
Kim Krizan è, con Richard Linklater, autrice di soggetti e sceneggiature dei film Before Sunrise (1995, in Italia: Prima dell’alba), Before Sunset – Prima del tramonto (2004) e Before Midnight (2013), per la regia sempre di Linklater.
Candidata agli Oscar per Before Sunset, Kim Krizan ha scritto Spy in the House of Anaïs Nin, indagine su lettere e documenti della diarista, rimasti a lungo sepolti negli archivi. Per la collezione Chanel Ready-to-Wear 2024/2025 ha sceneggiato il video con Brad Pitt e Penélope Cruz, un omaggio al film di Claude Lelouch, Un uomo, una donna [Instagram: @kimkrizan](https://www.instagram.com/kimkrizan/).
Signora Krizan, oltre 30 anni ci separano da Before Sunrise, ma Jesse (Ethan Hawke) e Céline (Julie Delpy) parlano ancora alle nuove generazioni di spettatori: nelle loro conversazioni che cosa c’è di così contemporaneo?
“L’incontro fra Jesse e Céline – che nel primo film avviene un 16 giugno, sul treno per Vienna – potrebbe accadere a chiunque, ovunque e in ogni momento. Perciò ci si immedesima in loro. Vedendo sconosciuti sull’autobus o al supermercato, pensiamo: ‘Quello sembra interessante’. Entrare davvero in contatto con uno sconosciuto è quasi un sogno. Quando succede, è straordinario. Ma non sono eventi che si possano forzare. Dipendono dalla chimica tra due persone, che resta un meraviglioso mistero”.
La sua scrittura è spontanea, eppure i dialoghi sono precisi, articolati e profondi. Suonano naturali, pur con un tale peso emotivo e filosofico.
“E’ proprio così che penso e converso. Non amo le conversazioni superficiali. Preferisco parlare di cose reali. È bello condividere idee e discutere di ciò che si sta leggendo o a cui si sta pensando. E ciò cambia di continuo, perché di continuo noi cambiamo!”.
La sua tesi di laurea era su Anaïs Nin, autrice interessata all’identità, all’intimità e alla scoperta di sé. Trova tracce d’influenza di Anaïs Nin sul suo modo di pensare, nella sua scrittura e nei personaggi e nelle relazioni che ha creato?
“Sì. Il diario di Anaïs Nin deve avermi affascinata. L’ho scoperto, a vent’anni. Eravamo simili. Lei era una spagnola nata nel 1903, mentre io sono un’americana della seconda metà del ‘900, ma in lei ho riconosciuto un’anima affine. Ne ho letto tutti i diari, poi ho lavorato nella sua casa, esaminando gli effetti personali. Infine ho scritto il libro sulle mie scoperte”.
I film della serie Before sono storie d’amore, ma anche storie sul tempo. Come è cambiata la sua concezione dell’amore, della memoria e del passare degli anni, da allora?
“Ho scritto il primo film quando ero ancora una giovane donna, ma già guardavo indietro ai miei 20 anni, quando viaggiavo da sola in treno. In quel decennio della vita si attraversano molte esperienze. Si cresce rapidamente e si vivono drammi; poi, sui 30 anni, si cerca di rendere più stabile la vita professionale e sentimentale. Poi molti cominciano a chiedersi se abbiano commesso errori: temono di essersi fermati. Ma la vita può prendere direzioni nuove e meravigliose, anche quando si è più avanti con gli anni: incontrando chi ci cambi il modo di vedere le cose o iniziando una nuova carriera o persino salendo su un treno. Non è finita finché non è finita!”.
Se oggi ri-scrivesse la serie Before, che cosa introdurrebbe nella storia di Jesse e Céline?
“Internet e i social media hanno cambiato il mondo nel bene e nel male. Jesse e Céline, che nel secondo film si rivedono, vari anni dopo, a Parigi, non avrebbero così quella separazione malinconica e sospesa: resterebbero in contatto virtuale. Ciò sarebbe meno romantico, ma permetterebbe loro di vedersi a distanza e di continuare a proiettare l’uno sull’altra desideri e attese. Per gli scienziati, i social media nutrono l’ossessione romantica”.
I film odierni puntano per lo più sulla spettacolarità, mentre lei pone la conversazione al centro del racconto. Il pubblico ama ancora i film costruiti su idee e dialogo?
“Sì. Mi piace un tipo di trama costruito intorno a cambiamenti psicologici apparentemente piccoli. Il grande spettacolo non mi interessa. Per me, una sola conversazione può far sembrare che il mondo intero sia cambiato”.
Come scrittrice e insegnante di scrittura creativa, qual è l’errore più comune degli allievi nei dialoghi?
“Ci pensano troppo. Invece occorre trovare i personaggi dentro di sé. È un po’ come il method acting, solo che avviene interiormente. Attraverso l’empatia possiamo trovare in noi qualsiasi personaggio”.
Tra cinema, scrittura e insegnamento, il suo modo di narrare ha mantenuto gli stessi principi?
“I principi sono gli stessi. L’arte e la comunicazione consistono nel dare significato a pensieri e sentimenti che, in origine, sono amorfi. Non è facile. Il linguaggio stesso è una straordinaria impresa di astrazione”.
C’è una scena, una battuta o anche un’idea mai scritta, che tuttora la sorprende? Qualcosa che le ha rivelato un aspetto di sé come scrittrice?
In Before Sunrise, quando Céline dice che tutto sta nel tentativo di entrare in contatto con l’altro: questa frase racchiude tutta la mia filosofia, e ne sono orgogliosa”.
