0

La lettera. Figli della Weltanschauung la destra è morta l’Italia pure si combatte per spazi vitali

Pubblicato il 10 maggio 2013 da Giacomo Petrella
Categorie : Politica Scritti

ItaliciNon prendiamoci in giro. E’ solo una questione di generazioni. Perdonate il tono polemico ma è così. Alzi la mano chi ne possiede assai, e non oltre, di palle frantumate dai dibattiti sulla morte civile della destra. Planando sopra boschi di braccia tese, penso.  E non lo dico per arroganza o per risentimento, piuttosto per il semplice fatto culturale, per la semplice presunzione di sapere, quale pigro lettore di una sterminata produzione tratta dalla Weltanschauung (altro termine da orchite cronica) che il ciclo della vita ha il suo, banalissimo, peso.

Non prendiamoci in giro, quindi. Finalmente è morta la destra italiana. La destra dell’Italia. E’ morto cioè quell’agglomerato marcescente campione di un sentimento nazionale tanto (in)utile quanto la nazione di esso musa, mito, incarnacrostazione. Chiariamoci, qui non si tratta di copiaincollare antichissime polemiche destro-radicali. Parlano i fatti: l’Italia non esiste più, e in via definitiva; chiamasi giusto fine. Morta. Ciao. Comprata. Spacchettata. Andata. Ok? Allora chiediamoci: perché dovrebbe esisterne una versione destra? Perché dovrebbe sopravvivere l’espressione più  simbolica di un percorso storico-civile morto e sepolto dalla cronaca?

Domanda a cui nessuno intende rispondere. Si vorrebbe far rinascere qualcosa dalle ceneri di una biologia già fermentata, lievitata, tramutata ad altri stadi. Miopia: cioè vecchiaia. La destra che si trascina fra percentuali minime, dibattiti sterili e marginalità totale è fatta da menti e cuori anziani. Non per età biografica. Per età generazionale. Siamo ancora tutti quanti intrappolati nel processo chimico di ciò che sfiorisce. Non siamo giovani, seppure trentenni. Nessuno di noi ha ancora capito davvero che le patrie sono morte, che lo Stato mondiale non è in fase embrionale ma un bambino grassoccio e arrogante; né che il meticciato obbligatorio è stato imposto o inculcato e che l’oro, finanza + tecnica, ha battuto il sangue 77 volte 7  a 0.

Altri, più giovani di noi, fra qualche tempo vivranno tutto ciò non come intellettualizzazioni su cui costruire spazi virtuali, ma campi di scontro per “spazi vitali” – Argh! Nazista! -. Ma sarà così, sarà diverso. Sarà tutt’altro. Questione di fisiognomica della storia. E il tono apocalittico non è il mio. E’ quello che la Weltanschauung della destra novecentesca ha saputo depurare da retorica superstizione e testimoniare in fatto.

Sì lo so, che brutta parola “testimonianza”: fino a ieri sapeva di sconfitta, di marginalità, di mitomania incapacitante. Eppure eccoci qui davanti al capolinea dell’Italia come nazione, come entità politica, davanti alla fine della sua  rappresentanza patriottico-popolare. Bene.

Quinto paragrafetto, conclusione: falso, perciò vero, appello ai Barbadilli. Considerato quanto sopra, che l’elaborazione del lutto non sia fine a se stessa. Che il vis-vir-tuale sia preludio di forza in potenza. Poiché come detto non di dinamiche politiche stiamo più parlando, ma di chimica, fisica e tipologia umana. Un brindisi alla generazione che sapremo tirare su. In alto lo sperma.

Di Giacomo Petrella

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>