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Mondiali. La (buona) finale di Rizzoli e l’Italietta che resta a guardare

Pubblicato il 14 luglio 2014 da Mario De Fazio
Categorie : Sport/identità/passioni

rizzoliDiligente, senza sbavature ma forse con qualche cartellino giallo dimenticato nel taschino nel finale di partita, quando Mascherano sembrava Tyler Durden e l’albiceleste una riedizione di un Fight club sudamericano. Sul palco mondiale del Maracanà c’è stato anche un pezzo d’Italia a ballare il samba in salsa teutonica:  l’arbitro Nicola Rizzoli, fischietto di un Belpaese che, nelle partite importanti del calcio e non solo, può al massimo guardare. Figuriamoci decidere.

Che Rizzoli fosse un buon arbitro lo si sapeva. La conferma è arrivata nell’atto conclusivo del Mondiale carioca. Quando va tutto (più o meno) bene, il silenzio è già un successo per una delle categorie più bistrattate del mondo. Qualche nostalgico del cromatismo che fu continua a chiamarlo uomo nero, in molti – almeno una volta nella vita – l’hanno appellato con espressioni molto più colorite. Ma Rizzoli ha smentito (quasi) tutti, interpretato bene la gara: aiutato dai guardalinee, ha giustamente annullato un gol a Higuain e tenuto sotto controllo una finale che i focosi calciatori della Seleccion tendevano a far diventare un tango un po’ troppo focoso. Nel finale poteva ammonire di più ma complessivamente porta a casa una più che dignitosa prestazione.

Sull’unico episodio dubbio – l’uscita kamikaze di Neuer su Higuain – ha fornito un’interpretazione originale, assegnando il fallo ai tedeschi. Magari era meglio dare rimessa dal fondo all’albiceleste ma difficile – se non impossibile – considerare quel contatto un rigore. A invocarlo, all’indomani della sconfitta, sono stati solo alcuni quotidiani argentini. La Nacion, ad esempio, ha titolato sul “penal che l’arbitro non ha visto”. Poca roba. Dettata più da una (comprensibile) amarezza per la sconfitta che da una reale denuncia di torti subiti.

Ma visto che le giacchette (un tempo) nere finiscono sempre nel mirino, all’italianissimo Rizzoli non si è perdonato un gesto di vanità. Le telecamere della Bbc l’hanno pizzicato mentre, resosi conto grazie al maxischermo di essere inquadrato – si aggiusta il ciuffo ribelle per apparire più telegenico. Celine diceva che “non esiste vanità intelligente” ma magari a un architetto modenese che si ritrova gli occhi del globo addosso gli si può concedere una sistematina al crine.

Anche perché Rizzoli è entrato nell’olimpo degli arbitri che hanno diretto una finale. Il terzo italiano, dopo Sergio Gonella (Argentina-Olanda del ’78, e quella volta vinsero i sudamericani) e Pierluigi Collina (Brasile-Germania nel 2002, e quella volta persero i tedeschi). Eccezione di un’Italia spesso assente nei momenti che contano, s’è guadagnato un pezzetto d’eternità nel tempio del Maracanà. Di questi tempi, e da queste parti, è l’unica consolazione rimasta.

barbadilloit

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Di Mario De Fazio

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