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L’intervista. Tatarella a La Stampa: “I poteri forti? Basta lusinghe, comanda la politica”

Pubblicato il 8 febbraio 2014 da Dario Cesto-Dina
Categorie : Le interviste Personaggi

tatarellaRiproponiamo l’intervista a Pinuccio Tatarella – di cui l’8 febbraio ricorre il quindicesimo anniversario della scomparsa – pubblicata su La Stampa del 10 agosto 1994. Un’intervista nella quale emergono tutti i passaggi della riflessione “da destra” dell’allora vice presidente del Consiglio del primo governo Berlusconi sui “poteri forti” e sulla volontà della destra post-missina di rappresentare la forza del primato della politica. Le tematiche affrontate da Tatarella sono di stringente attualità .

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Ministro Tatarella, il governo ha dovuto fare  dietrofront anche sugli spot. Un’altra sconfitta per Berlusconi?

Macché sconfitta, non diciamo sciocchezze. E’ un adeguamento alla democrazia in diretta.

 Che fa, parla anche lei il linguaggio televisivo?

Le spiego. Democrazia in diretta è quello che sta succedendo da quando abbiamo formato il nuovo governo. In questi cento giorni abbiamo avuto casi enormi di democrazia in diretta: il decreto Rai che si cambia in corso d’opera, il decreto Biondi che diventa un disegno di legge dopo le proteste della gente e, ultimo, la vicenda degli spot: si fanno, qualcuno si oppone, alcuni vengono ritirati, altri rimangono. Questo è il governo della visibilità, della trasparenza. Sapesse quanti dovrebbero imparare da noi….

Chi, per esempio?

I poteri forti.

Si spieghi meglio.

Senta, essendo un uomo nato nell’opposizione, è esattamente dal primo giorno, mentre iniziava la trattativa per il governo, che penso che oltre all’istituto-governo c’è l’istituto-extra governo, la vera “ombra”, quelli che io chiamo i poteri forti del regime parlamentare proporzionalistico.

I poteri forti della Prima Repubblica?

Esatto. Io pensavo che bisogna passare dai poteri forti della Prima Repubblica, che erano tutti invisibili, ai contropoteri forti visibili di un regime presidenziale all’americana.

Ma questo incubo dei poteri forti non è mitologia?

No, esistono, io li conosco bene.

Scusi ministro, li può enumerare?

Certo. I poteri forti sono: la Corte Costituzionale, il Csm, Mediobanca, i servizi segreti, la Massoneria, l’Opus Dei, Bankitalia, i gruppi editoriali con le loro intese, la grande industria privata.

E qual è il tratto che li unisce?

La cooptazione. Un potere è davvero forte se riesce a cooptare un altro potere, un altro dirigente, un altro schema, un altro gruppo. Assieme si fa cordata, capisce?

Cordata per fare che cosa?

Non solo per influenzare lo Stato, ma per diventare lo Stato. Ecco perché bisogna rendere visibili questi poteri e fissare le regole per tutti.

Insomma lei ammette i poteri forti, ma chiede che diventino anche visibili. E’ così?

Esatto, visibili e trasparenti.

Nel senso che non facciano più interdizioni sott’acqua, o sottotraccia, come scrive il Giornale?

E’ così. Pensi a Mediobanca. A Mediobanca c’è Cuccia, il personaggio che ammiro di più nel mistero della  Prima Repubblica. Nella Seconda Repubblica, basata invece sulla visibilità, Cuccia a mio parere dovrebbe essere il più visibile possibile.

Abbia pazienza, ministro. Che cosa c’è di tanto invisibile in Cuccia?

E me lo domanda? Mio Dio! Già il fatto che è l’uomo meno fotografato d’Italia significa che è il più invisibile di tutti… Se chiediamo a un cittadino medio chi è Cuccia, vedrà, nessuno lo conosce. Il potere è visibile quando uno lo “sente”: Scalfaro è visibile perché uno lo sente, Montanelli è visibile perché uno lo sente. Cuccia non è visibile. E allora basta. In una nuova Repubblica, anche il capo di Mediobanca deve diventare visibile.

