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Serie A. Hellas bombardato dalla Juve: è già finita la favola del Verona?

Pubblicato il 19 gennaio 2015 da giva
Categorie : Sport/identità/passioni

toniQuesta Juventus fa paura. Chi l’avrebbe mai detto, a luglio, che con mister Allegri in panca, i bianconeri avrebbero conservato la grinta e la cattiveria che sembravano essere il marchio di fabbrica di Antonio Conte, uno che – come il maresciallo di Francia Joseph Joffre all’epoca della Grande Guerra – punta tutto sullo “slancio vitale” dei suoi uomini più che sugli armamenti tecnici e tattici e i rifornimenti da panchina e tribuna.

SARAJEVO PUO’ ATTENDERE. Così, per restare nelle metafore belliche, l’Hellas Verona ha fatto la fine della Serbia dei Karageorgevich. L’anno prima, appena un campionato fa, era una delle più belle favole della Serie A con ambizioni inconfessabili, tipo rappresentare l’orgoglio delle provinciali e il loro riscatto di fronte alla graniticità degli Imperi Centrali della pedata italiana, pronta a rivendicare ogni sgarbo fatto da una piccola al cospetto delle aristocrazie ereditarie del campionato italiano. Un miracolo, partito dalla Serie C, con al timone il generalissimo Andrea Mandorlini. In trincea, il luogotenente Luca Toni affiancato da talenti puri come il funambolico Iturbe e il metronomo Jorginho. Adesso è tutta un’altra storia. Non si trova un modulo, non ingranano Tachsidis e commilitoni. La squadra non combatte più come accadeva solo qualche mese fa. Inevitabile, perciò, che arrivi la disfatta.

PIOVONO PIOMBO, GOL E POLEMICHE. Un bombardamento terrificante ha finito per azzerare la volontà combattiva e le capacità del piccolo esercito di Mandorlini. Sotto il peso di dieci pallonate subite in due battaglie disputatesi a una manciata d’ore l’una dall’altra, l’Hellas è parsa sfibrata e priva di nerbo. Slancio vitale, zero. La Juventus asburgica di Max Allegri ha esorcizzato pure i gialloblù. La crisi dell’Hellas è di identità. La squadra voleva e doveva ripetere il buon campionato dello scorso anno e invece si trova a +5 sulla zona retrocessione. Tutto sommato non ci sarebbe di che preoccuparsi a patto di trasferire in soffitta, almeno per quest’anno, ogni sogno di grandeur. Il mercato, maledetto, ha dato torto al Verona. Ti può andare bene con Toni, non è detto che ti vada bene con El Conejo Saviola. E manco con Rafa Marquez. Il vero problema, però, sarà la tenuta mentale. Passare dalle tentazioni europee al fango della trincea della salvezza non è facile per nessuno, men che meno per la truppa umiliata e offesa dalla splendida arroganza della Juventus.

Di giva

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