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Corea del Nord. Il concerto e la rappresentazione dello Stato nell’opera dei Laibach

Pubblicato il 26 Novembre 2019 da Andrea Piran
Categorie : Esteri

Laibach

Il concerto dei Laibach, gruppo musicale sloveno, in Corea del Nord, in occasione del settantacinquesimo anniversario dell’indipendenza dal Giappone, è sembrato una provocazione un po’ fine a se stessa fino alla recente uscita di the sound of music che ha mostrato l’ampiezza del disegno dietro quel gesto.

Le ragioni della presenza in Corea del Nord

Il nucleo centrale dell’opera del gruppo sloveno, braccio musicale del collettivo Neue Slowenische Kunst, è il disvelamento dei meccanismi della propaganda nei fenomeni cosiddetti disimpegnati mostrando come vi si celata la visione del mondo i.e., l’ideologia, della classe dominante in quanto prodotti per le masse. Un esempio del loro modus operandi può essere la loro cover di the final countdown degli Europe, contenuta in Nato, in cui l’orecchiabile brano di successo diventa un cupo ultimatum che rende palese l’impianto quasi imperialista del testo ed usato per mostrare l’intervento occidentale, propagandato come umanitario, in ex Jugoslavia durante gli anni ’90 come un’occupazione militare.

Come emerge dal libretto interno, che purtroppo non verrà letto da chi ascolta la musica in streaming, il musical tutti insieme appassionatamente, oltre ad essere una delle poche opere occidentali liberamente fruibili in Corea del Nord, è attivamente promossa dal governo a fini educativi e questo implica che il messaggio del film è compatibile con l’ideologia di regime e che la contrapposizione con l’Occidente sia meramente formale. Per sottolineare la presenza della propaganda, è altresì riportata una citazione di Kim Jong Il in cui viene affermato che l’adattamento di un opera consiste nella traduzione dell’ideologia di riferimento ed è una forma d’arte in quanto non può essere un processo meramente meccanico, ma deve tenere conto delle specificità culturali del contesto d’approdo. La rilettura della colonna sonora del film è, pertanto, associata alla rivisitazione in stile coreano della sua iconografia fino alla ridenominazione del brano “Maria” in “Maria/Korea” svelando, in chiusura, il perno della lettura ideologica del musical.

L’interpretazione che emerge è che la governante Maria, in grado di tenere a bada i sette figli del generale von Trapp e ricostruire con lui una famiglia, sia l’allegoria del partito visto come elemento di congiunzione, in quanto educatore, tra l’autorità i.e., il generale, ed il popolo i.e., i figli, in modo da costituire un’unità in grado da difendersi dal mondo esterno i.e., i nazisti, visto come un pericolo. In questo modo viene mostrata l’uguaglianza dello schema concettuale utilizzato sia dalla propaganda dei partiti-stato che da quella degli stati democratici, partendo dalla constatazione che, per entrambi i sistemi, il consenso del popolo è una condizione necessaria per governare e si ottiene costruendo un nemico. Mostrando quanto sia necessario per il governo in carica, sia che il sistema sia monopartitico o pluralista, narrarsi come baluardo verso i barbari alle porte, i Laibach ci ricordano come sia essenziale la critica del linguaggio come strumento d’analisi del reale e che la propaganda più efficace sia invisibile a primo acchito.

@barbadilloit

Di Andrea Piran

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