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Storie. L’eroe (fascista) Elia Rossi Passavanti e le due decorazioni al valore nelle guerre mondiali

Pubblicato il 21 Luglio 2019 da Gianni Marocco
Categorie : Cultura
Elia Rossi Passavanti

Elia Rossi Passavanti

Partito volontario per il fronte allo scoppio della Grande Guerra, Elia Rossi Passavanti è stato uno dei due militari italiani ad essere decorato due volte di Medaglia d’Oro per le azioni compiute, ad oltre vent’anni di distanza, nei due conflitti mondiali. 

Il 13 luglio 1985, quand’egli si spense a quasi 90 anni, i suoi non furono dei funerali in sordina. E qualche rievocazione è poi stata tentata. Era morto due giorni prima a Terni, in via Carrara (oggi Casa Museo alquanto trascurato), dove s’era ritirato dopo aver ceduto al Comune la sua tenuta delle Grazie perché vi si potesse ospitare un istituto geriatrico. Lui, che era stato con D’Annunzio a Fiume, pluridecorato, che vantava un passato di eroismi e di atteggiamenti ispirati al patriottismo; lui, fascista e monarchico, viveva in un città “rossa” come Terni. In occasione della sua scomparsa, il sindaco comunista di Terni, Giacomo Porrazzini, ricordò che: “Aveva un alto senso dello Stato, noi non eravamo una maggioranza, ma l’Istituzione”. «Il Tenente Elia Passavanti, il più prode ed il più buono dei legionari fiumani, un primissimo eroe tre volte mutilato, un italiano di antica gentilezza, esempio continuo di sacrificio e di costanza». Queste le parole con le quali D’Annunzio aveva celebrato il Comandante della sua guardia. Elia, eroe non retorico, ferito più volte in guerra, dallo spirito avventuroso, dedito al proprio dovere fino all’eccesso, non poté non raggiungere Fiume. La motivazione della sua prima Medaglia d’Oro ben riassume il suo carattere: 

“Da soldato, da caporale, da aiutante di battaglia, fulgido, costante esempio, trascinatore d’uomini, cinque volte ferito, tre volte mutilato, mai lo strazio della sua carne lo accasciò, sempre fu dovuto a forza allontanare dalla lotta; sempre appena possibile, vi seppe tornare, ed in essa fu sempre primo fra i primi, incurante di sé e delle sofferenze del suo corpo martoriato (…). Con singolare ardimento, trascinava il suo plotone di arditi all’attacco di forte, munitissima posizione nemica (…). Obbligato a ripiegare, sebbene ferito, sostava ripetutamente per impedire eventuali contrattacchi. Avuta notizia di una nuova azione, abbandonava l’ospedale in cui l’avevano ricoverato, e raggiungeva il suo reparto; trasportato dai suoi, riusciva a prendere parte anche alla gloriosa offensiva finale. Soldato veramente, più che di carne e di nervi, dall’anima e dal corpo forgiati di acciaio e di ottima tempra. Hermada, settembre 1916 – Grappa, 24 ottobre 1918.”

La biografia 

Elia nacque a Terni il 5 febbraio 1896 da Ruggero Rossi e Virgilia Passavanti, una famiglia di modeste condizioni. Dopo aver perso in tenera età la madre, trasferitosi all’età di dodici anni con il padre a Roma, completò le secondarie, presso i Salesiani. Volontario come soldato semplice nella prima guerra mondiale, arruolatosi quale dragone del “Genova Cavalleria”, il più antico reggimento, si distinse in varie azioni per episodi di grande valore. 

Scrisse recentemente Erika Baini:

