nulla… Su FN è vero ed infatti loro non hanno mai veramente partecipato alla deriva post-ideologica “sovranara”, ma su CPI invece non sono daccordo con te, non solo hanno tentato di porsi come forza post-ideologica e di “avanguardia” all’interno della galassia nazional-populista il che non è per forza cosa negativa, non solo hanno cercato a fasi alterne di accattivarsi una certa visibilità mediatica che in realtà poi si è visto ha fatto più danni che altro, ma comunque dopo il fallimento elettorale ed il ritiro delle liste continuano a lavorare come fossero una specie di coscienza critica del “salvinismo” continuando a cercare quell’equilibrio fra stereotipi nazional-sovranari e “tentazioni sinistre” malriuscite, ti ricordo un certo Marco Mori che adesso sta con Vox di Fusaro e che faceva i comizi come candidato principe di CPI dicendo che la costituzione (antifascista) del 48 è la sacra bibbia… In proposito il buon Adinolfi, con tutto l’affetto e la benevolenza di un “padre putativo” gli diede una bella strigliata ai suoi discepoli casapoundini: http://www.noreporter.org/index.php/lettere/25500-lettera-aperta-ai-ragazzi-di-cpi Con questo non voglio dire che il loro lavoro non sia stato importante ed anzi lo è tutt’ora, ma quando leggo il Primato oggi non è molto differente dal leggere qualsiasi altra testata nazional-populista, così come una volta ritiratisi(secondo me giustamente) dalla competizione elettorale bisogna fare delle scelte e non basta essere la spalla “movimentista” del sovranismo occidentalista… Ho svariati amici che hanno militato o militano in CPI, abito anche affianco ad una loro sezione(poco attiva in verità) composta soprattutto da ragazzetti, ma non ho mai visto oltre al buon lavoro metapolitico(concerti anche e roba varia) un vero salto di qualità soprattutto nella selezione di classi dirigenti e nell’apparato dottrinario e nella strategia politica, ormai gli anni passano e certi schemi sono per giunta superati sempre più velocemente, pure la lotta politica come la si concepiva fino a qualche anno fa è cambiata, quindi penso che se almeno FN sia rimasta fondamentalmente coerente senza ne avanzare ne retrocedere(cosa che per me non è eccezionale ma almeno li distingue), CPI ora abbia necessità di fare una scelta d’indentità, o ritornare ad essere una forza incarnante diciamo la “sinistra nazionale” del post-fascismo, o rimanere attaccata al carrozzone “sovranaro”, oppure cercare di superare tutto questo, purtroppo ritengo che quest’ultima ipotesi sia la più difficile per via di tutta la stratificazione narrativa che ormai si è cementata nell’opinione pubblica etc per cui ci sarebbe bisogno di una vera rivoluzione prima di tutto interna e poi volta all’esterno, se pensi che molti che hanno votato CPI poi voteranno VOX o addirittura Rizzo è evidente che qualcosa non torna se poi il partito seppur in maniera indiretta invita comunque a sostenere altre derive politiche…

  12. Ricordo bei tempi in cui Fulvio con gli zetazeroalfa cantava :

    Zetazeroalfa
    contro il libero mercato
    Zetazeroalfa:
    il pensare ti è negato
    Zetazeroalfa
    contro idioti e delatori
    Zetazeroalfa
    con la gioia dentro ai cuori
    Zetazeroalfa:
    nuovo punto di contatto
    Zetazeroalfa:
    energia a forte impatto

    Zetazeroalfa
    dentro a l’occhio del ciclone
    Zetazeroalfa:
    cerca l’ora dell’azione
    Zetazeroalfa
    contro l’arroganza in blu
    Zetazeroalfa
    contro ciò che voti tu
    Zetazeroalfa:
    nuovi stati di coscienza
    Zetazeroalfa
    contro i mostri della scienza!

    Zetazeroalfa:
    stati di allerta duraturi
    Zetazeroalfa:
    riascoltate i vostri cuori
    Zetazeroalfa
    contro chi decide il bene
    Zetazeroalfa:
    pompa il sangue nelle vene
    Zetazeroalfa
    contro chi dipinge il male
    Zetazeroalfa
    contro il mondo dell’uguale
    Zetazeroalfa:
    non esiste mai una fine
    Zetazeroalfa:
    tra vero e falso c’è un confine
    Zetazeroalfa:
    non sappiamo stare al gioco!

