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Politica (di M.Veneziani). Il suicidio dell’italianità e i possibili rimedi

Pubblicato il 8 Novembre 2019 da Marcello Veneziani
Categorie : Politica

Tricolore spezzato

Cos’hanno in comune le coppie che non vogliono avere figli, i ragazzi che se ne vanno all’estero, i pensionati che prendono la cittadinanza in paesi dove il costo della vita e delle tasse è più basso; oppure quanti rigettano i simboli viventi della vita italiana, dal crocifisso al presepe, quelli che chiedono di abbattere le frontiere e di lasciar entrare chiunque decida di vivere da noi e i censori che condannano chiunque voglia tutelare la nostra identità nazionale? Concorrono tutti, spesso a loro insaputa, al suicidio degli italiani o se preferite alla loro eutanasia. Corale, anche se spesso individuale.

Molti di loro hanno buone ragioni personali, concrete e contingenti per le loro scelte e le loro rinunce. Non fanno figli perché si sentono precari, non hanno lavoro stabile né casa adeguata né sostegni di alcun tipo per metterli al mondo. Oppure vanno via dall’Italia perché qui non trovano lavoro, non vedono riconosciuti i loro studi, i loro meriti, la loro capacità. O ancora, abbandonano il paese perché sono tartassati e qui non ce la fanno a mantenere uno standard di vita adeguato, non si sentono garantiti come pensionati, temono la criminalità e sono disamorati del loro paese. Altri considerano l’Italia un corridoio umanitario, un luogo di transito e di approdo per chiunque voglia; reputano sacrosanto accogliere tutti, anche se sbarcati clandestinamente, perché sono umanitari, si mettono nei panni di chi parte, di chi arriva e sempre meno nei panni di chi fu, è o sarà italiano.

O ancora: vogliono aprirsi al mondo e dar posto ad altri modi e modelli di vita, sono xenofili, desiderano le storie d’altri, sono stanchi delle proprie. Ragioni diverse tra loro, assolutamente non accorpabili e diseguali anche sul piano etico, diversamente rispettabili, ma il risultato è uno solo: si pongono mentalmente o fisicamente fuori dal loro Paese, contribuiscono alla fine degli italiani, a cominciare da se stessi. Ciascuno a suo modo, spesso in buona fede e con le migliori intenzioni, stacca la spina all’Italia, concorre alla scomparsa degli italiani, si dimette da italiani o non ne garantisce la prosecuzione; accelera la cessazione della nazione e dell’identità collettiva. Per non dire dell’autodenigrazione nazionale e del diffuso vizio di rappresentare il mondo sempre a rovescio: i buoni sono quelli che vengono da fuori, i cattivi sono quelli di dentro. E tralascio la cornice di un paese in via di dismissione, marchi distintivi che vanno all’estero, aziende che chiudono, l’Italia che perde l’auto, il burro e l’acciaio, l’auto. Si cambia paese come si cambia gestore telefonico perché è più vantaggioso. Il dispatrio diventa solo una voltura. Sopravvivono come individui, come cittadini del mondo, come nomadi, utenti e consumatori, come esuli o profughi dal nostro paese, ma si cancellano come italiani, come famiglie, come abitati di una terra, di una città, scelgono l’evacuazione, la desertificazione, alimentano la sostituzione di popolo.

Non riusciamo più a vedere le cose dal punto di vista sociale, comunitario, nazionale e tantomeno con lo sguardo storico e connesso al rapporto tra le generazioni; le vediamo solo dal punto di vista individuale, soggettivo, utilitario e contingente. O peggio, ideologico. Non riusciamo più a capire il senso storico di quel che stiamo vivendo e facendo, ci occupiamo solo dell’occasione del momento, siamo interamente immersi nella situazione, non siamo in grado di proiettare le scelte immediate nel futuro, di capirne gli effetti e di rapportarli al mondo circostante. Eppure sta avvenendo un processo storico importante e letale. È l’eutanasia di un popolo, di una nazione, di una civiltà. Ma se lo dici rischi pure di essere perseguitato a norma di legge come se la preoccupazione per la vita del tuo paese e del tuo popolo, fosse una forma di odio, di razzismo e di disprezzo nei confronti degli altri.

