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Premier. Sunderland, la rivincita di Di Canio: “Troppi codardi in un club di deboli”

Pubblicato il 31 gennaio 2014 da Geoff Hurst
Categorie : Pallone mon amour Sport/identità/passioni

di canio okIl Sunderland di Gus Poyet è arrivato alla finale di Capitol One Cup e si sta giocando le sue chance per uscire dalla zona retrocessione in Premier League. I biancorossi sono attesi da un filotto decisivo di sei incontri che decreteranno il prosieguo del campionato delle Linci. Ma Paolo Di Canio, il ‘re’ defenestrato dal complotto dei boiardi dello spogliatoio, rivela la sua versione dei fatti in un’intervista verità rilasciata alla Bbc e al Guardian che sta spopolando da settimane in tutto il Regno Unito.

SQUADRA DI CODARDI – Mister Di Canio è ancora amareggiato: “Cinque partite non potranno mai cancellare quello che ho fatto per il Sunderland nei sette incontri del campionato precedente – spiega e poi aggiunge – mai nella mia carriera anche da calciatore sono stato tra chi chiede udienza direttamente al presidente e ai vertici della società. Ritengo un comportamento del genere da codardi. Ho sempre preferito un confronto diretto con l’allenatore“. Sull’andamento della squadra e sulle decisioni della società, Di Canio è stato nettissimo: “Tanto dipende anche dall’atteggiamento dei dirigenti. Se il club ha una mentalità debole si fida solo dei calciatori, se invece ha una tempra vincente tende a dar retta maggiormente all’allenatore“.

“WEST HAM? IL MIO DESTINO” – Il tecnico laziale non si lecca le ferite: “Il calcio è la mia vita, sono prontissimo a rientrare da subito. Aspiro ad allenare ancora in Premier League. Tutti sanno che tornerei di corsa al West Ham. Lì c’è la mia famiglia. Non posso dire nulla, sarei scorretto. L’unica cosa che posso affermare con sicurezza è che so, con chiarezza, che un giorno sarò lì. E’ il mio destino“. Intanto gli Hammers veleggiano a bassa quota in classifica. I neoacquisti Borriello e Nocerino hanno avuto il loro battesimo della…panchina nel match contro il Chelsea che ha fatto infuriare Josè Mourinho. Trentanove tiri in porta, per i Blues, manco uno fosse andato dentro (tranne quello di Eto’o, ma a gioco già fermo). “Il loro è calcio del 1800” ha tuonato il portoghese mentre il suo collega Sam Allardyce ha gongolato: “Può dire quel c… che vuole, non mi interessa. Vederlo impazzire, lui e i suoi giocatori, è stata un’esperienza fantastica!”

@barbadilloit

Di Geoff Hurst

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