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Focus Irlanda. La vittoria del Sinn Fein e la prospettiva di governo social-patriottica

Pubblicato il 15 Febbraio 2020 da Francesco Marotta
Categorie : Esteri Politica

Uno dei manifesti più efficaci del Sinn Fein rivolto a famiglie e sulle politiche abitative

Era inevitabile che i fari si accendessero sulle elezioni in Irlanda. Ma quello che continuiamo a non capire, sono le parziali interpretazioni sul Sinn Féin, senza capirne a fondo i cambiamenti, l’humus e quel retroterra culturale parecchio frainteso se non stravolto, a seconda delle schematizzazioni di carattere politico-ideologico. Ma andiamo per gradi e cominciamo la nostra piccola trattazione sugli aspetti che ci sembrano importanti. 

Cenni storici ed equivoci ideologici 

Quasi alla fine del XIX secolo ebbe inizio un periodo di fermento, contraddistinto dalla riscoperta delle tradizioni, dell’identità, dei costumi, della lingua e delle arti del popolo irlandese. In breve, nacque una corrente culturale fortemente influenzata dalle antiche tradizioni e dalla letteratura gaelica. Stiamo parlando non solo di quel movimento di poeti e idealisti come molti lo intendono, bensì di un vero e proprio riavvicinamento artistico-culturale alla propria terra, all’Isola d’Irlanda. 

Presto, l’essere parte attiva nel proprio ambito di rifermento in una terra dal passato come l’Irlanda, sconfinò inevitabilmente in quello politico. L’unione tra le due sfere, l’arte e la politica, influenzarono la nascita dei movimenti di là da venire: i quali ne assorbirono le influenze, riversandole nel quotidiano. Nulla di nuovo, pur con diverse circostanze e risvolti da quello che accadeva nel continente europeo. Ma nel 1831, data storica e nefasta, lo Stato irlandese introdusse un sistema di istruzione volto ad escludere il gaelico, controllandone sistematicamente la messa in disuso. Prima di allora, la lingua ampiamente parlata da tutti. Un errore tragico, voluto dall’eterodossia pedante, certa di dare un aiuto in più a quei migranti che già incominciavano a lasciare l’isola, alle prime avvisaglie della “Grande Carestia” (The Great Famine, 1845-1849). In realtà un’abile astuzia per estendere l’utilizzo della lingua inglese, soprattutto grazie alle deboli opposizioni dell’apparato statale irlandese, sancendo de facto l’importazione del modello inglese in più ambiti, compreso quello che riguardava l’economica. 

Il gaelico sopravvisse solo nelle aeree rurali, note come Gaeltach ma l’interesse per la lingua d’origine non diminuì, tutt’altro. Dalla seconda metà del XIX secolo, fiorirono una gran quantità di associazioni, costituitesi per la salvaguardia dell’identità irlandese e per la “de-anglicizzazione” d’Irlanda. Tra le più importanti è doveroso ricordare la Gaelic League, la Gaelic Athletic Association, la Celtic Litterary Society, la Panceltic Society e l’Irish Agricoltural Society. Per ciò che riguarda la Gaelic League, fondata nel 1893, risaltano i nomi di Douglas Hyde, docente universitario di fede protestante ma anche di Eoin MacNeil, uno dei maggiori studiosi di storia irlandese e futuro comandante dell’Irish Volunteers. 

Tonando al mondo artistico, precisamente agli inizi del ‘900, Dublino divenne il fulcro di quegli intellettuali e artisti che non disdegnavano l’identità, le tradizioni e quella sana devozione verso la patria. Bisogna però tener presente che le associazioni ed i circoli, erano già presenti in tutta Europa, persino a Londra. Un esempio su tutti è il Rhymers ‘Club, fondato nel 1890 da W. B. Yeats ed Ernest Rhys. Lontano “dall’Isola di Smeraldo” nacque il mensile “Shann Van Vocht”, ideato dalla poetessa presbiteriana Alice Milligham e dalla cattolica Ann Isabel Johnston. Questo a riprova che la libertà di culto e di credo, contrariamente a quanto si pensi, influirono poco inizialmente, sull’intendere il fine ultimo della comunità irlandese, quale fosse un qualcosa da non contrapporre al proprio destino. 