È chiaro che l’italianità non si misura dal colore della pelle, e nemmeno da altri indicatori superficiali. Anzi, chi si affida solo a quelli già è estraneo allo spirito di una nazione, non capisce l’importanza di un’identità, di una cultura, di una tradizione nazionale. Ci sono bianchissimi e purissimi italiani che sono meno italiani nella testa e nel cuore di tanti altri, oriundi o sopraggiunti.

Come si fronteggia il suicidio degli italiani? Innanzitutto assumendone coscienza, diventando consapevoli di quel che sta accadendo; poi cercando con realismo, senza velleità, possibili rimedi e possibili alternative ai percorsi ritenuti obbligati della deitalianizzazione in automatico; infine studiando, sollecitando e promuovendo iniziative, programmi, politiche, per rispondere al fenomeno e incoraggiarne la ripresa, a ogni livello.

Invece non vedo niente di tutto questo, se non qualche scaramuccia di basso livello su qualche minchiata secondaria, come il caso Balotelli o poco altro. In particolare trovo sconfortante un’area politica che pure è maggioritaria nel Paese ma si lascia dettare l’agenda dalla dittatura del politically correct e si limita a saltare o a non saltare al comando dei circensi. L’ultimo è stato il caso Segre, con la relativa commissione anti-odio, così prefabbricato. Prendete voi iniziative in senso inverso piuttosto che limitarvi a discutere se acconsentire, astenervi o respingere le iniziative altrui, nate al puro scopo di mettervi in difficoltà, spaccarvi e mantenere il bastone del comando, imponendo il loro canone. Anche perché nel caso in questione, non è in gioco una parte politica o una spicciola convenienza elettorale. È in gioco un popolo, una storia, una patria; il loro passato e il loro futuro. (MV, La Verità 7 novembre 2019)

Di Marcello Veneziani

11 Responses to Politica (di M.Veneziani). Il suicidio dell’italianità e i possibili rimedi

  1. Veneziani mette a fuoco benissimo, l’insensatezza dell’andamento sociale.Ed e’evidentissimo ormai che dopo lungo tempo fatto di menzogne ed inadeguatezze, l’apatia sociale e’dilagada,ed e’ ormai congenita.Nessuno ha l’impulso sacrosanto di voler rovesciare il tavolo chiedendo almeno regole basilari che facciano far funzionare questo paese..Ma siamo seri dopo MONTI,LETTA,RENZI,GENTILONI,non potevamo che ridurci in questà realtà.Erano e si sono dimostrati politicamente nanuncoli ingranditi artificialmente dai midia che sono alla base della nostra deriva sociale con le loro propagande a senso unico manipolando per loro tornaconto le realtà sociali, negando l’evidenze.Se poi analizziamo la giustizia e con essa le forze dell’ordine fino al livello massimo giuridico e’ facile aver la consapevolezza che sia SALVINI che la MELONI da soli potranno far ben poco..

  2. “È chiaro che l’italianità non si misura dal colore della pelle, e nemmeno da altri indicatori superficiali. Anzi, chi si affida solo a quelli già è estraneo allo spirito di una nazione, non capisce l’importanza di un’identità, di una cultura, di una tradizione nazionale. Ci sono bianchissimi e purissimi italiani che sono meno italiani nella testa e nel cuore di tanti altri, oriundi o sopraggiunti.”: dissento dal fatto che l’identità nazionale e quella etnorazziale siano separate, quando in realtà sono correlate, anche se possono esistere delle eccezioni ovviamente. Nessuno riuscirebbe mai a dare del “cinese” ad un individuo nato da genitori scandinavi e cresciuto a Pechino, come neppure del “senegalese” ad un figlio di cinesi che nasce e cresce a Dakar. Però se il capo ultrà dell’Hellas mette in dubbio l’italianità di un figlio di ghanesi nato a Palermo e cresciuto nella Val Trompia, affermando che non è “del tutto italiano”, gli viene dato il DASPO e viene indagato per odio razziale dalla procura. Però è altrettanto vero che l’Italia come nazione, come identità e come popolo, non sono tanto gli immigrati che la stanno facendo sparire, ma noi italiani autoctoni e tali da generazioni, perché non abbiamo più amor patrio, siamo individualisti, consumisti e non facciamo più figli.

