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La provocazione. Nazionale, arriva Allegri? Meglio Canà che un ct politicamente corretto

Pubblicato il 25 giugno 2014 da Giovanni Vasso
Categorie : Sport/identità/passioni

canàIl regno di parole del piacione don Abbondio Prandelli è finito. Come l’Urss finì schiacciata dal suo centralismo, così il patriottico Cesarone è rimasto asfaltato dall’inconsistenza del suo stesso progetto tecnico-tattico-politico-religioso-sportivo. Adesso il calcio italiano deve ripartire dall’anno zero. Ma nei covi della reazione Figc abetina, che non si rassegna al tramonto di Prandelli, c’è già pronta una soluzione chiamata Max Allegri. Per carità, adesso basta politicamente corretto. Dateci un Oronzo Canà qualsiasi e l’Italia pallonara risorgerà.

Non ci credete? Eppure il vate della Daunia ha condotto a un’insperata salvezza la sgangherata Longobarda, anni fa. Contro tutto e tutti. Volete che non sia capace, adesso, di far rifiorire quel bouquet di Crisantemi che è diventata oggi la Nazionale? Lanciò nel calcio internazionale Aristoteles, senza aver paura di sfidare il risentimento della piazza ( e della proprietà…) che voleva in campo a tutti i costi la ‘bandiera’ Speroni, quello che se la faceva con la presidentessa. Sarebbe l’uomo giusto, Canà, per sbattere in panchina a giocare con Twitter la superstar Balotelli, alla faccia di tutti i presidenti Borlotti che popolano l’oscuro mondo della politica pallonara italiana. Ormai l’ha capito, Oronzo, che da loro non c’è da aspettarsi Maradona, Rummenigge o Platini. Oggi più che mai dato che,  avendo preso (più o meno) posizione contro Blatter, sono diventati gli amabilissimi nemici numero uno del dittatorello Fifa. E quindi nemici nostri, che da patria tradizione, i poteri italiani ci schierano sempre con i vincenti.

Dal sito della Figc

Dal sito della Figc

Pure con la stampa, la ‘grande’ stampa, cambierebbe tutto. Prandelli attingeva a piene mani dalle indicazioni dei compiaciuti luminari dei giornalini sportivi e non. Oronzo Canà non rinuncerebbe mai alla sua Bi-zona: “Cos’è la zona per tornare in serie B?”, gli chiese in quegli anni fantastici l’inviato della Gazzetta con la pipa in bocca. “Bi-zona significa due volte zona. Come se a lei dicessi bistrò, che non è un locale francese ma due volte stronzo”.

Vogliamo parlare dei rapporti con gli sponsor? Al Pastificio Mosciarelli glielo avrà detto cento volte che faceva la pasta schifosa. Lui e la moglie. Quindi tipo da sottostare ai ricatti non è. E fermiamoci qui.

Dal punto di vista tattico è cresciuto, Canà. Aveva l’ossessione del barone Liedholm. Come Prandelli l’aveva del tiquitaca spagnoleggiante. Ora gli è passata. Anzi gli passò a metà campionato di tanti anni fa: “Paragone tra noi e il Milan? Azzardato, sarebbe come confrontare un Jaguar con un tram a cavalli”.

Rapporti con lo spogliatoio. Ritiro e blandizie. “Ti faccio un culo così”, per motivare, senza urtarne la suscettibile sensibilità, il centrocampista che si tira la gambina indietro. Ricambio generazionale? Non avrebbe mai venduto i gioiellini Falchetti e Mengoni, alla Longobarda, di sicuro li metterebbe titolari fissi in azzurro. Senza l’incubo di incappare nella metà del cartellino di Daniele Piombi e nella comproprietà di Pippo Baudo nella beata speranza di trovarsi in squadra qualche campione finalmente compiuto e stabilizzato che ha deciso di fare un lavoro vero del suo talento.

allegriLo sa, Canà, che i procuratori sono tipi da prendere per ciò che sono. Che pensano solo a fregarti. Lo ha imparato in Brasile, tra Bergonzoni-Roncato e Giginho-Sammarco, il fratello di Leche di mezzo Sudamerica. Volevano turpulinarlo perché avevano fame, Oronzo se li è portati alla sua tavola. E basta.

Prandelli se n’è andato e non ritorna più. Rifondare il calcio bisogna, partendo dal fallimento del progetto del don Abbondio azzurro. Che non è solo tecnico-tattico, ma comprende fin troppe corbellerie benpensanti e moraliste, codici etici e bimbi, bimbi, tanti bimbi. Torme di propagandistici bimbi, eserciti di pargoli innocenti da indottrinare. La Gioventù Prandelliana: insopportabili, odiosi bimbi da avvicinare a tutti i costi allo sport preteso corretto e pulito. Ora basta con i moralisti del pallone, ci vogliono uomini di calcio dalla scorza dura, incapaci di inginocchiarsi alle urla della piazza e ai suggerimenti dell’aristocrazia, gente con gli attributi al posto giusto e, perché no?, una sana dose di folle sfrontatezza per affrontare le mille fesserie e le centinaia di arroganze di calciatori, società, federazione e sponsor.

Allegri non va bene, meglio un qualsiasi Oronzo Canà. Che per altro, almeno un catenaccio lo saprebbe fare…  

Di Giovanni Vasso

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