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Il punto. Il passo indietro su Iva e Imu? Evidenzia i limiti dell’Unione (bancaria) europea

di Francesco Filini
14 Giugno 2013
in Cronache, Economia
0

FISCOCi risiamo. Dopo gli artificiosi segnali di buona speranza con l’interruzione della procedura di infrazione all’Italia da parte dell’Unione (Bancaria) Europea, arriva subito l’altolà al governo dei dilettanti allo sbaraglio che voleva evitare agli italiani altri salassi come l’aumento dell’Iva e l’Imu. Il diktat viene come al solito da “Sua Debitità” Mario Draghi che nella relazione trimestrale della Bce ribadisce come un mantra che il rapporto tra deficit e Pil deve rimanere sotto il 3%, che tradotto per noi comuni mortali significa che dobbiamo continuare a pagare, pagare, pagare. E il ministro targato Bankitalia, Fabrizio Saccomanni, fa subito da eco: “Non possiamo non aumentare l’Iva e non applicare l’Imu sulla prima casa, ci servono 8 miliardi.” Ma a cosa servono questi 8 miliardi? E’ ovvio, servono a pagare, pagare, pagare.

Ma a chi dobbiamo dei soldi? Chi dobbiamo pagare? Questo la tv non lo racconta, nemmeno quelle trasmissioni che si ergono a paladini della moralità come Le Iene o Striscia la Notizia hanno mai accennato alla natura del debito che tutti gli Stati del mondo hanno contratto con il sistema bancario mondiale. Eppure sulla rete aumentano di giorno in giorno blog, siti e social network che non fanno altro che indagare sulla natura del debito e della moneta.

Allora proviamo a fare un po’ di chiarezza. Il sistema di erogazione del credito funziona così: la Bce ha il potere (conferitogli dal Trattato di Maastricht) di regolamentare la quantità di denaro che deve esistere in tutta l’Eurozona, può crearne in quantità infinita se serve o rimuoverne se ce ne è troppo. Questa è, in estrema sintesi, la politica monetaria. Il problema è proprio qui, all’origine della creazione del denaro: quando la Bce, che è un organo che sfugge a qualsiasi controllo democratico da parte degli Stati Ex Sovrani, decide di immettere nel sistema nuova liquidità, non fa altro che dire: “Mettiamo a disposizione del sistema economico 1000, 2000, infiniti miliardi di euro, questo denaro che noi creiamo dal nulla costa lo 0,50, lo 0, 25% del suo valore nominale. Le banche che vogliono sottoscrivere un debito possono accomodarsi”. Quindi se una banca prende 100 milioni in prestito, l’anno successivo deve restituirli con l’interesse che Draghi determina. Successivamente le banche possono rigirare questo debito agli Stati, ad un tasso di interesse che viene stabilito dal “mercato finanziario”: in Italia si vende il debito al 6-7 % in Germania al 2-3% e così via. Gli Stati non fanno altro che emettere delle cambiali, delle promesse di pagamento, che i rispettivi cittadini dovranno onorare a suon di tasse e balzelli. Più denaro gli Stati chiedono in prestito al sistema bancario, più aumenteranno le tasse.

Ora c’è da chiarire un aspetto fondamentale, che puntualmente sfugge ai mass media: se la Bce crea denaro dal nulla, perché lo presta? Il denaro è infatti un mezzo che acquisisce valore per convenzione: un pezzo di carta come la banconota da 100 euro non sono la certificazione di una contropartita in oro, come accadeva fino al 1971 prima della fine degli accordi di Bretton Woods, ma è soltanto un pezzo di carta. La carta, come qualsiasi altro materiale, acquisisce valore per “induzione giuridica” diceva il professor Giacinto Auriti, ovvero perché la gente si accorda in forza di legge che un pezzo di carta con su scritte delle cifre rappresenta il metro di misura del valore dei beni e dei servizi che gli stessi cittadini creano col proprio lavoro.

E’ quindi il lavoro a dare valore al denaro, non viceversa come oggi accade. Ma ora la domanda sorge spontanea: se il denaro acquisisce valore per convenzione, a chi deve appartenere? La risposta è molto semplice ed autenticamente democratica: ai cittadini che lavorano! Se quindi il denaro è il nostro, perché la Bce ce lo presta? Infatti il prestare è una prerogativa esclusiva di chi è proprietario: non si può prestare un bene che non ci appartiene. Eppure la Bce lo fa. Ma chi gli ha dato questo potere? La risposta è scioccante: nessuno. Una recente interrogazione di un Parlamentare europeo, Marco Scurria, ha messo in luce il buco giuridico della proprietà del denaro all’atto dell’emissione: non esiste alcun trattato internazionale che assegna la proprietà del denaro alla Bce. E’ sconvolgente. Il nostro debito, le nostre tasse, l’austerità, i suicidi, i fallimenti, i drammi che coinvolgono ogni giorno milioni di cittadini europei, hanno origine su un’appropriazione indebita da parte dell’Istituto presieduto da Mario Draghi. E nessuno ne parla, nessuno fa nulla. Non è una teoria del complotto o altre menate simili, è la pura e semplice realtà dei fatti che oggi è certificata da degli atti giuridici di livello europeo.

Chissà se un giorno Striscia o Le Iene vorranno andare dal Governatore Draghi a chiedere conto di questa faccenda…

Francesco Filini

Francesco Filini

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Tags: Barbadillobceeurozonafrancesco filinigiacinto auritimario draghimonetaue

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