  3. ‘Siamo individualisti, consumisti e non facciamo più figli’. Sì, forse, ma soprattutto siamo schiavi del pensiero marxista, comunistoide, gender fluid, dell’autoflagellazione bianca…

  4. Il consumismo è un falso male…la gran maggioranza degli esseri umani consuma infatti pochissimo, perchè non può….

  5. @Guidobono

    Certo che siamo schiavi del pensiero marxista, comunistoide, gender fluid, dell’autoflagellazione bianca, ma guarda che é per questo se noi italiani non abbiamo più amor patrio, e l’individualismo é correlato al nichilismo che fa parte pure del Marxismo.

  6. Werner. Ed allora smettetela di vedere e d’indicare falsi nemici: la Germania, la globalizzazione, il consumismo, l’individualismo -che nessuno riesce a spiegare in modo convincente – il liberalismo, il libero mercato….la mamma che non ha fatto i gnocchi…!

  7. Gli italiani non fanno più figli dagli anni 70 , quando al governo c’era la Dc. Veneziani è un altro che ha gozzovigliato grazie alla banda Berlusconi (era nel cda Rai ai tempi del famoso editto bulgaro) e ora cerca di accreditarsi nei confronti di Salvini e soci ma come intellettuale non vale una cippa, infatti l’emblema italiano del consumismo è proprio il datore di lavoro di Dell’Utri.

  8. Gallarò, Please, sii razionale…Adesso ci manca solo fare del Berlusca un contraccettivo vivente da affittare agli africani…

  9. @Gallarò
    Certo, la DC vanta il poco edificante primato di essere l’unico partito cristiano-democratico al mondo ad aver legalizzato l’aborto. Nel 1978, quando fu approvata la legge 194, c’era un governo monocolore DC presieduto da Andreotti, che però aveva l’appoggio esterno del PCI, che grazie al Compromesso Storico di tre anni prima, col suo 34% ottenuto alle elezioni, era di fatto divenuto il più potente del parlamento. I sessantottini al potere insomma, perché la DC era la puttana politica per eccellenza, coi suoi inciuci e controinciuci che fece ininterrottamente per quasi 50 anni per mantenere le poltrone belle attaccate al fondoschiena.
    @Guidobono
    La Germania fa legittimamente i suoi interessi (o quantomeno della sua élite industriale, non certo del popolo tedesco), solo che purtroppo li fa ai danni degli altri, in particolare dell’Italia. La globalizzazione ha favorito i paesi emergenti come la Cina, e danneggiato il settore industriale dei paesi occidentali, quindi non capisco come non si fa a vederla come un nemico. La stessa Cina tra l’altro, applica i dazi sulle importazioni di prodotti esteri, l’UE invece impone ai suoi Stati membri di eliminare i dazi sui prodotti cinesi.

  10. Consiglio vivamente la lettura, gratuita, di questo magazine:
    https://zafferano.news. Settimanale on line, antidepressivo, antibatterico, da un’idea di Riccardo Ruggeri. Ex Ceo di Fiat-New Holland ecc. Aiuta a capire il presente (non solo FCA), da chi certe dinamiche le ha vissute dal di dentro – iniziando come operaio! – e dal suo buen retiro in Ticino, a 85 anni, può ora scrivere in libertà, senza remore o aspirazioni di potere…

  11. La Germania è sempre stata il baluardo, la difesa, l’anima dell’Europa.

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