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Calcio. Balotelli al Liverpool, ovvero dell’arte di (re)stare in paradiso a dispetto dei santi

Pubblicato il 22 agosto 2014 da Giovanni Vasso
Categorie : Sport/identità/passioni

balotelli presepeCiao Mario, e cerca almeno di diventare un Bad Boy migliore. Il sedicente Gangsta Football se n’è andato, per la gioia del portafogli di Silvio Berlusconi. Il campionato italiano saluta Mario Balotelli, con un nemmeno troppo malcelato senso di soddisfazione. Se ne andrà a Liverpool a indossare la maglia che è stata di Luis Suarez, il cannibale che gioca a calcio per amore, e che fu di Kenny Dalglish, Ian Rush e compagnia segnante. Quando si dice stare in paradiso a dispetto dei santi. A sei milioni, dicesi sei (!), l’anno. Per la terza volta, l’eterna promessa sfiorita in Brasile trova ancora chi è disposto a credere che ci sia del talento dietro la coltre del fumo delle sigarette, dei mortaretti e degli abusati social network. Beato lui.

 AFFARI SUOI. Brendan Rodgers s’è preso una responsabilità non da poco. L’ha voluto, l’ha preso, l’ha avuto. S’è premunito con un regolamento di condotta ferreo che prevede multe salatissime in caso di sgarro. Misure assolutamente congrue al pericolo. Come andare in guerra con uno scolapasta in testa e una fionda in mano: Balotelli è uno che ti spacca lo spogliatoio (vero, Prandellissimo?) e che non vuole assumersi responsabilità (giusto, Cesare?). In cambio dicono che faccia gol. Mai contro le grandi, però. Quando il gioco si fa duro, di solito, lui sgattaiola fuori dalla mischia e passeggia disinvolto per il campo. Fattelo raccontare dal redivivo Max Allegri, Brendan. Chissà se Mario intanto ha già trovato il nemico da combattere. Chissà se ha già trovato le giustificazioni da sciorinare quando la Kop gli rimprovererà l’inveterata accidia che lo colpisce sulla tre quarti. Chissà quanto tempo ci metterà a litigare con Steven Gerrard, chissà dove parcheggerà la sua Ferrari da parvenu della pedata. Questi, e tanti altri interrogativi, ci si pone dall’altra parte della Manica. Ormai è un problema loro, noi ci teniamo Optì Pobà. 

GALLIANI TOP PLAYER. In tutta la vicenda, emerge un solo nome. Il vero top player è stato Adriano Galliani che, in un colpo solo, ha spiazzato i rottamatori milanisti e fatto fluire fiumi di denaro nelle casse esauste di via Turati. Il Milan, si sa, è all’anno zero da troppo tempo. Levandosi di torno Balotelli – che più dolori che gioie ha dato ai suoi tifosi -, ha consentito il ritorno di soldini importanti (si calcolano circa 40 milioni, tra risparmi complessivi sull’ingaggio e denaro che arriverà dai Reds). Che dovranno essere spesi, almeno in minima parte, per rinforzare l’esangue rosa di mister Pippo Inzaghi. Intanto, il vecchio Zio Fester della Brianza dimostra di saper fare ancora gol. E che gol. Anche se l’inzuccata è arrivata grazie all’assist alla Savicevic di Mino Raiola, il procuratore dei Vip del Calcio che deve pur piazzare la sua prestigiosa clientela. Doveva finir rottamato lui, invece Galliani ha rottamato – alla grandissima – Super Mario. Accontentando anche Raiola, il che non è mica poco. Tutto mentre macchinava, insieme a quell’altro volpone di Lotito, per l’ascesa dell’uomo nero Carlo Tavecchio alla presidenza Figc.

@barbadilloit

Di Giovanni Vasso

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