0

Mondiali. Ochoa-Akinfeev ovvero se un messicano para meglio di un russo…

Pubblicato il 18 giugno 2014 da Giovanni Vasso
Categorie : Sport/identità/passioni

ochoa messicoSe un messicano para meglio di un russo, vuol dire proprio che è finito il mondo (del pallone). Possibile che il fratello minore di Jorge Campos, passato alla storia più per le sue sgargiantissime mise da estremo difensore (ma non del gusto…), sia più forte del nipote di Lev Jascin? Sì, alla faccia dei feticisti degli almanacchi. E’ la magia del Mondiale. Anzi, dato che sia in Brasile, la macumba del calcio.

L’EROE PEZZENTE. Francisco Guillermo Ochoa Magana, anni 28. Disoccupato, occasionalmente impiegato come estremo difensore della nazionale messicana. E’ lui l’uomo che ha sbattuto in faccia a bombolino Neymar tutta l’inconsistenza del suo Brasile. E’ lui che ha chiuso la porta messicana. E chissenefrega se nessuna squadra l’ha finora tesserato. E chissenefrega se lui difendeva la porta dell’Ajaccio disastroso che è tornato mestamente nella Ligue 2, in Francia dopo un campionato da dimenticare. Vero, Fabrizio Ravanelli? Criniera di riccioli domata da una vistosa fascia nera stile donna delle pulizie, sulle spalle il ‘13’. Il portiere della Tricolor – da buon interprete del ruolo – s’è esaltato davanti alle stelline di Felipao Scolari. Ed è diventato un eroe, un Masaniello dell’area di rigore.

IL NOBILE DECADUTO. Igor Vladimirovic Akinfeev, anni 28. Leggenda vivente del glorioso Cska di Mosca, bandiera della nazionale russa. Erede conclamato della prestigiosissima scuola nazionale che, negli anni, ha sfornato autentici numeri 1. Lev Jascin, per esempio. Rinat Dasaev, in tempi più recenti. La prima della Russia autarchica e autocratica dello zar d’adozione Fabio Capello, però, rischia di trasformarsi in una tragedia. Perché su un tiraccio sporco e fetente di un coreano (ma sono sempre loro!) è stato capace di fare l’impossibile: ciccarla in un modo così goffo e tremendo da gettarsela in rete praticamente da solo. Dopo il novantesimo s’è esibito nel seppuku delle scuse pubbliche. Dovute. Biondo ma non troppo, altissimo, sguardo spavaldo. L’aristocrazia del pallone vestita di verde, come il prato nel quale avrebbe voluto sprofondare dopo la figuraccia. Manone guantate sul viso, il tramonto degli dei.

 

Di Giovanni Vasso

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>