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Strage Bologna. Scoperto l’interruttore: nuovo tassello per l’innocenza di Mambro e Fioravanti

Pubblicato il 28 Giugno 2019 da Red
Categorie : Cronache
Bologna, 2 agosto 1980

Bologna, 2 agosto 1980

Potrebbe rimettere in discussione l’idea della ‘strage fascista’ e scagionare i ‘neri’ Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini (condannati in via definitiva per l’eccidio alla stazione del 2 agosto 1980) la sconcertante scoperta fatta dai tecnici incaricati di una nuova perizia sull’esplosivo usato a Bologna: un interruttore, del tutto simile a quello che venne ritrovato nella valigia della terrorista del gruppo di Carlos Christa Margot Frolich a Fiumicino nel 1982, che potrebbe aver costituito l’innesco della bomba. Lo scrive oggi l’AdnKronos.

Si tratta di un interruttore elettrico di tipo “on-off” – sul quale è stata ritrovata l’”impronta” dell’esplosivo – incompatibile non solo con qualsiasi deviatore presente nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna dove venne posizionata la valigia contenente l’ordigno ma, anche, con materiale appartenente alle Ferrovie.

Per i periti, l’interruttore, simile ad un interruttore dei tergicristalli di un’auto, trovato l’estate scorsa dall’esplosivista geominerario Danilo Coppe nel mucchio di materiale di risulta che venne ammassato all’epoca della strage all’interno della caserma di Prati di Caprara, è compatibile con un interruttore di sicurezza artigianale realizzato da chi ha costruito l’ordigno e utilizzato per evitare l’esplosione durante il trasporto. Ma, trattandosi di un congegno artigianale, sarebbe stato difettoso.

Il reperto potrebbe, dunque, offrire un clamoroso riscontro a quanto ipotizzato dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga che, in un’intervista al Corriere della Sera, l’8 agosto 2008, parlò di un trasporto finito male: “La strage di Bologna è un incidente accaduto agli amici della ‘resistenza palestinese’ che, autorizzata dal ‘lodo Moro’ a fare in Italia quel che voleva purché non contro il nostro Paese – disse l’ex-ministro dell’Interno – si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo”. In definitiva l’ordigno all’interno della valigia sarebbe esploso accidentalmente mentre veniva trasportato.

Strage di Bologna, Mollicone-Frassinetti (FdI): “Ristabilire verità storica e giudiziaria. Interrogazione al governo per necessaria desecretazione documenti”

“La nuova perizia balistica richiesta durante il processo Cavallini sull’entità dell’ordigno causa della Strage di Bologna del 2 agosto 1980 smentisce quelle precedenti e su basi esclusivamente probabilistiche, si legge, “non si esclude però, in via ipotetica, che l’interruttore di trasporto fosse difettoso o danneggiato tanto da determinare un’esplosione prematura-accidentale dell’ordigno”.
Inoltre, l’ordigno sembrerebbe somigliare a quelli sequestrati durante l’arresto a Fiumicino nel 1982 a Margot Christa Frohlich, terrorista della rete Carlos legata a Thomas Kram, avvalorando quindi la tesi del terrorismo palestinese. La stessa Frohlich era presente a Bologna il giorno della strage.

Questa pista di indagini nacque grazie al lavoro, nella commissione Mithrokin, di Giampaolo Pellizzaro e altri che aiutavano il compianto deputato di AN Enzo Fragalà.
Pellizzaro e Matassa, nel 2006, depositarono la Relazione sul gruppo Separat e il contesto dell’attentato del 2 agosto 1980 costruendo l’impianto per la pista cosiddetta “palestinese” o “teutonico-palestinese”.
La tesi è stata sviluppata anche da Priore e Cutonilli nel loro saggio “I segreti di Bologna”, dal già deputato componente della commissione Stragi Enzo Raisi nel suo “Bomba o non bomba” e dal giornalista Silvio Leoni.
L’esplosione sarebbe avvenuta durante il trasporto di esplosivo che sarebbe servito alla rete Separat per compiere un attentato in Italia su mandato del Fronte popolare per la liberazione della Palestina o frange estremiste al suo interno, come ritorsione per la violazione degli accordi mai ufficializzati tra l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e il governo italiano, il cosiddetto “Lodo Moro”, per il transito di armi sul nostro territorio.

Tesi che viene confermata dai documenti trasmessi dai servizi di sicurezza dei paesi del Patto di Varsavia, ora conservati presso gli archivi della commissione Impedian e inaccessibili per il pubblico dominio.
Per ristabilire la verità storica e giudiziaria, a fronte dei processi Cavallini e Bellini, presenterò un’interrogazione al governo per chiedere che venga dato libero accesso a tutti i documenti ora secretati relativi alla strage di Bologna e alle vicende connesse -lodo Moro, l’attività della rete di Carlos “lo Sciacallo” in Italia, i report Giovannone dal Libano dal novembre ’79 al 31 dicembre ’81- sia negli archivi del Copasir, che in quelli della Presidenza del Consiglio.

Porteremo avanti la ricerca di verità sulla Strage di Bologna sul sentiero tracciato da Fragalà, perchè dobbiamo alle vittime e ai loro parenti il raggiungimento di una verità assoluta sia giudiziaria sia storica sul vero scontro avvenuto sul territorio  italiano durante la Guerra Fredda.”

@barbadilloit

Di Red

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