    La verità può farti male,
    siamo in quarta guerra mondiale! ” Personalmente , nonostante l’ingenuità, gli errori etc preferivo la Cp di Fulvio a questa piu presentabile ma meno incisiva di Di Stefano…

  13. X Stefano
    oggi è estremamente difficile confrontarsi con il “posizionamento politico”, la scelta del linguaggio e gli immaginari di riferimento, quando sei coperto e fagocitato ” da destra ” dalla Lega e da Fdi a cui hai ceduto per sovraesposizione mediatica tutto il repertorio demagogico nella comunicazione .
    CPI ha pagato questo appiattimento rispetto alle derive nazional-populiste “sovranare istituzionalizzate” con l’errore madornale di voler partecipare alla competizioni elettorali, ma mantenendo a mio avviso “uno stile” ed un progetto comunitario militante di resistenza a tutt’oggi assolutamente credibile e di rispetto ….

    Credimi per me che sono abituato a girare per gli ” ambienti ” per motivi metapolitici posso dirti che in alcune aeree CPI ha capitalizzato l’esperienza di FN e di altre formazioni radicali , cercando di riappropiarsi del territorio e cercando visibilità anche in modo spregiudicato, ma pagando caramente anche la sovraesposizione soprattutto in campagna elettorale per far fronte militare alle zecche guardie del sistema …
    Per loro il confronto militare sul territorio è ancora un Valore ….

    Se la domanda è CPI è il tuo modello ? La risposta e no ma così come non lo è FN , LEALTA ed AZIONE ed altre organizzazione di rilevanza nazionale.

    MA per chi viene come me dai profondi e meravigliosi anni 70′, sia in termini di modello militante antropologico sia in termini di formazione metapolitica, è difficile se non impossibile alcun collocamento se non per laboratori come Eurasia , Arianna Editrice , ecc. ecc.

    Sono decenni che noi ” figli di nessuno degli anni 70′ ” siamo andati ben oltre il Neofascismo, figuriamoci se non siamo oltre le derive nazional-populiste che non sono nè troskiste nè tantomeno leniniste nella teoria e nella prassi …

    D’altra parte il limite della politica è sempre questo: è per me che ho in Lucio Sergio Catilina il riferimento di ogni VERA SINISTRA TENTAZIONE ( non certo in Cicerone e nella Condordia Hominum ) la trasgressione dal CONFORME non ha limite.

    Ma non si preoccupino “i destri auto-conservatori ” : ho già scelto di andare all’inferno e ho scelto come girone di dannazione ” I SEMINATORI DI DISCORDIE ” …

    Questo non significa che nella politica con la p minuscola, uno deve sempre posizionarsi tenendo bene nell’okkio del mirino IL NEMICO PRINCIPALE; per cui come succede anche per Te, perfino certi deliri del “Sovranaro-Sionista” Salvini e dell’Identitaria “de noartri” come la Meloni debbono essere tenuti presenti per tattica e strategia future … quindi figuriamoci se non seguo le dinamiche della militanza di base e le sue naturali evoluzioni …

    D’altra parte nè Cesare nè Napoleone nè Mussolini nè Lenin sono venuti fuori in un giorno e dal niente … e per me che sostengo “nominalmente” parlando l’evocazione dei migliori testimonial come Lucifero Caino e Romolo va sempre prestata attenzione ovunque …

    Poi magari un domani rinascerà da qualche parte un Rex-Pontifex come Federico II o Marco Aurelio , ma prima serve UN RITO SACRIFICALE che deve essere fatto da un FIGLIO PARTORITO DALLA LONTANA MEZZANOTTE ( O. RHAN DOCET : i miei Padri erano degli Eretici, … i miei Avi erano PAGANI .. )
    Un saluto

