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StrageMareNostrum (di M.Arpino). Una nuova operazione ‘Alba’ per stoppare le partenze

Pubblicato il 20 aprile 2015 da Mario Arpino*
Categorie : Corsivi Cronache Esteri

immigrazione_sbarchi1R439_thumb400x275Maledetta primavera! Con il ritorno della buona stagione i trafficanti di uomini – la progenie di quei commercianti musulmani che un tempo razziavano i villaggi delle coste occidentali africane per rifornire i cristianissimi galeoni olandesi e portoghesi di carne fresca, selezionata e muscolosa da vendere oltreatlantico – incrementano a dismisura il loro giro di affari e riempiono il Mediterraneo di morti senza nome. Il materiale umano nell’Africa nera non verrà mai meno.

Ciò che forse comincia a scarseggiare sono i barconi, giudicando da come li riempiono e dalla impunita prepotenza armata con cui gli scafisti cercano di sottrarli al sequestro. Con l’Italia, si può fare. Stesso barcone, altro giro, altro premio: basterà la solita telefonata alle capitanerie e troveranno le navi (ma quelle di Frontex laggiù hanno il divieto di andarci) pronte ad imbarcare ed a portare in salvo questa derelitta merce umana. A volte va male, ma non importa: ciascuno dei 700 morti annegati avrà già anticipato, con i risparmi di una vita, il prezzo del proprio martirio.

A proposito di barconi, l’Italia ha un’esperienza affinata da anni di esercizio. C’è stato anche un tempo in cui – i canuti addetti ai lavori lo ricorderanno – i governi della deprecata Prima Repubblica tentavano di forzare in qualche modo il corso degli eventi. Dopo le migrazioni dei curdi e quelle degli ebrei russi, risolte in pochi anni, c’è stata la crisi albanese. Il massiccio fenomeno dell’attraversamento del Canale di Otranto da parte dei clandestini (non sempre a fuggire erano i migliori, e ce ne siamo accorti presto) stava diventando preoccupante. Tutte le istituzioni fecero il possibile, ma, dopo aver riempito scuole, caserme, campi sportivi e tendopoli, qualcuno ebbe un’idea brillante ed il fenomeno si arrestò.

Cosa era successo? Tre cose: con l’operazione Alba (etichetta Eu, ma forze, guida e responsabilità italiane), si cercò innanzi tutto di ristabilire l’ordine sulle coste albanesi. Ma, prima ancora, i nostri bravi incursori inutilizzarono con cariche esplosive tutti i barconi, i cui luoghi di raduno e partenza erano ben noti alla nostra intelligence. Terzo, con un blitz notturno segreto, coordinato tra ministero degli Interni, della Difesa e Alitalia (allora ancora compagnia di bandiera), i clandestini sospetti già presenti sul nostro territorio, con il pretesto di un cambio di destinazione, furono accompagnati in pullman su vari aeroporti e imbarcati su aerei militari e civili. Sorpresa! La mattina dopo, increduli, erano già tutti a Tirana.

Altri tempi, altra gente, altri capi, altri presidenti di Camera e Senato. Oggi, anche su piccola scala, ciò non sarebbe ripetibile. Una cosa è l’Albania e ben altra cosa è la Libia, ma qualche idea, oltre a quella di piangere i morti (inevitabili, se continua così) e lamentarsi con l’Unione Europea, forse – aguzzando l’ingegno – potrebbe anche venirci. L’espressione del presidente del Consiglio dopo la riunione straordinaria di ieri sera è stata comunque forte: “…l’Italia è pronta a fare tutto il necessario per bloccare all’origine il traffico dei mercanti di uomini”. Come? O non lo sappiamo, oppure è un segreto. (dal Quotidiano Nazionale)

*Gen. Aeronautica Militare, giornalista. Comitato direttivo Istituto Affari Internazionali

Di Mario Arpino*

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