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L’intervista. Merlino, Comitato 10 febbraio: “Le Foibe ora sono parte della storia italiana”

Pubblicato il 12 febbraio 2014 da E. B.
Categorie : Cronache Le interviste

10febbraiologo

«È stata molto deludente la scelta di Rai Uno, raccontare la storia è fondamentale e non andrebbe relegata in tarda serata». Emanuele Merlino, responsabile del Comitato 10 Febbraio per la Provincia di Roma e della attività di progettazione e teatrali, esordisce come nella fantascienza distopica di 1984, dove Orwell metteva in guardia i lettori dicendo loro «chi controlla il passato controlla il futuro».  Proprio per riprendersi il futuro, nel 2005, ad  un anno dall’approvazione della legge istitutiva della Giornata del Ricordo, un gruppo di allora studenti universitari decide di «esaltare quella storia poca conosciuta, che ha riguardato milioni di italiani». Nel 2011 per il Comitatoinizia una nuova stagione, scandita dal rinnovamento del suo comitato scientifico, composto da quell’anno «da persone che non hanno legami di sangue con le terre irredente, perché –  spiega Emanuele – dietro a questa mutazione si nasconde un’esortazione rivolta a tutti, ovvero quella di rivedersi in un ideale come italiani e non più soltanto come esuli».

In nove anni d’attività il Comitato ha portato avanti in tutta Italia più di un migliaio di iniziative, distinguendosi anche durante queste ultime commemorazioni per impegno ed entusiasmo. «Il Comitato mette a disposizione il suo simbolo e la sua struttura a chiunque ne condivida gli scopi» spiega Emanuele. Nonostante l’elasticità della struttura, la sua identità apolitica è intangibile, anche se dialogare con la politica e le istituzioni è fondamentale. «Con il centrodestra –  osserva Emanuele –  abbiamo obiettivamente avuto maggior scambio, ma anche a sinistra c’è stata più volte l’occasione di collaborare». Ad esempio, quest’anno, uno dei patrocini alla Corsa del Ricordo nel quartiere Giuliano-Dalmata è stato offerto dalla Regione Lazio di Zingaretti.

A questo punto vengono in mente le “scuse consapevoli” di Occhetto, oppure la solidarietà espressa da Smeriglio, vicepresidente della Regione Lazio per Sinistra Ecologia e Libertà.  «A volte ci si ritrova ad avere degli strani compagni di strada» commenta Emanuele. A fronte di una legge che sancendolo lo impone, chiunque ricopra un ruolo istituzionale dovrebbe fare altrettanto e non limitarsi a casi isolati. Il pensiero va subito al sindaco di Roma Marino e al suo vice Nieri. “Come Comitato riteniamo che il ruolo di Roma debba essere quello di protagonista. Come Capitale d’Italia e come città che ospita un così nutrito numero di esuli dalle terre istriano-dalmate è da Roma che deve partire il messaggio che la solidarietà, la fratellanza, il rispetto, il senso di giustizia verso la tragedia delle foibe e dell’esodo sia un valore – osserva Emanuele, secondo il quale – Poter visitare Basovizza per conoscere e “respirare” il dramma che ha colpito cosi tanti italiani, deve essere una priorità per l’educazione degli studenti romani”. Per ottenere una vittoria definitiva, secondo Emanuele, occorre abbandonare quella visione della storia che definisce “tifosa”. A partire dalla sovrapposizione sbagliata tra Foibe e Fascismo: nelle Foibe non ci sono finiti solo gli esponenti del PNF, «nell’Istria liberata del ‘43 scomparivano nella notte, senza che non se ne sapesse più nulla, anche preti, artigiani, panettieri e calzolai».

Ritorniamo a parlare del Comitato e delle sue attività, di una sfida in particolare, quella affrontata nel 2012, che ha visto Il 10 Febbraio partner di un’Associazione slovena all’interno di un importante progetto europeo. Emanuele prende la parola in occasione della tappa ad Isola d’Istria, che ricorda essere “proprio come Venezia”. «Gli ho detto che i loro simboli di libertà sono per noi simboli d’oppressione ed è proprio per questo che il Comitato 10 Febbraio ha scelto di essere qui»  –  racconta. «Siamo qui perché crediamo nel dialogo tra due identità diverse, che hanno vissuto la stessa storia da opposti punti di vista» – prosegue Emanuele, il quale sa bene come mettersi nell’ottica altrui possa agevolare il processo comunicativo. «Entrambi ammiriamo ed onoriamo il coraggio dimostrato dai nostri connazionali, perché nonostante i simboli e le esperienze che ci dividono, siamo capaci di nutrire le stesse emozioni» – conclude Emanuele. La storia di Emanuele convince, tanto che il pubblico si commuove ed una delegazione slovena gli consegna una corona di fiori freschi, con la preghiera di deporla in sua vece proprio a  Basovizza. E fu così che con delle semplici “emozioni” il Comitato 10 Febbraio è riuscito idealmente a riunire due popoli e due storie da sempre in lotta.

 

@barbadilloit

Di E. B.

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