“Appena al fronte è gravemente colpito al capo da una pallottola esplosiva; ma combatte e nel settembre del 1916 eccolo alla conquista della quota 144 del Carso. Il reparto viene decimato, ma il soldato Rossi prende il comando dei compagni superstiti, passa al contrattacco. Un proiettile esplosivo lo mutila frantumandogli una mascella e macerandogli la lingua. Viene portato in un ospedale da campo in cui gli viene applicata una mascella metallica. Dopo tre mesi, il soldato strappa il foglio di licenza e torna in trincea. Viene promosso, sul campo, caporale, per merito di guerra e decorato di Medaglia d’Argento. Nell’agosto del 1917 viene ferito ad una gamba ma, pur zoppicando, entra in S. Giovanni di Duino. Qui conosce Gabriele d’Annunzio (…)  nel frattempo giungono cumuli di relazioni celebranti i suoi atti di valore. È promosso sergente sul campo. Due mesi dopo, nell’ottobre, egli comanda il primo plotone del Genova cavalleria all’attacco di Pozzuolo del Friuli. Una scheggia di proiettile lo ha accecato e gli ha lacerato la fronte. Rifiuta di farsi medicare, risale sul suo cavallo e carica fino alla sera. Malgrado la sua cecità, aveva perduto per sempre un occhio, mentre l’altro era menomato a causa delle ferite, protegge la ritirata. Nell’aprile del 1918 passa al 6° Reparto d’assalto e poi a comandare il reparto di Arditi del 153° reggimento fanteria sul Grappa. Il suo corpo è martoriato da altre ferite alla testa e alla spina dorsale”.                                                 (https://erikabaini.wordpress.com/2018/09/12/elia-rossi-passavanti-un-dragone-a-fiume)

Rossi Passavanti nel luglio ’18 fu promosso sottotenente. Insignito di un’altra Medaglia d’Argento, di due Croci al merito di Guerra e, infine, della Medaglia d’Oro. Di non alta statura fisica, ma coraggioso, indomito, avventuroso, dedito al proprio dovere fino all’eccesso, dopo la Vittoria l’Ardito visse l’esperienza della Reggenza Italiana del Carnaro. La Patria non era una formula per retori e tromboni. Là c’era un’idea di giustizia (e di bellezza) da difendere. Nel settembre 1919, un secolo fa, egli è nella ‘Città Sacra’; diviene  comandante, a 23 anni, dei duecento uomini della guardia pretoriana di Gabriele D’Annunzio. Così raccontò un legionario l’ingresso in Compagnia di Elia Rossi: 

«Una mattina il Comandante Gabriele d’Annunzio fece adunare tutti gli uomini componenti la Compagnia. Il Poeta soldato, dopo aver fatto un ampio discorso, presentò alla Compagnia il nuovo Comandante Elia Rossi Passavanti e la marchesa d’Incisa di Camerana, quale madrina. Fu veramente una grande gioia fra tutti gli Arditi orgogliosi di essere comandati da un sì valoroso ufficiale, mutilato di guerra, decorato e varie volte promosso per merito di guerra. Veramente era l’unico che poteva riorganizzare la Compagnia. Difatti, appena assunto il comando il Rossi Passavanti, gli Arditi fecero a gara nella disciplina, parve veramente un miracolo come la Compagnia si trasformò in pochi giorni.(…) Il Comandante chiese alla Compagnia un secondo nome più significativo. Il Passavanti rispose “La Disperata” e “La Disperata” sia, disse il Poeta. Chi non ha vissuto i giorni dell’epopea legionaria non può conoscere le gesta di ardimento compiute dai sui arditi. La gran parte dei colpi di mano venivano operati dalla “Disperata”, essendo composta di uomini di grande patriottismo e di provato valore, disposti a morire» (https://erikabaini.wordpress.com/2018/09/12/elia-rossi-passavanti-un-dragone).

 Fiume non solo rivelò al mondo la sua italianità, ma fu uno straordinario laboratorio di politica e di costume. Molte cose, a volte contraddittorie. Margherita Incisa di Camerana (Torino 1879 – Roma 1964), l’unica donna a far parte di una legione di Arditi, con il grado di tenente, era madrina della Compagnia D’Annunzio. A Fiume nacque l’amore tra il giovane tenente Elia Rossi Passavanti e la crocerossina Margherita Incisa – nata a Torino il 30.XI.1879 dal marchese Alberto e dalla baronessa Amalia Weil Weiss, appartenente ad una famiglia ebraica di banchieri di origine austriaca – che aveva lasciato gli agi per recarsi al fronte della Grande Guerra. Un amore che durò per la vita, nonostante i 17 anni di differenza.