Ma allora, che cosa chiede a Cuccia?

Ho detto qualche mese fa che un personaggio come lui non può attraversare indenne questo cambiamento di regime.

Senta, lei mi sembra ossessionato dalla mitologia dell’opposizione. Davvero fanno così paura i poteri forti?

Io sono convinto che lo sbaglio di Mediobanca sia quello di opporsi al nuovo. Basta fare un esempio: gli incontri di Cuccia con gli esponenti del vecchio regime alla vigilia del voto. Secondo esempio: il tentativo di dar vita al terzo polo televisivo. Vuole un terzo esempio? Mediobanca a volte anche quando non c’entra viene citata. Questo significa che un suo ruolo ce l’ha sempre. Si è detto che Mediobanca, insieme con la Banca d’Italia, ha favorito il viaggio di Occhetto nella City a Londra quando l’ex leader del Pds aveva bisogno di una legittimazione in Europa per meritare Palazzo Chigi. Io dico questo: se Cuccia ha un’idea la deve formalizzare all’interno dei suoi organismi e renderla pubblica.

Se ho capito bene lei chiede ai poteri forti: diteci da che parte state. E’ così?

Sì, quando uno che rappresenta i poteri forti ha un parere, questo parere deve essere conosciuto. Questo è l’adeguamento alla democrazia in diretta di cui parlavo prima. Faccio un altro esempio: si parla della Banca d’Italia. Bene: la Banca d’Italia è un ente autonomo. Benissimo. Ma io voglio sapere la differenza fra il vecchio governatore Baffi, poi divenuto presidente onorario, che andava alla Banca d’Italia, studiava, leggeva giornali, e il nuovo presidente onorario, Ciampi, che all’interno di Bankitalia sul piano politico viene classificato come un sostenitore della tesi A contro la tesi B. Ebbene può un presidente onorario in un regime di poteri visibili e notificati, averci il ruolo che ha oggi Ciampi, il cittadino Ciampi come amava autodefinirsi in Parlamento? Che significa essere presidente onorario oggi nella Banca d’Italia? Che ruolo deve avere? Quello di essere come un semplice cittadino che per dignità e prestigio ha una sedia e un telefono, oppure uno che attraverso la Banca d’Italia può avere ancora un ruolo decisivo nella strategia delle alleanze?

In questi cento giorni come si sono comportati i poteri forti rispetto al governo?

Io li ho sentiti ostili. E le spiego perché. Perché questi poteri hanno sempre strumentalizzato e utilizzato la sinistra.

 In che modo?

Con la lusinga. La storia della Fiat, per esempio, è una storia di lusinga a sinistra. Salvemini polemizzò con il partito socialista e ne uscì per il cedimento dei socialisti alla politica industriale. E’ un vizio antico, questo. La destra invece è nata come governo, anzi come buongoverno. La destra è stata sempre il governo delle regole.

Lei dimentica Mussolini. Anche lui era un difensore delle regole?

E che c’entra Mussolini con la destra politica parlamentare?

Mussolini è la destra al cubo, se mi permette…

No, lei si sbaglia. Mussolini non è stato né di destra né di sinistra… Comunque, mettiamo pure Mussolini tra parentesi. Io le sto dicendo un’altra cosa: per i poteri forti è meglio avere la sinistra al governo piuttosto della destra. Perché alla sinistra concedono quattro parole, si dichiarano progressisti, si cospargono di illuminismo, citano Bobbio, partecipano a qualche dibattito altamente filosofico e la sinistra cade, cade sempre nel tranello.

Insomma: più che di poteri forti si dovrebbe parlare di governi deboli?

