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Calcio inglese. Perché la strage di Hillsborough ha cambiato Liverpool e il football

Pubblicato il 18 aprile 2015 da Michele Mannarella
Categorie : Sport/identità/passioni Storie di Calcio

Sono passati 26 anni, da quel maledetto 15 aprile 1989. Poco più di un quarto di secolo dalla strage di Hillsborough, drammatico spartiacque del calcio inglese, in cui persero la vita novantasei tifosi del Liverpool, schiacciati dalla calca dovuta alla mala gestione dell’ordine pubblico. Proviamo a fare solo un breve riassunto su ciò che successe quel pomeriggio di 26 anni fa, per concentrarci su quanto questo drammatico evento abbia cambiato Liverpool, i suoi tifosi e l’Inghilterra.

La Kop di Liverpool ricorda i 96 tifosi scomparsi

La Kop di Liverpool ricorda i 96 tifosi scomparsi

I FATTI. È il 1989, l’anno in cui l’Arsenal vinse il titolo proprio ad Anfield Road contro il Liverpool (ricordate “Febbre a 90” di Nick Hornby? Ecco, proprio quella storia lì!) e i reds ed il Nottingham Forest di Brian Clough, all’epoca tra le più forti squadre inglesi, si affrontano in semifinale di Fa Cup sul campo neutro di Hillsborough, casa dello Sheffield Wednesday. Una Fa Cup se possibile ancora più sentita del solito, dal momento che le squadre inglesi erano state bandite da ogni competizione europea per sei anni dopo i tragici fatti dell’Heysel, e quindi ciò significò che a Sheffield si riversarono migliaia di tifosi.

A quelli del Liverpool, più numerosi, fu assegnata la più angusta Lepping Lane End, che poteva contenere 14500 tifosi, mentre ai supporters dei Tricky Trees, in numero inferiore, venne concessa la Spion Kop, dalla capienza di 21000 spettatori. Anche l’afflusso fu anomalo, per la sua lentezza : a mezz’ora dall’inizio della partita, fissata per le 15.00, la curva dei reds non era ancora piena mentre fuori la maggioranza dei tifosi Scousers si ammassavano sulla Lepping Lane per entrare. A 10 minuti dall’inizio, la polizia, credendo di risolvere la situazione, fece un errore tragico : aprì i cancelli del Gate C, che servivano per il deflusso della parte centrale della curva (i settori 3 e 4, che potevano contenere 2000 persone).

La marea all’esterno si riversò in massa nel tunnel, creando l’effetto di un collo di bottiglia pieno allo spasimo, cioè sciabordando. Migliaia si riversarono sulle persone già presenti nel settore, le quali, per non rimanere schiacciate, tentarono di scavalcare nei settori adiacenti o addirittura in campo, mentre tantissimi altri rimasero nel tunnel fermi e schiacciati, non potendo né accedere agli spalti né tornare fuori dall’impianto.Come se non bastasse, crollò anche una transenna della parte superiore della curva, portandosi dietro molti tifosi che finirono addosso a quelli sotto di loro.

Dopo sei minuti di gioco (dal campo non si erano accorti di niente) un poliziotto consigliò caldamente all’arbitro Lewis di sospendere il match perché i tifosi stavano invadendo il campo. Non capendo bene la situazione, la polizia caricò i reds creando un vero effetto tonnara, finché, resisi conto che non si trattava di scorribande di hooligans decise per far uscire la gente dalla curva. Lo spettacolo che emerse fu raccapricciante : centinaia di corpi stesi sugli spalti o in campo, qualcuno messo su barelle di fortuna ricavate dai cartelloni pubblicitari in attesa che i soccorsi (giunti con ritardo mostruoso) arrivassero. Furono 94 i corpi riversi in terra senza vita, tra i 7 e i 67 anni (tra cui il cugino di quello che sarebbe poi diventato un giorno il capitano dei reds, Steven Gerrard) e diverse centinaia i feriti più o meno gravi. 96 in totale, compresi un ragazzo che si spense 4 giorni dopo in ospedale, ed un altro dopo 4 anni di coma.

NULLA SARA’ COME PRIMA. Da quel momento in poi, nell’Inghilterra thatcheriana, nulla fu più come prima. A cominciare dal famigerato ‘Rapporto Taylor’ (dal giudice della corte suprema che lo scrisse) : un rapporto sulle possibili cause della tragedia, con annessi suggerimenti per evitare che si potessero ripetere episodi del genere. Da lì, partì la rivoluzione del calcio inglese : tornelli, divieto dei posti in piedi, ristrutturazione obbligatoria degli stadi o altrimenti costruzione di nuovi, a carico dei club. I quali dovettero aumentare vertiginosamente i prezzi dei biglietti pur di pagare la modernizzazione dei propri impianti. Insomma, la fine del calcio come fenomeno popolare e l’inizio del fenomeno di consumo globale : troppo costosi i biglietti per la povera working class, costretta suo malgrado a rimanere a casa, per via di questa gentrification dello sport popolare per eccellenza, molto più remunerativi i clienti-consumatori e i turisti del pallone. L’occhiolino seducente delle televisioni, poi, portò capitali freschi (e tanti) alle squadre, che non avevano più bisogno dei propri sostenitori caldi e fedelissimi.