La marchesa tenente Margherita Incisa di Camerana

La marchesa tenente Margherita Incisa di Camerana

Fra gli Arditi c’è quell’unica donna che sopra una gonna grigio-verde porta la giacca coi risvolti neri. Prende parte alle marce, alle esercitazioni; ‘con una virile grazia quest’anima ben temprata’ si piega alle necessità del blocco, costantemente la si vede a fianco di Rossi: spunta il romanzo. Accadrà un giorno che il capo della ‘Disperata’ sposi la marchesa Margherita, discendente di una nobile ed antichissima famiglia piemontese. Allora la presenza di una donna in una formazione di Arditi provocò la reazione scandalizzata di molti ed anche del massimo dirigente socialista, Filippo Turati che, in una lettera alla sua compagna Anna Kuliscioff, che dei socialisti era la madre indiscussa, parlò di Margherita con disprezzo: 

“Il povero Nitti è furibondo per le indegne cose di Fiume. Non solo proclamano la Repubblica di Fiume, ma preparano lo sbarco ad Ancona, due raids aviatori armati sopra l’Italia e altre delizie del genere. Fiume è diventato un postribolo di malavita e prostitute più o meno high life. Mi parlò di una marchesa Incisa, che vi sta vestita da ardita con tanto di pugnale. Purtroppo non può dire alla Camera queste cose, per l’onore d’Italia”.                                           

Rientrato in territorio nazionale il 24 maggio 1920, arruolato come tenente nel 91° reggimento fanteria, Rossi Passavanti fu inviato dal Ministero della Guerra al Comando truppe di Massaua, in Eritrea; ove giunse nel dicembre dello stesso anno, insieme alla sua donna, la marchesa Incisa, sposata il 1° ottobre 1920. Non dovette essere estraneo il sentimento di un dannunziano  a tutto tondo come Rossi Passavanti,  ma ‘uomo d’ordine’, immagino allergico a certe derive goliardico-buffonesche, a taluni eccessi libertari, esibizionistici, conditi di ampia circolazione di sostanze stupefacenti e libertinaggio pansessuale, di cui Guido Keller, pur eccelso aviatore,  fu uno degli esponenti… in nome di una ‘Città di Vita, città dei poeti e degli artisti che avrebbe accolto in sé il seme di tutte le rivolte’… 

Elia (ribattezzato da D’Annunzio “Frate Elia dell’Ordine della Prodezza Trascendente”) e Margherita furono assidui frequentatori del Vittoriale a partire dal 1922. Erano entrati  a far parte della ristretta cerchia dei fedelissimi del Vate.  In Africa per la coppia erano stati due anni tracorsi in difficili condizioni psicologiche. Rientrati in Italia dopo la ‘Marcia su Roma’ fu arduo per loro l’inserimento nella vita quotidiana, sia per l’ostilità della famiglia di lei, sia per l’atteggiamento sospettoso delle Autorità militari. Ma Rossi fu destinato al reggimento “Nizza Cavalleria” nel febbraio 1923, in qualità di Comandante di squadrone, col grado di capitano. Il 2 dicembre il re gli concesse il titolo nobiliare di conte. Nella primavera 1924 venne incluso da Mussolini nella Lista nazionale per la circoscrizione Lazio-Umbria e fu eletto Deputato nella XXVII legislatura; da allora rappresentò Terni al Parlamento per vari anni. 

Tullio Cianetti (1899-1976), ‘marcia su Roma’, centurione della milizia, numero uno del fascismo ternano, non era però minimamente disposto a cedere il primo posto a Rossi Passavanti.  E glielo disse in faccia, al conte, quello che pensava di lui: che era un raccomandato, che doveva tutto alla stretta amicizia, che sia lui che sua moglie coltivavano con Gabriele D’Annunzio. Fu uno scontro rovente: 

“Offese da lavare col sangue, giudicò Elia Rossi Passavanti. Contemporaneamente stampò sul volto di Cianetti uno schiaffone di quelli che lasciano il segno delle dita per una settimana. Finì con un duello alla sciabola. Cianetti fu raggiunto da un paio di sciabolate. L’Umbria, a quel punto, era troppo piccola per tutti e due e così, dall’alto si decise che Cianetti il capo del sindacato doveva andare a farlo a Siracusa. Era il 1924. Cianetti dovette fare i bagagli. Anni dopo, Elia Rossi Passavanti, dopo essere stato a Terni podestà e capo del partito, oltre che deputato, era stato di fatto giubilato e ridotto a girare l’Italia per le manifestazioni di propaganda dell’Arma di Cavalleria. Tullio Cianetti, contadino fino a 18 anni, aveva invece fatto una gran carriera. Era Ministro delle Corporazioni e membro del Gran Consiglio del Fascismo. Quella notte del 25 Luglio ’43 Cianetti votò a favore dell’OdG Grandi. Ma dieci ore dopo sul tavolo del Duce c’era una sua lettera di scuse: ‘mi sono sbagliato’ – spiegava – ‘il mio voto a favore dell’OdG lo ritiro’! Quella lettera strampalata, mai trovata, ma della quale si ricordava Mussolini, salvò la vita a Cianetti quando comparve, insieme ad altri gerarchi, davanti al tribunale della RSI a Verona”.