James Connolly

Il periodico pubblicò numerose poesie, narrazioni di imprese finiane, testi in lingua gaelica e sulla politica. Uno degli assidui commentatori dei fatti politici era il sindacalista e patriota James Connolly, spesso additato di essere il padre del «celto-marxismo», per il semplice motivo che non era un nazionalista: la sua visione invece, perlomeno agli esordi, era incentrata su di un tipo di patriottismo dalle inclinazioni sociali. Indubbiamente, cosa molto diversa dall’essere un nazionalista, quanto l’essere stato un comunista, quando era invece un socialista; parecchi storici, lo ritengono ancora oggi ed erroneamente, un caposaldo della sinistra. 

Il sindacalismo rivoluzionario in Irlanda ed i soliti profittatori 

Alla fine della guerra anglo-boera, conflitto che vide una convergenza tra i separatisti radicali ed i costituzionalisti moderati d’Irlanda, Connoly mosse delle accuse precise al Sinn Féin. A suo dire, lo reputava essere diventato troppo settario e per nulla curante delle enclavi protestanti che risiedevano nelle zone rurali. A dire il vero, era molto più incline ad avere un certo occhio di riguardo per il proletariato irlandese. Una eredità e gli strascichi della sua partecipazione alla Seconda Internazionale, cui erano presenti Lenin, Trotsky e Rosa Luxemburg? Questo è ciò che gli imputano tutt’ora i nazionalisti irlandesi. L’idea di Connoly, precisiamo, era principalmente quella di includere nella riunificazione dell’isola, tutta la popolazione e non solo i cattolici. Ma qualcosa cambiò nella sua prospettiva di unità nazionale al ritorno dagli Stati Uniti: la solidarietà di classe, con l’intento di appianare le divergenze religiose tra il proletariato cattolico e quello protestante delle zone rurali, non funzionò nemmeno in prospettiva. 

Nello specifico, agli inizi del XX secolo, Connolly aderì al sindacato Transport and General Workers’ Union (ITGWU) di James Larkin. Figura ambigua e camaleontica che aveva affinato le tecniche di gestione del sindacalismo americano, direttamente negli Stati Uniti. Fermo sostenitore del non antagonismo tra la Croce e il socialismo, espulso dal Congresso dei sindacati irlandesi nel 1909. Le cronache narrano che fu condannato a un anno di detenzione, perché dichiarato colpevole di appropriazione indebita di denaro, mentre lavorava per la National Union of Dock Labourers (NUDL). Questa era la versione “ufficiale” dei fatti. In realtà, il sindacalista si trovò davanti ad una folta giuria di non cattolici e nazionalisti e, come spesso accade, non tutti i mali vennero per nuocere. Dopo una breve detenzione fu rilasciato poco tempo dopo, grazie ad una petizione a suo favore del Dublin Trade Council. 

Ma l’ideatore del Transport and General Workers’ Union, supportato dall’amico Connolly, venne nuovamente denunciato. La colpa, era quella di aver introdotto in Gran Bretagna, il sindacalismo rivoluzionario. La sua, diciamo pure quella di Connolly, rappresentò una svolta che tutti si aspettavano: il vecchio sindacalismo irlandese, imbolsito e non in grado di rispondere ai soprusi delle compagnie e dell’industria sotto l’egida di Londa, sbocciò in un qualcosa di diverso. Il Transport and General Workers’ Union, “La Mano Rossa dell’Ulster” (The Red Hand of Ulster), la cui effigia era giustappunto una mano di colore rosso con il pollice chiuso, simbolo dei nazionalisti irlandesi cui si contrapponeva la mano di colore rosso con il pollice aperto, simbolo degli unionisti, divenne il fulcro delle agitazioni in Irlanda. La bandiera-simbolo del sindacato di chiare origini gaeliche, viene spesso a torto, additata di essere la madre della “Serrata di Dublino “del 1913. Le cose andarono diversamente…

