Fine vita, Zaia rompe il tabù e mostra i limiti dei liberali sulle questioni che toccano il “sacro”
La radice anarchica e libertaria che vuole una autodeterminazione radicale dell'individuo diretta verso la possibilità di una coerente scelta eutanasica è analoga a quella diretta verso la scelta di non vaccinarsi
Il “Doge” Luca Zaia ha rotto un tabù: la mentalità liberale non ha gli strumenti per condurre certe battaglie e del resto qualche decennio fa Marcello Veneziani ebbe a scrivere il pamphlet “Comunitari o liberal”….. Il filosofo Giovanni Damiano ha recentemente scritto una riflessione molto calzante in merito alla decisione della Regione Veneto:
“La legge sul fine vita approvata dalla regione Veneto dimostra quanto il vulnus progressista stia contagiando anche chi, a parole, ne dovrebbe essere immune. Non è nemmeno importante segnalare il piano inclinato sul quale tali provvedimenti inevitabilmente scivolano (basti pensare alla ‘civile’ e ‘progredita’ Olanda). Il punto fondamentale è la piena assunzione della logica ossessiva dei ‘diritti’, ovviamente declinata al singolare, dunque in linea con un iperindividualismo altrettanto ossessivo.
La questione non è complicata. Una volta retrocessa a residuo reazionario la logica dei doveri, e in assenza di regole condivise e di usi e tradizioni comunitarie, ossia trascendenti il piano individuale, cosa resta? Resta esclusivamente il singolo individuo, i cui desideri sono anche l’unico orizzonte, da elevare ‘ovviamente’ a orizzonte normativo. Resta il singolo individuo che pretende di ergere a diritto inalienabile ogni suo desiderio, non riconoscendo nessun superiore piano sociale, comunitario e collettivo, in grado di trasmettergli regole, norme e costumi, sui quali formare il proprio progetto di vita.
L’obiezione infatti è sempre la stessa: chi sei tu (un tu sociale, comunitario, ovviamente) per dirmi cosa fare, cosa essere, cosa volere. L’unica cosa che conta è me stesso (salvo poi pateticamente deresponsabilizzarsi quando le cose vanno male, ma questo è un discorso ulteriore). Il che spiega, inoltre, la progressiva scomparsa delle grandi questioni comunitarie (e della figura del ‘noi’), che lasciano spazio a una impressionante sequela di casi individuali, gli unici che ‘contano davvero'”.
Il problema è quanto pesa nelle attuali “destre” maggioritarie la mentalità liberale. A ben vedere infatti anche la critica liberale al progressismo immigrazionista è fallace: se il capitale può spostarsi ovunque ci si immagina possa “star meglio” appare inconcepibile che la stessa speranza (individualista) non debba essere realizzata dal “migrante” che affronta i rischi di un viaggio che può condurlo in luoghi dove spera di riuscire a “star meglio” del luogo di origine.
Ecco perché è fragile la posizione critica al fenomeno immigratorio di massa quando è espressione delle destre liberali. Se il dazio o il muro scandalizzano i profeti della società aperta e del libero-scambismo, non si comprende perché una merce o un investimento finanziario debbano avere più diritti di “migrare” di quanti ne ha un essere umano. Le ragioni dello Stato, del fattore pubblico, della comunità nazionale e dell’ interesse collettivo o ci sono sempre o non ha senso invocarle in modo intermittente. Farlo risulta poco convincente e un po’ ipocrita.
A questo punto e con questi fondamenti ideologici come e perché si può ostacolare anche il desiderio individuale di cambiare sesso, di emigrare ovunque si voglia, financo di contestare le più strane aspirazioni del qualunque individuo?
Il primato della coscienza aveva già disintegrato, forse senza che se ne accorgessero, i prolife novax. La radice anarchica e libertaria che vuole una autodeterminazione radicale dell’individuo diretta verso la possibilità di una coerente scelta eutanasica è analoga a quella diretta verso la scelta di non vaccinarsi. Se posso scegliere di rischiare seriamente di ammalarmi gravemente e di morire, rifiutando un farmaco che con alta probabilità potrebbe evitarmelo, perché non potrei decidere di farla finita rifiutando cure e alimentazione?
Se non si possono obbligare le coscienze a rischiare di vaccinarsi perché obbligarle poi alla sofferenza su un letto di ospedale perché in questo caso “la vita non è negoziabile”?
Questo al netto anche della diversa rilevanza sociale e pubblica delle due scelte, dato che l’eutanasia non si trasmette al prossimo: se non mi vaccino avanza più facilmente l’ epidemia o la pandemia, se invece non mi alimento più muoio solo io.
In buona sostanza lo Stato Agnostico dopo aver derubricato lo Stato Etico a incidente della Storia, si ritrova a dover talvolta comunque e necessariamente proporre una qualche “educazione civica”, una “morale pubblica”, una qualche appunto “etica” per “rieducare il reo” nel sistema penitenziario, “formare i cittadini” in quello scolastico ma senza più concepirsi come un Noi più grande del Me. Un Noi come unico luogo dove il Me trova un senso e una destinazione, una funzione e una realizzazione concreta.
L’ individuo ha disintegrato lo Stato ma poi ne ricerca disperatamente la presenza.
Nell’antica Roma il suicidio non era penalizzato. Il corpo è nostro, non dello Stato, non di una Chiesa. Trattasi orrenda trovata giudaico-cristiana…