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Il caso. Ciancimino Jr in via D’Amelio. “Vergogna”. Pronte querele contro chi s’indigna

Pubblicato il 24 luglio 2014 da Fernando M. Adonia
Categorie : Cronache

cianciminoNon si placa lo sconcerto per l’abbraccio in via D’Amelio  tra Massimo Ciancimino e Salvo Borsellino, l’uomo simbolo delle Agende rosse, durante le commemorazioni per la morte del giudice Paolo. «Una vergogna», per una buona fetta della società civile. Quasi un affronto. E non solo perché Massimo è figlio di Vito, l’ex sindaco della capitale siciliana condannato per reati di mafia. Sono soprattutto le sue vicende giudiziarie a non convincere l’opinione pubblica.

DI SENTENZA IN SENTENZA

Lo scorso 19 novembre, infatti, Massimo è stato condannato, dal gup Daniela Cardamone, a tre anni di reclusione 20 mila euro di multa per detenzione e cessione di esplosivo. Prima ancora, nell’ottobre 2011, la seconda sezione della Cassazione lo ha condannato definitivamente a 2 anni e 8 mesi per il riciclaggio del «tesoro» del padre. Ma c’è dell’altro. In una intercettazione ambientale del 2010 riportata da Panorama, egli stesso riferisce addirittura che in Procura a Palermo “faccio quello che minchia voglio, peggio per loro che mi lasciano là. L’altra volta mi sono andato a vedere un file dove c’erano le barche da sequestrare…”

LA TRATTATIVA

Insomma, non stiamo parlando mica di un boy-scout. Ma dietro la polemiche attuali c’è ovviamente il ruolo che Ciancimino jr si è ritagliato nel processo sulla presunta trattativa tra Stato e Cosa Nostra che si sta celebrando a Palermo. L’antimafia militante è schierata tutta con lui, nonostante la buona dose di ambiguità che segna la sua storia personale. Una nemesi che passa anche dall’imprimatur di Salvo Borsellino. È infatti lo stesso fratello del giudice ucciso a difendere quel gesto d’intesa avvenuto sabato scorso: «Sì, lo so – ha dichiarato – quell’abbraccio a molti non è piaciuto. Qualche giornalista ci ha scritto sopra. Ma io lo rifarei. Non sono pentito. Ho manifestato – aggiunge – solidarietà a Ciancimino per le scelte che ha fatto che paga e pagherà».

CIANCIMINO MINACCIA QUERELA CONTRO IL GIORNALISTA SAMONA’

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Intanto lo strascico delle polemiche rischia di finire direttamente in Tribunale. Ciancimino non avrebbe gradito affatto le critiche espresse dal quotidiano on-line ResaPubblica. Il figlio dell’ex sindaco democristiano ha infatti minacciato querela contro Alberto Samonà, saggista, collaboratore di Libero e direttore della stessa testata.

Ecco il commento indignato sulla visita in via D’Amelio: «È una pisciata – dice il giornalista – fuori dal rinale. Un gesto oltraggioso verso tutti. Verso la vera antimafia e non quella di chi ha costruito carriere su di essa, per poi magari finire la propria, accettando un posto di sottogoverno offerto dal magnanimo Crocetta».

albertosamonà.JPG_-2La replica assai piccata di Ciancimino rischia però di esasperare gli animi. Se qualcuno pensava che si autoannoverasse tra i paladini in vita dell’antimafia, ecco la conferma: «Se oggi si celebra un processo che determinò la morte di Borsellino – scrive al direttore di Resapubblica come ammesso da due procure lo si deve solo a mie dichiarazioni rese alle autorità da libero cittadino. Comunque darò immediatamente mandato ad i miei legali per citarla nelle sedi competenti penale e civile dove avrà modo di ribadire le sue tesi».

Sgomento e riprovazione nella controrisposta di Samonà. «Non ci possiamo allineare a quanti ritengono che grazie alle dichiarazioni rese in un processo “da libero cittadino” (come lui scrive), solo questo valga a dare patenti legalitarie e di irreprensibile senso civico a chiunque. Continuiamo e continueremo a pensarla così».

@barbadilloit

 

Di Fernando M. Adonia

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