Le industrie ed i lavoratori filo inglesi, scesero in piazza, uniti contro lo spauracchio dei sindacalisti rivoluzionari. Invece di manifestare con i propri connazionali, vittime dell’incertezza lavorativa e di condizioni raccapriccianti, decisero di schierarsi con la polizia. Dopo una battaglia lunga sei mesi, ebbero la meglio. Perirono numerosi operai, uccisi o gravemente feriti. Durante gli scontri della “Serrata” nacque l’Irish Citizen Army (ICA), dal celebre stemma con l’aratro e le stelle; l’Orsa maggiore con in basso “La Mano Rossa dell’Ulster”, prese il sopravvento. Il gruppo, lungamente riconsegnato alla storia (quella con la “s” minuscola) alla stregua di un’organizzazione armata di sinistra, era come abbiamo visto di ben altre origini. Il Socialismo Nazionale d’Irlanda fece i suoi primi vagiti. Sebbene Connoly, venisse dall’esperienza dell’Irish Socialist Republican Party, in qualità di fondatore prima e successivamente di organizzatore retribuito, allontanato dalla fronda capitanata da Stewart. Il quale, approfittando della situazione, prese la palla al balzo e fondò nel 1904 il Socialist Party of Ireland. Proprio quando Connoly lasciò l’Irlanda, per andare a seguire le “lezioni americane” a causa della povertà ma soprattutto per gli screzi. 

È però doveroso ricordare, nonostante il suo continuo volersi rifare alla linea politica della Seconda Internazionale di Parigi che, la delegazione irlandese, votò come entità indipendente. Una mossa azzeccata che cambiò completamente lo scenario. Le troppe differenze e l’impronta patriottica del Socialismo Nazionale gaelico, poco si adattavano al socialismo europeo. L’Irlanda, era molto lontana dagli esili dorati di “Lenin a Parigi” ma anche a Capri. Lì dove invitato da Gorkij qualche anno prima, pensò solo a mettersi alla guida della “scuola dei rivoluzionari” creata dallo scrittore. Ovviamente, rimpinguandosi le tasche degli aiuti economici di mezza borghesia ed “aristocrazia “parvenu. In Irlanda i problemi erano altri: in primis, l’imperialismo inglese e l’unificazione di una patria irlandese, mantenendo le specificità delle regioni. Nulla cui vedere con quel tipo di socialismo, scaduto nel bolscevismo, contradditorio e banditesco, descritto perfettamente da Solženicyn in una conferenza tenutasi negli USA: «Il bolscevismo è stato il più grande macello umano di tutti i tempi». Un massacro che non risparmiò nemmeno l’Irlanda se pur con altre coordinate, per la ragione che era alle prese con una guerra civile, indubbiamente differente ma allo stesso tempo inarrestabile. Il volto degli assassini era quello dell’imperialismo e del capitalismo inglese, il rovescio della medaglia del totalitarismo che soggiogò la Russia e l’Europa. 

Un murales pro Ira

La nascita del Sinn Féin: un passato di lotta, un avvenire di scelte, luci e ombre politiche

In questa sede non andremo ad approfondire la storia e le peculiarità della lotta irlandese per l’autonomia dalla Gran Bretagna, dall’Irish Republican Army (IRA) e di altre formazioni più o meno recenti. L’intento è quello di far comprendere le basi del Sinn Féin degli albri e, del partito che recentemente è salito agli onori della cronaca, nelle ultime elezioni irlandesi. Non poteva essere diversamente, dopo averne sintetizzato il retroterra culturale e politico. Il Sinn Féin nacque nel 1905 per volere del giornalista irlandese Arthur Griffith, perciò ancor prima della “Serrata di Dublino” del 1913. Quei lunghi e sofferti sei mesi, all’insegna dei picchetti e delle barricate, di morte e rabbia, raffigureranno il nodo focale dell’azione politica, delle idee del partito e di tutti coloro che gli si avvicineranno. I suoi membri nel 1916, parteciparono a quella che venne ridenominata “l’insurrezione di Pasqua”. Più che una insurrezione ed una rivolta è corretto dire che si trattò di una ribellione, sfociata in una guerra con metodi leciti e illeciti da entrambe le parti. Salvo quell’alone di convenzionalità, propugnato dalle fronde unioniste e da Londra, condito da quel ménage tutto British, perfettino ed esteriore, pieno di convenienze. In parole povere, da quel voler dimostrare alla comunità internazionale e ai media le proprie “ragioni”, con il saper fare bene le pulizie nel giardino di casa. 