No, questi poteri sono forti perché i governi sono deboli. Noi invece vogliamo essere un governo forte e autonomo e vogliamo anziché essere lusingati e cooptati – avviare insieme con i poteri reali e notificati una politica per l’azienda Italia.

E finora non è stato così?

Guardi, le faccio un altro esempio. I poteri forti in Europa comandano. Comanda la Fiat di Agnelli e Romiti, comanda l’Olivetti di De Benedetti, ogni tanto ha comandato Pirelli, però non c’è mai stata intesa fra questi gruppi industriali e la politica di governo in Italia. Vede, quando sono andato a Bruxelles ho provato la sensazione di un isolamento psicologico. Entro nei particolari. Per la commissione Bangeman erano stati prescelti due personaggi notevoli della vita economica italiana: Prodi e De Benedetti. Io mi sono informato: Prodi e De Benedetti non hanno avuto alcun rapporto con il governo italiano. Decidevano da soli: macché governo, bastavano loro….

Questi poteri forti come guardano a Berlusconi?

Lo snobbano. Perché Berlusconi non è un personaggio nato nel loro regime di cooptazione. E’ il vero fenomeno anomalo. Berlusconi è nato da solo. E le grandi chiese non ammettono mai il pastore evangelico che produce fedeli per conto proprio. Vede, secondo me loro vedono il governo Berlusconi come una nube che è passata sul loro cielo e non sanno se dopo questa nube ci sarà il sereno per tutti o si tornerà al vecchio regime, quello dei “professionisti”».

Perché, vi sentite dilettanti?

Ci trattano così. La politica è un rischio, una scelta. Noi scegliamo e rischiamo, gli altri stanno a guardare. Ma lei sa quante volte questi poteri forti hanno sbagliato sulla lira, sui venerdì neri della Repubblica, sulle scelte industriali? La loro faciloneria del giudizio è tipica della cooptazione. Perché quando non possono raggiungere un obiettivo con la lusinga, danno pareri ex cathedra.

Ma allora, dove sta lo scettro democratico? Sembra non siate sicuri di possederlo…

Lo scettro ce l’hanno i cittadini. E con il voto l’hanno affidato a questo governo. I poteri forti non sono stati scelti dai cittadini: ma erano abituati a tenere lo scettro nelle loro casseforti. Oggi lo abbiamo noi e non abbiamo nessuna intenzione di cederlo.

Ancora una cosa: voi siete sotto tiro da parte della stampa internazionale. Anche qui, è colpa di poteri invisibili?

C’è tutta una cultura che unisce questi giudizi e questi collegamenti fra l’Italia e il mondo giornalistico estero a tutte le privatizzazioni, al quadro che si vuol fare dell’Italia: per destabilizzarla al fine di impossessarsi di parecchi gioielli della nostra economia.

Lei crede davvero sia possibile questo quadro?

Nulla avviene per caso. Io credo a un gruppo di pochi che cerca di determinare la vita di molti. Questa è storia.

Davvero lei crede all’oligarchia nel 1994?

E come no. L’oligarchia ha sempre cercato di comandare sulla democrazia diretta, sui cittadini. Solo che noi non ci stiamo.

Ministro, non sarà che lei sta per caso cadendo nell’abusata tesi fascista della congiura demo-pluto-giudaico-massonica?

No, stia tranquillo. Io vedo la lusinga, non la congiura. Non il complotto, ma il condizionamento, che è anche peggio.

Quindi qual è il messaggio che invia ai poteri forti?

Questo: patti chiari, amicizia lunga. E basta con le lusinghe. Si mettano in testa che vogliamo comandare noi.

@barbadilloit

Di Dario Cesto-Dina

Una risposta a L’intervista. Tatarella a La Stampa: “I poteri forti? Basta lusinghe, comanda la politica”

  1. Tatarella fu quello che regalò l’Omnitel a De Benedetti
    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/archeo-omnitel-pi-che-il-ministro-dellarmonia-tatarella-a-sbloccare-la-licenza-di-telefonia-24036.htm

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