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Il caso. La fabbrica chiude? E gli operai la socializzano da Buenos Aires a Latina

Pubblicato il 18 marzo 2014 da Francesco Filipazzi
Categorie : Cronache Economia

partecipazione lavoratoriQuando la crisi morde e le aziende chiudono e molti lavoratori non riescono più a rientrare nel mercato del lavoro che cosa si fa? Per molti di questi l’unica possibilità di sopravvivenza rimane il tentativo di rilanciare la fabbrica che li ha licenziati, nonostante l’opposizione dei proprietari stessi. Una via, molto simile alla socializzazione, che in Argentina è stata protagonista del rilancio economico del Paese agli inizi degli anni 2000, poco pubblicizzata nel resto del mondo e ben spiegata in un documentario canadese, dall’evocativo titolo “The Take. Occupy, resist, produce”.

Recentemente, come abbiamo già raccontato su Barbadillo, ha fatto scalpore in Europa l’occupazione della fabbrica produttrice delle madeleine, che stava per essere venduta, ma con buone probabilità verrà salvata dai lavoratori stessi. Un episodio simile ad alcuni accaduti anche in Italia, dove gli operai che, nonostante l’azienda, non si sono arresi sono diventati protagonisti di avventure anche longeve.

Un esempio interessante è quello dell’Evotape, che produce nastro adesivo per imballaggi nella zona di Latina. La crisi dell’azienda non era determinata da fattori reali, ma da giochi finanziari ai vertici della multinazionale che la controllava. Dopo il fallimento nell’aprile del 2012, i lavoratori costituiti in cooperativa hanno presentato un piano di rilancio, approvato dal giudice fallimentare. In circa un anno sono arrivati ad un fatturato di un milione di euro, che fa ben sperare per i progetti futuri.

In totale nel nostro Paese sono state avviate una quarantina di esperienze, denominate in inglese “workers buy out” e i primi a censirle sono stati i giornalisti di il bureau.com. Non tutte le “fenici d’Italia” sono riuscite a sopravvivere, mentre altre si sono reinserire nel mercato alla grande. In tutto questo non c’è nulla di ideologico, ma semplicemente la presa di coscienza del proprio valore da parte di alcuni professionisti che non si arrendono alla cassa integrazione e alla disoccupazione. Queste persone hanno dimostrato come spesso le delocalizzazioni e le vendite agli stranieri non siano la soluzione ottimale e che i posti di lavoro possono essere salvati. Basta volerlo.

@barbadilloit

@cescofilip

Di Francesco Filipazzi

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