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Scozia libera. “Best Games Ever” i giochi del Commonwealth spingono gli indipendentisti?

Pubblicato il 4 agosto 2014 da Michele Chicco
Categorie : Esteri
Dalla pagina Facebook di Glasgow 2014

Dalla pagina Facebook di Glasgow 2014

Glasgow si è risvegliata stordita e (probabilmente) sbronza stamattina: i giochi del Commonwealth si sono chiusi (il 3 agosto) con una poderosa cerimonia ad Hampden Park e l’hashtag #Bestgamesever descrive solo un po’ come si è sentita la città più popolosa della Scozia durante gli undici giorni di gare. C’erano gli atleti più importanti del vecchio impero – primo fra gli altri, Usain Bolt – e Glasgow ha saputo far sì che i giochi fossero una vera festa per tutti loro. La città è stata la capitale sportiva per i sudditi della Regina Elisabetta, ma forse proprio il grande successo dei giochi potrebbe segnare un punto di svolta nella lotta indipendentista della Scozia.

Il voto referendario per il definitivo saluto a Londra è previsto il 18 settembre 2014 e in queste sei settimane i sì e i no proveranno a portare dalla loro il più alto numero di persone: lasciare il Regno Unito così com’è o mettere fine alla secolare unione tra la Scozia e le altre tre nazioni è questione delicata; ad Edimburgo serviva una prova di forza che è arrivata: “Non solo abbiamo organizzato quelli che sono considerati come i migliori Giochi del Commonwealth di sempre – ha detto la pasionaria Nicola Strugeon, vice primo ministro scozzese dello Scottish National Party – ma la nostra squadra ha fatto incredibilmente bene con un numero record di medaglie. Ma lo sport è lo sport, la politica è la politica”.

A guardare il medagliere finale sembra che a trionfare in questi giochi siano stati gli inglesi che hanno conquistato un totale di 174 medaglie, con dietro l’Australia (134), il Canada (82), l’India (64) e la Scozia (53). Ma i nazionalisti scozzesi, poche ore dopo la fine delle gare, hanno fatto notare come la classifica è rivoluzionata se si mettono in relazione il numero degli ori con i milioni di abitanti di ciascuna delle 135 nazioni presenti a Glasgow. In testa, manco a dirlo, gli scozzesi che grazie ai 19 ori per 5,3 milioni di abitanti non hanno rivali. Subito dietro la Giamaica (con 10 ori/2,9 milioni di abitanti) e poi Nuova Zelanda, Australia e Inghilterra con un misero coefficiente di 1,09.

Piccole consolazioni, giochi tra cugini, statistiche che non hanno alcun valore a livello sportivo, ma che spiegano cosa significhi essere nazioni rivali nel Regno Unito poco prima di un voto storico. Per gli indipendentisti, Glasgow 2014 rappresentava l’occasione giusta per mostrare le loro capacità, la loro bravura nel gestire e governare un evento. Un fallimento avrebbe significato dire addio ai sogni dello SNP che aveva scommesso gran parte del proprio bottino sulla buona riuscita della manifestazione. In un sondaggio di Survation il 12% degli scozzesi si dice più incline a votare “yes” dopo il successo dei Commonwealth Games; per la stragrande maggioranza cambia poco, ma il dato è sensibile visto che il numero degli indecisi è ancora molto alto.

Tutti puntano a spostare la gran massa dei voti nelle ultime settimane e se alla fine gli undici giorni di Glasgow avranno un peso sul voto lo si potrà scoprire solo la notte del 18 settembre. Gerry Hassan, scienziato politico della University of the West of Scotland, pensa che un legame tra eventi così tanto diversi ci sarà e “non potrebbe essere altrimenti” anche se una vittoria referendaria dei nazionalisti è molto difficile. Hassan sostiene che la buona riuscita dei giochi del Commonwealth aumenterà la fiducia degli scozzesi in loro stessi, ma questo non porterà direttamente ad una valanga di voti a favore dell’indipendenza: “Cambierà solo il comune sentire degli scozzesi”.

Per ora ci si prepara al rush finale. La Strugeon ha promesso che gli indipendentisti faranno di tutto per convincere delle buone ragioni del sì chi non ha ancora scelto: “Questa campagna – ha detto – sarà vinta sugli usci di casa, nelle comunità, nei luoghi di lavoro perché la maggiore fonte di informazione della gente sono le famiglie e gli amici”. La guerra (politica) impegnerà tutti i fronti. Anche i Better Together, che proprio non vogliono lasciare il Galles, l’Irlanda del Nord e l’Inghilterra, sono pronti a scendere in strada per far sì che anche a settembre tutto resti come è adesso, sperando che il successo di Glasgow 2014 non abbia fatto troppi danni.

@mchicco  / @barbadilloit

Di Michele Chicco

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