Signora Krizan, oltre 30 anni ci separano da Before Sunrise, ma Jesse (Ethan Hawke) e Céline (Julie Delpy) parlano ancora alle nuove generazioni di spettatori: nelle loro conversazioni che cosa c’è di così contemporaneo?
“L’incontro fra Jesse e Céline – che nel primo film avviene un 16 giugno, sul treno per Vienna – potrebbe accadere a chiunque, ovunque e in ogni momento. Perciò ci si immedesima in loro. Vedendo sconosciuti sull’autobus o al supermercato, pensiamo: ‘Quello sembra interessante’. Entrare davvero in contatto con uno sconosciuto è quasi un sogno. Quando succede, è straordinario. Ma non sono eventi che si possano forzare. Dipendono dalla chimica tra due persone, che resta un meraviglioso mistero”.
La sua scrittura è spontanea, eppure i dialoghi sono precisi, articolati e profondi. Suonano naturali, pur con un tale peso emotivo e filosofico.
“E’ proprio così che penso e converso. Non amo le conversazioni superficiali. Preferisco parlare di cose reali. È bello condividere idee e discutere di ciò che si sta leggendo o a cui si sta pensando. E ciò cambia di continuo, perché di continuo noi cambiamo!”.
La sua tesi di laurea era su Anaïs Nin, autrice interessata all’identità, all’intimità e alla scoperta di sé. Trova tracce d’influenza di Anaïs Nin sul suo modo di pensare, nella sua scrittura e nei personaggi e nelle relazioni che ha creato?
“Sì. Il diario di Anaïs Nin deve avermi affascinata. L’ho scoperto, a vent’anni. Eravamo simili. Lei era una spagnola nata nel 1903, mentre io sono un’americana della seconda metà del ‘900, ma in lei ho riconosciuto un’anima affine. Ne ho letto tutti i diari, poi ho lavorato nella sua casa, esaminando gli effetti personali. Infine ho scritto il libro sulle mie scoperte”.
I film della serie Before sono storie d’amore, ma anche storie sul tempo. Come è cambiata la sua concezione dell’amore, della memoria e del passare degli anni, da allora?
“Ho scritto il primo film quando ero ancora una giovane donna, ma già guardavo indietro ai miei 20 anni, quando viaggiavo da sola in treno. In quel decennio della vita si attraversano molte esperienze. Si cresce rapidamente e si vivono drammi; poi, sui 30 anni, si cerca di rendere più stabile la vita professionale e sentimentale. Poi molti cominciano a chiedersi se abbiano commesso errori: temono di essersi fermati. Ma la vita può prendere direzioni nuove e meravigliose, anche quando si è più avanti con gli anni: incontrando chi ci cambi il modo di vedere le cose o iniziando una nuova carriera o persino salendo su un treno. Non è finita finché non è finita!”.
Se oggi ri-scrivesse la serie Before, che cosa introdurrebbe nella storia di Jesse e Céline?
“Internet e i social media hanno cambiato il mondo nel bene e nel male. Jesse e Céline, che nel secondo film si rivedono, vari anni dopo, a Parigi, non avrebbero così quella separazione malinconica e sospesa: resterebbero in contatto virtuale. Ciò sarebbe meno romantico, ma permetterebbe loro di vedersi a distanza e di continuare a proiettare l’uno sull’altra desideri e attese. Per gli scienziati, i social media nutrono l’ossessione romantica”.
I film odierni puntano per lo più sulla spettacolarità, mentre lei pone la conversazione al centro del racconto. Il pubblico ama ancora i film costruiti su idee e dialogo?
“Sì. Mi piace un tipo di trama costruito intorno a cambiamenti psicologici apparentemente piccoli. Il grande spettacolo non mi interessa. Per me, una sola conversazione può far sembrare che il mondo intero sia cambiato”.
Come scrittrice e insegnante di scrittura creativa, qual è l’errore più comune degli allievi nei dialoghi?
“Ci pensano troppo. Invece occorre trovare i personaggi dentro di sé. È un po’ come il method acting, solo che avviene interiormente. Attraverso l’empatia possiamo trovare in noi qualsiasi personaggio”.
Tra cinema, scrittura e insegnamento, il suo modo di narrare ha mantenuto gli stessi principi?
“I principi sono gli stessi. L’arte e la comunicazione consistono nel dare significato a pensieri e sentimenti che, in origine, sono amorfi. Non è facile. Il linguaggio stesso è una straordinaria impresa di astrazione”.
C’è una scena, una battuta o anche un’idea mai scritta, che tuttora la sorprende? Qualcosa che le ha rivelato un aspetto di sé come scrittrice?
In Before Sunrise, quando Céline dice che tutto sta nel tentativo di entrare in contatto con l’altro: questa frase racchiude tutta la mia filosofia, e ne sono orgogliosa”.
Come trovare la propria voce tra algoritmi, intelligenza artificiale, social media?
“Amando ciò che si ama, non aderendo a entusiasmi altrui, facendosi piacere film che piacciono a qualcun altro o allineandosi a opinioni di amici. Occorre restare fedeli alle proprie passioni, perché è lì che si trova il significato”.
“Amando ciò che si ama, non aderendo a entusiasmi altrui, facendosi piacere film che piacciono a qualcun altro o allineandosi a opinioni di amici. Occorre restare fedeli alle proprie passioni, perché è lì che si trova il significato”.