  14. Catilina dato che come sempre hai colto in pieno il punto e le perplessità in questione , concordando sull’impossibilità della nostra collocazione politica partitica attenzionando giustamente ogNi forma della politica con la pi minuscola come dici , la mia critica era proprio volta a questa triste constatazione , ovvero c’è vita oltre il sovranismo ? Oppure come anch’io ho sostenuto seppur oggi non ne sia più convinto l’unica speranza è nelle contraddizioni dello stesso per cui ingoiamo oggi i deliri sovrancazzari di turno ma piano piano cerchiamo di scavare all’interno di queste falle della Matrix occidentale? No perché che il sovranismo fosse l’ennesimo riposizionamento atlatntico-sionista lo sapevamo dal’inizio e almeno noi non credo abbiamo mai avuto dubbi in proposito , che però al suo interno si muovessero anche esigenze non sempre riconducibili al nemico principale anche , allora a parte i laboratori culturali che soli offrono una sponda a quelli che non hanno casa oggi ,tutto ciò significa che oltre questo non abbiamo niente in mano, che o si lavora all’interno delle contraddizioni sovraniste in cui però la battaglia sembra già persa come in passato nel neo-fascismo ( a meno di discrete manovre ) oppure tanto vale credere come fanno gli accelerazonisti che ogni spinta in avanti sia un avvicinarsi al collasso mondialista , ma siamo sicuri che il post-globalismo che si va configurando non sia l’ennesimo banco di prova se non il più insidioso dato i caratteri parodistici di “società chiusa” che potrebbe assumere ?

  15. Eterno dilemma di strategia politica: cambiare il “sistema” insinuandosi o aspettare sul ciglio del baratro (preparandosi culturalmente e pragmaticamente) per l’appuntamento con la Storia essendone pronti e degni
    In concreto vedo più la tragica possibilità di rimanere spettatori anche questa volta
    Almeno per quelli della mia generazione e per chi tra i più giovani crede ancora a qualcosa d’altro da questo pantano
    Saluti

  16. P.S. Ovviamente adesso più che mai è impossibile arrischiarsi in risposte a questi quesiti, già vedere come andrà a finire questa storia del virus potrà dare qualche spunto in più per capire “a che punto del Kali Yuga siamo”, però ecco stando attenti a tutto perchè si va sempre di più verso un superamento del modello odierno che potrebbe ingannare persino le basi militanti più attente… Per il resto concordo che senza un adeguato grande “rito sacrificale” il “sole di mezzanotte” non potrà sorgere… Comunque a proposito di possibili scenari post-globalisti dopo l’emergenza “covid” un interessante intervento in italiano di un paio di giorni fa da parte di Dugin: https://www.youtube.com/watch?v=ugRMMIjWHoo

  17. Esatto Valter fondamentalmente hai ragione, seppur condivida solo in parte la conclusione…

  18. Signori la pandemia è la classica dimostrazione che ogni tanto la Storia propone delle accelerazioni formidabili.
    Impone delle velocità a cui pochi riescono a stare dietro.
    Cultura, prospettiva ma soprattutto organizzazione che la nostra comunità non possiede. Se qualche individualità può avere una visione più strategica della massa militonta non ha sicuramente, per ovvie motivazioni, la possibilità e , chiaramente , la tempestività e l’organizzazione per approfittare dell ‘ appuntamento ( lo sapete anche voi se avete un minimo di onestà e lucidità intellettuale)
    Vorrei sbagliarmi ma sono pronto a scommetterci 1 cent
    Ci vediamo tra 10 anni ( io con dentiera , prostata ipertrofica ma pronto a portare la borraccia se necessario)
    Saluti

  19. Un altro contributo interessante sui nuovi paradigmi che si potrebbero configurare nel mondo post-pandemia viene dato oggi in una densa intervista per la rubrica “anti-virus” del canale di Azione Tradizionale(Raido) da Edoardo Zarelli di Arianna Editrice, uno dei migliori laboratori culturali come sottolineato da Catilina in precedenza: https://www.youtube.com/watch?v=p6CkqDqKeJ4

  20. Questa Volta Sono d’accordo con Amelio,gli schizzi ad effetto e qualche volta irridenti di Catilina sono risaputi,non hanno più l’effetto del tempo andato.D’altronde la concretezza non si addice nello scribacchiarla sul blog..

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