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La lettera. L’Italia corrosa dalle tasse e dalle chiacchiere (e i giovani emigrano in Usa)

Pubblicato il 12 aprile 2014 da Ferdinando Parisella
Categorie : Cronache Economia

lavoroPubblichiamo la lettera di un imprenditore che vorrebbe assumere e investire, ma registra la scarsa attrattiva dei salari italiani, nonché l’impossibilità di competere con gli stipendi stranieri. Da qui una fotografia della crisi italiana, con l’appendice di una nuova dolorosa emigrazione dei nostri giovani.

Vi racconto una storia vera. La mia. Luglio 2013 devo aprire un nuovo ristorante. Dice, ma come in piena crisi? Certo, sono un inguaribile romantico ottimista e lavoro per la mia Italia. Sempre e comunque. Tralascio la follia delle documentazioni, scie varie, tabelle e controtabelle, versamenti, carte su carte, Comune, Regione, Asl varie, chi più ne più ne metta. Selezione del giovane personale, occasioni di lavoro. Tanti chiudono, io apro. Arrivano 22 curricula.

Il Governo Letta-Alfano, meglio Alfetta, vara il decreto sull’occupazione. Conferenza stampa, Letta dice: “sgravi a chi assume, le imprese non hanno più alibi”. Bene, penso io. Aspetto la pubblicazione, dice che gli sgravi valgono per chi ha meno di 29 anni, gli altri morissero, chi è iscritto alle liste da almeno sei mesi e, dulcis in fundo, chi ha la licenza media inferiore. Capito? Non superiore, non il liceo, insomma. Risultato di 22 ragazzi, tutti universitari meno uno, che dovrà fare l’ultimo anno di liceo. Pazzesco è dire poco. Meglio demenziale. Comunque andiamo avanti. Uno di questi giovani mi dice, vado in California per un mese, fammi sapere come intendi mettermi in regola, torno a settembre.

E qui viene il bello, o l’imparagonabile, fate voi. Il mio consulente del lavoro mi invia un prospetto con analisi dei costi di un 4°livello apprendista 40 ore settimanali, contratto commercio. Sintetizzo, costo lordo euro 18.159,22. Questo costo sarebbe agevolato, perché apprendistato. Al lavoratore viene un netto di euro 982 netti. Sì avete letto bene, meno di mille euro!!!

Bene, scrivo come d’accordo al giovane da quasi un mese in California, descrivendogli le cifre di cui sopra. Passa un altro mese, la frenesia del mese di agosto mi impedisce di pensare a quel giovane. Arriva invece la sua di mail: “ho trovato lo stesso lavoro, casa e ho cominciato già da un mese. Prendo 3.800 dollari.”

Passano altri 6 mesi, lo ha raggiunto la sua fidanzata che lavora già in un ristorante di fronte al suo. Prende come lui. La casa gli costa 1.000 dollari, cioè 500 a testa. La scuola di perfezionamento dell’inglese, circa 500, l’iva è al 4%, i carburanti sotto i 0,47 di euro. Le imposizioni fiscali sono al massimo al 13%. Ah, dimenticavo, si trovano a San Francisco, non nel deserto alle Havasu Falls. Cosa aggiungere?

Aggiungo che trent’anni fa, mai avrei pensato di dire, ora che ne ho quasi sessanta, “caro mio amico, sono disarmato dalle cose che mi racconti.”

La mia figlioccia, 24 anni, si è laureata con il massimo dei voti e lode il 7 marzo scorso in giurisprudenza, in regola senza perdere neanche un giorno. Quattro giorni dopo è partita per un viaggio itinerante negli Usa. E’ passata a salutare quel giovane amico a San Francisco. Conferma ogni cosa. Vuole tornare per fare un master, lì. Anche a lei ho sbiascicato qualcosa.

Eppure farò del tutto per mantenerla qui, ma come si fa a non capire che bisogna fare presto, presto, presto, prestooooooo. Questi ci scappano. Ed hanno le loro ragioni.

Noi abbiano le nostre, non possiamo pagare il doppio di contributi su un magro stipendio, l’impresa muore prima di nascere. Allora, che si fa? Se detassiamo, ma davvero subito, potrò assumere eccome, potrò pagare eccome. Lo potrò fare , non solo per questo nuovo ristorante, ma anche per l’altro che ho aperto da 16 anni. Lo potrò fare per un’altra società d’importazione, lo potrò fare per un’altra società di architettura. Tutte piccole, ma che potrebbero già solo loro, dare lavoro ad altri giovani, quindi accendere la speranza a qualcuno. Non abbiamo bisogno nient’altro che di abbassare i costi, non le tutele, i costi.

Quante aziende piccole hanno chiuso, qualcuno si è accorto solo ora che mille persone al giorno in Italia hanno perso il lavoro nel privato. Ma quanti lo hanno perso nel pubblico? Nessuno. Due Italie, sempre più distanti. Una che soffoca l’altra. Dice, ma questo è un altro discorso. No, questo è il discorso. La spesa pubblica è il discorso, per mantenerla stiamo uccidendo un paese intero.

Il mio è un grido documentato e disperato. Passano i mesi, passano gli anni. Vorrei continuare a credere in un futuro possibile per questa mia disperata Italia che non vorrei più vedere a rovescio. Ma tant’è.

@barbadilloit

Di Ferdinando Parisella

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