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Taccuino-Coronavirus/18. Il canto delle sirene del navigatore nella propria stanza

Pubblicato il 24 Marzo 2020 da Franco Cardini
Categorie : Cronache

Il canto delle sirene

Nulla da segnalare, ovviamente, sul piano delle mie attività pubbliche. Anzi, i Minima Cardiniana sono – insieme con qualche articolo di quotidiano e periodico, che però mi viene chiesto al momento e non posso pertanto segnalare – le mie uniche attività pubbliche e ufficiali, se si esclude qualche lezione tenuta con i modesti mezzi informatico-telematici dei quali dispongo in casa, e che NON SONO AFFATTO MAESTRO nell’utilizzare.
Al posto delle informazioni sulla mia attività, mi piacerebbe rivolgere invece una domanda ai miei ohimè troppi corrispondenti che mi tartassano di e-mail e di telefonate. Parenti, amici, colleghi, corrispondenti eccetera: ma in che razza di mondo vivete? Se siete talmente indigenti da non avere neanche un buco con quattro libri e uno straccio di congegno per ascoltare un po’ di musica, allora vi capsico: ma che io sappia nessuno dei miei interlocutori è in queste condizioni: E allora, perché usare termini come “noia” o espressioni infami come “ammazzare il tempo”?

Il tempo non va affatto “ammazzato”. Al contrario, è grazia di Dio che va goduta, sfruttata, impiegata a buon fine? Una casa media, cioè tre o quattro stanze e magari una soffitta, o una cantina, o un garage, o un ripostiglio, ha un unico pericolo: può essere una grande seduttrice. Se a differenza di me non siete minacciati da un lavoro assillante che vi obbliga a passare 14-16 ore al giorno incollati a un libro, a un documento o alla testiera di computer, avete un’idea dell’infinità di cose che si possono fare? Lasciamo perdere il caso fortunato che abbiate un giardino, un orto o un balcone. Ma solo frugare tra vecchi oggetti, vecchie carte, vecchie casse, vecchie scatole, vecchi libri, vecchi appunti… fatelo, e un mare d’idee, di spunti, di ricordi vi assalirà. Altro che spaparanzarsi davanti alla TV e subire l’ennesimo diverbio tra il ragionier Fantozzi e la signora Pina!
Ma c’è un solo rischio. Se vi scoprite anche voi lo spirito dell’Ulisse che si appresti a navigare nel mare della propria stanza, attenzione alle sirene. Munitevi di tappi di cera nelle orecchie: sta a voi scoprire di che foggia costruirveli. Il canto delle sirene del navigatore nella propria stanza, cioè nei ricordi e magari nei progetti della propria vita, è fatto di rimpianti e di rimorsi. Attenti che non vi divorino.
Ieri ho corso questo rischio: per fortuna mi sono aggrappato a uno scoglio. Era il primo giorno di primavera. Ho scritto allora alcuni messaggi ad amici. Ho provato a dir loro quel che per superbia o per timidezza (in fondo sono la stessa cosa) non avevo mai osato confessare. Mi ha fatto bene. Provare per credere.

@barbadilloit

Di Franco Cardini

2 Responses to Taccuino-Coronavirus/18. Il canto delle sirene del navigatore nella propria stanza

  1. Ogni tanto mi fa ricredere di essermi disamorato di lui…

  2. Comunisti, cattolici, sovranisti di tutte le risme approfittano come avvoltoi della pandemia per diffondere tesi spesso deliranti. Ha ragione Trump, come quasi sempre. Dopo Pasqua si torna al lavoro!

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