
Chi sceglie l’etica a cui deve attenersi lo Stato etico? La risposta è già dentro la domanda: chi lo sostiene, ritiene che lo Stato debba seguire il suo modo di vedere le cose e, necessariamente, imporle a tutto il resto del globo. Nel nome di una comunità che, solitamente, nel migliore dei casi è un gruppetto. Nel peggiore è il fan club di una qualche visione (più o meno tirata per i capelli) dell’ennesimo dio (con la minuscola, eh) giunto da chissà quale deserto dell’anima.
Che poi, parliamoci chiaro: tanto si parla di tradizione che manco si capisce più cosa sia. A ciascuno la sua. Si sceglie, come al supermercato. I Buddha, ce lo cantava Franco Battiato, stanno bene sopra ai comodini. Da Apollo a Maometto, in mezzo Cristo Re, Shiva e Visnù. Tutti ne parlano, nessuno capisce che la ruota ha tanti raggi. Ognuno scambia la sua parte per il tutto. Ecco, tutto questo è molto più vicino al capitalismo borghese e alla sua etica protestante, Weber docet. Hai voglia a sperticarti a snocciolare rosari, a tuonare scomuniche, a savonaroleggiare sui social. È tutto ridotto a questo. Io credo in quel che penso, tre persone mi mettono like (ah, potenza salvifica dei social), io sono la comunità.
Chi parla ancora di Stato etico, evidentemente, non fa i conti con la realtà. O, almeno, che si spieghi un po’ meglio. Perché col woke si è provato a fare proprio questo. E ci ha fatto orrore. Per fortuna non ci son riusciti. Ma non è sostituendo un’etica (la mia, va da sé) a un’altra (quella dell’altro, ovvio) che si risolvono i problemi né si trova la quadra sui temi della vita. Se uno vuole morire, se lo sceglie liberamente e se non c’è un giudice che lo condanna alla pena di morte a fini sanitari contro la sua volontà, che faccia. Perché, altrimenti, dovremmo bruciare anche il solo ricordo di Dominique Venner, di Yukio Mishima. E pure di Catone e di Socrate. L’unica, vera e sola strada, è quella del pluralismo. La ruota ha tanti raggi, tutti convergono verso il centro. Anzi il Centro (non quello Dc, per carità). E fa impressione che siano proprio quelli che più si dicono, e si ritengono, “spirituali” a tradire (ah, l’etimo antico che torna) la Tradizione.






Lo Stato non è mai stato etico in senso generale. Come diceva Machiavelli la ‘moralià’ si evince dal ‘comportamento politico’: vale a dire trattasi di un codice differente da quello predicato dalle religioni monoteiste (ed oggi dai cojonazzi woke)…. La politica ha una sua propria intrinseca moralità, per il bene comune (come lo intendevano ad esempio Mussolini e Franco), non di un despota. Bodin scrisse pagine chiare su assolutismo e dispotismo, ad esempio. Il primo (quello alla Luigi XIV o alla Maria Teresa d’Austria, per intenderci) è accettabile, in quanto aderisce al diritto consuetudinario e naturale, mentre il dispotismo non conosce limiti. L’assolutismo pertanto sarebbe etico (lo dirà anche Burke), mentre il dispotismo no. Ad esempio Giuseppe Garibaldi si fece nominare, con orgoglio, Dittatore del morente Regno delle Due Sicilie. All’uso della Roma repubblicana, più o meno…Ma son secoli che si scrive su queste categorie…