( https://umbriasud1.altervista.org/cianetti-carriera-grazie-a-un-ceffone; http://cianettitulio.blogspot.com).

Lui, Cianetti, fascista di sinistra, che spese la sua carriera politica all’interno del Regime e del Movimento per tentare di realizzare le sue idee circa il corporativismo e la socializzazione delle grandi aziende fu, infatti, l’unico ad evitare nel gennaio ’44 la fucilazione alla schiena.

Nel 1927, con Terni capoluogo di provincia, Rossi Passavanti cumulò nella sua persona le cariche di Deputato, Podestà e Federale. Fu inoltre presidente della Sezione Circondariale di Terni dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci e pure del Comitato Provinciale dell’Opera Nazionale Balilla. A Terni egli fu il paladino della battaglia contro i centri di potere economico e politico che, a suo parere, avevano abbracciato il fascismo per motivi opportunistici, in primis la “Società Terni”, con cui si scontrò in occasione di una convenzione per lo sfruttamento delle acque del bacino Nera Velino. Su quel terreno confliggevano gli interessi della grande industria, in sintonia con la politica del regime, e quelli del ceto agricolo locale, al quale l’uso delle acque serviva per l’irrigazione ed il funzionamento delle piccole aziende. Rossi Passavanti, 

in qualità di podestà, aveva preso posizione a favore di quest’ultimo ed aveva tentato di porre limiti e condizioni alla “Società Terni”. Il deus ex machina della “Terni” di allora, Arturo Bocciardo, presidente dell’Ilva, godeva però uno speciale appeal su Mussolini. In quel periodo Rossi fondò e diresse due giornali, che utilizzò come tribune e casse di risonanza, “La Prora” (1925-1926) e “Volontà Fascista” (1926-1927). Invano: Bocciardo aveva vinto.

Date le dimissioni da podestà di Terni, uscito definitivamente dalla scena politica, a soli 31  anni, Rossi non si perse certo d’animo: riprese gli studi universitari, conseguendo tra il 1927 e il  1929 ben  tre lauree:  in Giurisprudenza nel 1927;  in Lettere e Filosofia nel 1929,  presso  l’Università degli Studi di Torino; in Scienze Politiche, Economiche e Sociali nel 1928, all’Università degli Studi di Roma. Non era una generazione rassegnata o annoiata…di quelli che oggi non studiano e non lavorano, aspettando… il RdC! 

Dopo aver esercitato per qualche anno la professione di avvocato, Rossi Passavanti si dedicò interamente all’insegnamento universitario ed alla magistratura presso la Corte dei Conti. Fu titolare della cattedra di Contabilità Generale dello Stato a Roma nel 1932, anno in cui fu designato Consigliere della Corte dei Conti, dove fu poi  promosso, per anzianità e merito, Presidente di Sezione. Con l’entrata dell’Italia in guerra, venne arruolato nuovamente nel reggimento “Genova Cavalleria”, che comandò dal 18 giugno 1940 al 7 novembre 1940, alla frontiera jugoslava, col grado di tenente colonnello. In seguito fu nominato Capo dell’Ufficio propaganda del III Corpo d’Armata durante la campagna di Grecia, nella quale ottenne la sua seconda Medaglia d’Oro al Valor Militare. La motivazione: 

“Mutilato e superdecorato, volontariamente nei ranghi della nuova guerra, riconfermava il suo meraviglioso passato di eroico soldato (…) fu sempre dove maggiore era il rischio e combatté con i fanti nelle linee più tormentate. Nella manovra conclusiva, alla testa dell’avanguardia del Corpo d’Armata, entrò per primo in Korcia ed in Erseke, inalberandovi i tricolori affidatigli dal Duce. Albania, gennaio – aprile 1941”.

Solo sette furono gli insigniti di due Medaglie d’Oro dall’Unità ad oggi. Dal 20 agosto 1942 all’8 settembre 1943, col grado di colonnello, Rossi Passavanti fu assegnato al Comando gruppo armate del Sud, divenendo capo dell’ ufficio assistenza della 228 divisione, agli ordini diretti di S.A.R. il principe ereditario Umberto. 