Il cosiddetto “modello inglese” – auspicato a gran voce da più di un decennio anche dai maître à penser un tanto al chilo di casa nostra – servì sì ad allontanare gli hooligans dagli stadi, ma non certo ad eliminare le sacche di resistenza del disagio quotidiano. I problemi e le frustrazioni, che prima erano sfogate e circoscritte all’interno del contesto stadio (sia chiaro, nessuna difesa del fenomeno hooligans da parte nostra) furono semplicemente spostati altrove, per le strade dei quartieri periferici, lontani dai riflettori e dalle sempre più numerose telecamere dello stadio e messi, quindi, sotto il tappeto come la polvere che non si vuole raccogliere. Un po’ ciò che si prova a fare anche da noi, addirittura pensando di vietare totalmente gli striscioni.

SCOUSERS NEVER BUY “SUN”. È il titolo di una canzone di Billy Bragg, chitarrista inglese, che racconta in musica il boicottaggio che ancora oggi avviene a Liverpool con il famoso giornale The Sun, che ad oggi non venderà più di 10 copie in tutto il Merseyside.

Cosa combinò il tabloid? Dopo la tragedia, i famigerati media inglesi si piombarono  prevedibilmente sulla vicenda come avvoltoi. Il più scalmanato in questo senso fu proprio il Sun, che il 19 aprile uscì con lo scioccante titolo : The Truth, la verità. Che altro non era che un dossier falso e (come si scoprirà vent’anni dopo, pilotato) in cui, forti di presunte testimonianze di un anonimo agente di polizia e di un membro del partito conservatore, si accusavano i tifosi del Liverpool di efferatezze disumane, come rubare i portafogli ai feriti, urinare sui “coraggiosi” poliziotti e addirittura sui cadaveri, picchiare i paramedici che soccorrevano le vittime, e perfino di abusare sessualmente dei corpi esanimi delle diverse ragazze coinvolte nella strage.

Nel 2012 sono arrivate le scuse da parte di James Murdoch -figlio del magnate australiano Rupert –  responsabile esecutivo della News International che controlla il Sun, e l’ammissione di aver riportato notizie errate, anche sotto il “consiglio” delle autorità.

Il mutamento di Liverpool. Hillsborough però ha segnato profondamente anche tutta la città del Merseyside. A cominciare dal Liverpool FC, che ha inserito delle fiamme nel proprio simbolo proprio dal 1989, per ricordare le vittime e consegnarle alla memoria e al dna stesso del club. O la lapide fuori Anfield, attorno la quale ogni anno, oltre ai tifosi del Liverpool, si riuniscono anche i rivali dell’Everton, mischiando sciarpe rosse e blu di fronte al ricordo della tragedia. Ma anche tutte le altre tifoserie e club d’Albione (e non solo) ogni anno ricordano il disastro, ad esempio scendendo in campo sette minuti dall’orario stabilito.

La lapide fuori Anfield Road

La lapide fuori Anfield Road

Il 15 aprile, poi, i tifosi del Liverpool commemorano l’anniversario con una cerimonia piuttosto toccante all’interno della Kop, cuore pulsante del tifo reds, dove l’orologio è sempre fermo alle ore 15:06, l’ora della sospensione di quella maledetta partita. Ma anche nelle scuole e negli uffici, a partire dalle 15, vengono rispettati alcuni minuti di silenzio ed interruzione delle attività, mentre la cattedrale di Liverpool , molte altre chiese ed il Municipio, fanno risuonare 96 rintocchi di campana.

Lo scorso anno, in occasione della partita contro il Wigan di Fa Cup a Wembley furono lasciati vuoti 96 seggiolini dello stadio per simboleggiare che il posto delle vittime, quel giorno come sempre dal 1989, era lì con loro, mentre nella partita di Premier League contro il Manchester City in un Anfield Road immerso in un religioso silenzio (quello vero, non quello che da noi inevitabilmente sfocia in un applauso il più delle volte insensato); la Kop esibì una coreografia in ricordo dei 25 anni passati da quel terribile pomeriggio, prima di esplodere in una “You’ll never walk alone” carica di significato.

INDAGINI E IMBARAZZI. Dopo 20 anni e più di indagini e quasi 450 mila documenti, la commissione Hillsborough Independent Panel chiarì le cause e raccontò le tante responsabilità della polizia e dei soccorsi tardivi, tra cui una frettolosa dichiarazione di morte da parte del medico legale incaricato. A quanto emerso, almeno 56 di quelle 94 persone dichiarate morte per asfissia irreversibile, alle 15.15 (ora in cui fu dichiarato il decesso) erano ancora vive e potevano essere salvate.

Inoltre, emerse anche che la polizia del South Yorkshire indirizzò i media britannici su una versione dei fatti che scagionasse la polizia stessa e al contempo facesse ricadere la colpa sugli hooligans, pur di orientare l’opinione pubblica verso una morsa repressiva ancora più feroce da parte del governo Thatcher. Nel 2012 il premier Cameron chiese scusa ai parenti delle vittime, ammettendo le colpe della polizia e scagionando, dopo vent’anni, i tifosi del Liverpool. Le scuse ufficiali da parte del premier hanno poi indirizzato l’Alta Corte di Giustizia a riaprire le indagini, annullando il precedente verdetto, che oltretutto non aveva portato ad alcuna condanna. Un passo in avanti verso la tanta agognata richiesta di giustizia richiesta a gran voce in questi anni dai tifosi del Liverpool e dalle persone di buon senso forse è stato fatto.

@barbadilloit
@Mannish87

Di Michele Mannarella

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