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Mondiali. Il dispetto dei monelli belgi allo Zar Capello: il Belgio batte (e inguaia) la Russia

Pubblicato il 22 giugno 2014 da Giovanni Vasso
Categorie : Sport/identità/passioni

Soccer - England Press Conference - London ColneyChe te ne fai di un generalissimo se il tuo esercito non è all’altezza del campo di battaglia? Che te ne fai di un Fabio Capello se la tua squadra non è all’altezza del Belgio dei Fenomeni? La Russia è messa benissimo in campo, gioca e ci prova. Si sforza in tutti i modi e segue alla lettera le indicazioni del suo condottiero, lo Zar dell’Isonzo. Colma fino a un certo punto il divario tecnico. Organizzazione, disciplina e abnegazione contro il talento. Una battaglia persa in partenza. Ma onore a loro: avere il coraggio di giocarsela, nonostante tutto, non è impresa per molti.

DOTTOR MERTENS. Non doveva essere lui la stella del Belgio dei Fenomeni. Ci sono Hazard, Fellaini, Lukaku. Poi, forse arriva lui, Dries Mertens.  Che pure a Napoli non è che parta sempre titolare. Quando entra in campo, però, spacca. Sia che indossi l’azzurro caro a Partenope, sia che vesta i colori della bandiera belga. Si beve il diretto avversario russo come un cosacco ingollerebbe un bicchierino di vodka. Devastante, inarrestabile, ispirato, funambolico.L’anima della selezione di Wilmots. Almeno finora, in attesa dell’esplosione definitiva dei talentissimi. Nel complesso il Belgio fa il minimo indispensabile e si porta a casa i tre punti che garantiranno il passaggio del turno. E indurranno i ragazzi di Capello al drammatico spareggio contro la sorprendente Algeria.

 

IL MIRACOLO DELLO ZAR. Che la Russia non abbia a disposizione dei campionissimi, è poco ma sicuro. I mondiali durano solo un mese. E una sconfitta pesa, fosse anche nei gironi preliminari. Le partite si vincono uno a zero, e don Fabio lo sa fin troppo bene. Perciò ha plasmato una squadra per quanto possibile solida, determinata e volitiva. Ma manca la benzina necessaria allo sprint: il talento. Inutile girarci intorno, è una maledizione nazionale che attanaglia da sempre il calcio che si pratica al di là della Volga. Organizzazione, tattica e determinazione ma campionissimi pochini. E’ sempre stato il vero freno questo. Che non ha consentito prima all’Urss e poi alla Russia di riempire di trofei le sue bacheche. Anche quest’anno, il copione sarà puntualmente rispettato. Stavolta, però, Capello ha davvero fatto miracoli. Se la stella della squadra è nonno Kerzhakov, allora c’è poco da fare…

 

Di Giovanni Vasso

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