Due anni dopo “l’insurrezione di Pasqua”, il Sinn Féin crebbe notevolmente. Forte dell’appoggio all’esercito repubblicano nella guerra di indipendenza dalla Gran Bretagna, subì una forte decimazione che coincise con la firma nel 1921 del Trattato anglo-irlandese. Per molti dei suoi attivisti, rappresentò un passo falso se non un tradimento: l’amaro in bocca del chinare la testa ed essere d’accordo sulla nascita dello Stato Libero d’Irlanda, avvallando all’unisono, la permanenza dell’Irlanda del Nord nel Regno Unito. Dalle scissioni del Sinn Féin, nacquero i due partiti che sono diventati il riferimento del centro-destra e del centro-sinistra irlandesi, il Fine Gael e il Fianna Fáil. Il partito, fortemente rimaneggiato, partecipò ai cosiddetti Troubles (1968 – 1998), agli scontri tra i repubblicani di fede cattolica e gli unionisti di fede protestate per la non permanenza dell’Iralnda del Nord nel Regno Unito. Un contesto che vide l’emergere dei gruppi paramilitari legati ai due schieramenti, fronteggiarsi viso a viso. In primis, l’Ulster Defence Association, emanazione diretta degli unionisti dell’Ulster Unionist Party (UPP) e L’Irish Republican Army (IRA), molto vicina al Sinn Féin. 

Ciò detto, questa comunanza tra l’IRA e il Sinn Féin venne spesso e in modo sbagliato sottolineata dai detrattori unionisti e dalla stampa inglese. Le cronache dicono che tra il partito e l’organizzazione rivoluzionaria c’erano dei contrasti più che sostanziali. Dopo la firma dell’Accordo del Venerdì Santo nell’aprile del 1998, la situazione andò peggiorando. Compresa quella di Gerry Adams, leader del partito e fautore dell’Accordo, accusato a più riprese di essere stato un membro dell’IRA, nonché di continuare ad esserne un fiancheggiatore. Cosa più volte smentita da Adams e dai vertici dell’organizzazione rivoluzionaria che hanno ripetutamente fugato ogni dubbio. La linea politica di Adams e quella dell’IRA erano inconciliabili per natura tra loro. Mentre la linea del leader del Sinn Féin, diventava sempre più moderata e come abbiamo visto accondiscendente, arrivando a rinnegare persino gli anni dei Troubles, mentre quella dell’organizzazione era pressoché intatta; non cedere con ogni mezzo sull’unificazione dell’isola e sulla questione Nord irlandese. Due visioni diverse: quella di Adams, viziata da un successo personale e dalla seguente “normalizzazione” nei toni e negli argomenti scelti.

Nel 2018 consegnerà le dimissioni, lasciando campo e la successione. Verrà eletta Mary Lou McDonald, dalla storia personale completamente diversa da quella di Adams. La signora McDonald, una rampolla cresciuta nel Fianna Fáil, il partito di centro-destra in Iralnda, unitasi al Sinn Féin dopo gli Accordi del Venerdì Santo, farà pure impazzire di gioia tanti ma non coloro che credono in un avvenire diverso. Visto che alle favole moderne, soprattutto in politica interna è difficile credergli, specialmente dopo che Michael Martin si è già messo all’opera per un dialogo con il Fine Gael, il partito di centro-sinistra, quale sarà il futuro del Sinn Féin? Le parole della McDonald, ovvero, “nessun accordo con gli altri due partiti”, suonano già come una resa. La parola conta, ma quando ci sarà da far sul serio, il discorso potrebbe essere diverso. Il centro-destra non ha ad oggi nessuna intenzione di formare un governo con la McDonald. Tuttavia, questo non significa che la forza politica di riferimento in Iralnda del Partito Popolare Europeo, il centro-sinistra rappresentato dal Fine Gael, dica di No. Chiaro è che Connoly e persino Larkin si rivoltino nella tomba. Vista la trappola, l’Irlanda è destinata a sconfessare le sue forti pulsioni socialiste e nazionali, per un’autonomia di popolo, nel nome della mescolanza di governo? L’importante è non fare un inchino a sua Maestà, troppo evidente. Vediamo cosa succederà, giochi di partito inclusi, i quali ci interessano davvero poco. 

@barbadilloit

Di Francesco Marotta

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