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Il caso. Tessera del tifoso nuove norme e vecchi vizi dei gattopardi del calcio

Pubblicato il 8 aprile 2014 da Mario De Fazio
Categorie : Corsivi Sport/identità/passioni

noallatesseraTutto cambi affinché nulla cambi. La regola del Gattopardo sembra sempre calzare a pennello per chi governa all’insegna del marketing commerciale. L’hanno presentata come una rivoluzione ma, a spulciare tra le principali novità annunciate dal Viminale, per “favorire” la partecipazione alle gare di calcio dei tifosi, nulla sembra cambiato nella sostanza, molto (o abbastanza) nella forma.

La task force – già dal nome l’idea di una super-commissione ad hoc vorrebbe dare la sensazione di efficienza e rigore – costituita presso il Ministero dell’Interno ha annunciato i risultati di tre mesi di lavoro. Le novità entrano in un pacchetto di misure per la sicurezza siglato ieri a Roma dal ministro Alfano e dai vertici del calcio italiano, e verranno sperimentate a partire dalla prossima stagione.

Cosa prevede la rivoluzione (l’ennesima) copernica nel mondo pallonaro? Innanzitutto la riorganizzazione degli stadi, all’interno dei quali non ci potranno essere settori con una capienza superiore ai 10mila spettatori. Verrà favorita la creazione di “mini-settori”. Obiettivo? Rendere più facilmente identificabili i tifosi. Anzi, come recita il documento, agevolare  «un’attività degli incaricati della procura federale tale da riconoscere il sotto settore dal quale provengono attività sanzionabili ai fini della giustizia sportiva». Tradotto: settori più piccoli e ben separati, in modo da individuare subito chi mette in pratica comportamenti sanzionabili. Che restano, pare di capire, gli stessi: anche chi accende un fumogeno o suona un tamburo, è bene ricordarlo, potrà continuare a beccarsi da uno a tre anni di diffida.

Ma attenzione alla portata rivoluzionaria delle novità in materia di acquisto dei biglietti e trasferte. I tagliandi per una partita si potranno acquistare anche online, attraverso smartphone, tablet o fidelity card, anche pochi minuti prima della partita. Allora sì che cambia tutto. Fatte salve le agevolazioni promesse per i minori di 14 anni o gli over 60, i benefit per le famiglie, e la possibilità di invitare due amici se si è abbonati, viene promessa una “maggiore facilità per seguire la propria squadra in trasferta, possibilità anche per i tifosi ospiti di acquistare i biglietti anche il giorno della gara, eccezion fatta per le partite considerate dal Viminale a rischio massimo”. Quindi decide sempre il Viminale se la partita è a rischio. E senza la tessera del tifoso – pardon, pare vogliano chiamarla tessera dello sportivo – si resta comunque a casa. Gli abbonamenti stagionali e la vendita dei biglietti per le trasferte, infatti, saranno un’esclusiva per i tifosi fidelizzati. Anche qui, il cambio è evidente. Scompaiono i tesserati, arrivano i “fidelizzati”. Sembra già di vedere gli stadi tornare a riempirsi.

La realtà, a ben vedere, è che resta quasi tutto come ora. Nessun cenno al tanto contestato articolo 9, o all’eliminazione di norme liberticide come la “flagranza differita”. Ma tanta, tanta buona volontà. Pelosa e ottimista. «Dobbiamo garantire la sicurezza in tutti gli stadi e far si che questa non diventi un freno e un limite alla partecipazione popolare, perché di troppa sicurezza lo stadio muore» ha rassicurato, con insolito afflato lirico, il ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Per il presidente del Coni, Giovanni Malagò, si tratta di «una bellissima notizia per lo sport e per il Paese: non si pensa più alla tessera del tifoso per vietare, ma per favorire. Non la chiamerei più tessera del tifoso, ma tessera dello sportivo». E qui che arriva la svolta: il cambio del nome. Chi ama il calcio può dormire tra due guanciali.

L’impressione, in attesa di vedere i risultati, è quella di trovarsi dinanzi alla classica montagna che ha partorito un topolino. Con una stitichezza evidente e una volontà di cambiare direttamente proporzionale all’inadeguatezza mostrata negli ultimi anni. Curioso che la “svolta” arrivi a pochi giorni dall’incontro tra ultras e politici, che sembrava aver aperto spiragli per un dialogo finalmente costruttivo. Ma ogni prodotto necessita di un cambio di look. E un po’ di plastica a fare da involucro a un pacco (vuoto) non fa mai male. Tutto cambia di continuo, per i gattopardi del calcio e della politica. Affinché nulla cambi realmente.

@barbadilloit

@mariodefazio

Di Mario De Fazio

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