Rossi partecipò, per fedeltà monarchica, dall’8 settembre 1943 al 5 giugno 1944, alla lotta contro i Tedeschi, col fronte clandestino militare della Resistenza e poi durante la Cobelligeranza. Dopo gli sbarchi degli Alleati, dal dicembre 1944 al settembre ’45, mantenne l’incarico di capo dell’ufficio assistenza dei soldati italiani incorporati nella VIII Armata Britannica. Nel dopoguerra egli fu affiliato alla Massoneria Universale di Rito scozzese antico e accettato. Destituito per i suoi trascorsi fascisti, fu reintegrato nel 1949 nella Corte dei Conti, poi nominato Presidente decano e Presidente di Sezione dal 1954 fino al ’66. Già promosso, nel 1948, generale di brigata di Cavalleria e collocato nella riserva, Rossi fu Presidente dell’Associazione Nazionale dell’Arma di Cavalleria nel 1953. Due anni dopo la morte della moglie Margherita, il 5 febbraio 1964, sposò Maria Luisa Marucchi, vedova di un aristocratico. Dopo la perdita della seconda moglie, nel ’70, tornò definitivamente a Terni, dove si spense l’11 luglio 1985, a 89 anni.  Quasi “una vita inimitabile”, come il Vate ammirato…

L’eroe d’acciaio, l’uomo generoso, serio ed equilibrato, il militare e funzionario con un gran senso dello Stato, è sepolto nel Cimitero comunale di Terni. Gli venne intitolato un Largo nel nomenclatore cittadino. Ma ben pochi oggi si ricordano di lui o hanno una idea di chi egli fosse. Il 30 giugno 1980, Elia Rossi Passavanti aveva costituito la Fondazione Ternana Opera Educatrice, per premiare i giovani che si fossero distinti nello studio e per conferire premi ai lavoratori anziani, donando alla Fondazione tutto il suo patrimonio immobiliare. Legò alla morte il suo archivio documentale alla biblioteca di Terni. Già Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia e dei Santi Maurizio e Lazzaro (tra le altre onorificenze), fu nominato Grande Ufficiale ed infine Cavaliere di Gran Croce dell’O.M.R.I.                                                                                                         

(Cfr. F. Gerra, L’impresa di Fiume, Milano, 1966: Marco Petrelli, Elia Rossi Passavanti. Un eroe di Terni, 2010, in https://www.centrostudilaruna.it/elia-rossi-passavanti.html; Marco Petrelli, Fiume eredità scomoda: Pescara sfratta il Vate, Terni dimentica “La Disperata”, in Barbadillo, 7 .8.2014; Il sindaco di Terni: “Alla mostra sul Vate del Consolato di Fiume con Passavanti”, in Barbadillo, 29.3.2015;

https://umbriasud.com/2017/07/13/laddio-di-terni-a-elia-rossi-passavanti; https://erikabaini.wordpress.com/2018/09/12/elia-rossi-passavanti-un-dragone-a-fiume;

http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgibin/pagina.pl?TipoPag=prodpersona&Chiave=24512;

http://ilpatriota.blogspot.com/2013/08/margherita-incisa-di-camerana-donna.html;

M. Giorgini, Lo scontro interno al PNF e il ruolo di Elia Rossi Passavanti, in “Storia illustrata delle città 

dell’Umbria”, a cura di R. ROSSI, Milano, Elio Sellini Periodici s.r.l., 1994, vol. II, 528 – 530; 

V. Pirro, Elia Rossi Passavanti nell’Italia del Novecento. Atti del Convegno di studi Terni, 22-23 marzo 

2002, Arrone (Terni), Edizioni Thyrus, 2004, XIII –XVI; L. Romersa, Uomini della Seconda Guerra Mondiale, 

Milano, 2006; http://blog.ilgiornale.it/scarabelli/2019/05/17/fiume-citta-sacra-1919-2019-milano-25-maggio).

@barbadilloit

Di Gianni Marocco

2 Responses to Storie. L’eroe (fascista) Elia Rossi Passavanti e le due decorazioni al valore nelle guerre mondiali

  1. Oggi manco appuntato l’avrebbero fatto con questa faccia da bravo ragazzo. Se non hai il viso del camorrista napoletano non entri nelle FF.AA. O tempora, o mores.

  2. TERNI!
    DOVE SO NATO!
    LI ADESSO C’È NA
    VIA LARGO ELIA ROSSI PASSAVANTI.
    PRIMA ERA VIA FRANCESCO ANGELONI N.5!

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