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Calcio. Il mito Boskov: dieci celebri citazioni dell’allenatore slavo

Pubblicato il 29 aprile 2014 da
Categorie : Sport/identità/passioni

boskov«Rigore è quando arbitro fischia», è già una massima dell’immaginario nazionale. Una sentenza che rivela una filosofia (non solo calcistica) implacabile. Accanto alle imprese sportive, dell’allenatore serbo Vujadin Boskov si ricorderanno le tante pillole di saggezza. 

«Pallone entra quando Dio vuole». Come non credergli.  Con annessa poi una buone dose di teologia fatta di scongiuri. 

«Meglio perdere una partita 6-0 che sei partite 1-0». Si può dargli torto?

«Se io slego il mio cane, lui gioca meglio di Perdomo (uruguaiano del Genoa, ndr). Io non dire – precisava – che Perdomo giocare come mio cane. Io dire che lui potere giocare a calcio solo in parco di mia villa con mio cane». Genio e schiettezza.

Un grande Boskov, dunque, campione anche d’ironia: «Benny Carbone con le sue finte disorienta avversari, ma pure compagni».

Nel mirino anche grandissimi del calibro di Ruud Gullit. Per lui la doppia uscita in odore di malizia: «È come cervo che esce di foresta». Quando poi dalla Samp tornò al Milan, commentò: «Gullit è come cervo ritornato in foresta».

C’è poi il grande la grande lezione di pragmatismo: «Io penso che per segnare bisogna tirare in porta. Poi loro sono loro, noi siamo noi». E ancora: «Se vinciamo siamo vincitori se perdiamo siamo perditori».

A cui si aggiunge: «Palla a noi, giochiamo noi, palla a loro, giocano loro». 

«No serve essere 15 in squadra se tutti in propria area». Il credo tattico di Vujadin.

Dietro il colore, c’è il leader. Eccolo, dunque: «L’allenatore deve essere al tempo stesso maestro, amico e poliziotto?».

@barbadilloit

 

 

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