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Calcio. Derby di Genova alle 12.30. Gli ultras: stadio vuoto e senza tifo contro le pay-tv

Pubblicato il 28 gennaio 2014 da Michele Mannarella
Categorie : Sport/identità/passioni

derby genocUn altro derby senza colori. Dopo quello di Milano dello scorso dicembre, in segno di solidarietà tra le curve di Inter e Milan per via di squalifiche e coreografie vietate, potrebbe essere la volta della stracittadina di Genova. E stavolta non solo senza colori, ma addirittura senza nemmeno i tifosi. Potrebbe, infatti, essere un Marassi vuoto, quello che il prossimo 2 febbraio vedrà Genoa e Sampdoria scendere in campo per contendersi il 90° derby della Lanterna. Il motivo va ricercato tutto nella scelta della Lega Calcio di far disputare la partita alle 12.30 (c’è chi dice per una maggiore vendibilità dell’evento alle ricche tv orientali, visto che il main event è già occupato dal posticipo Juventus-Inter) e nella conseguente presa di posizione degli ultras genoani e doriani che, seppur separatamente, hanno scelto la stessa forma di protesta : lasciare il Ferraris spoglio e vuoto di qualsiasi forma di tifo e colore.

Tutti fuori. La durissima protesta è partita dai gruppi ultras della Gradinata Nord, cuore pulsante del tifo genoano, i quali, in un durissimo comunicato, invitano tutti i tifosi del Grifone – che per l’occasione gioca in casa e quindi con a disposizione ¾ dei settori di Marassi – a non entrare e anzi concentrarsi sotto la Gradinata Nord, per dare voce alla protesta contro chi ha deciso l’orario del derby. “La risposta ci sarà e non vi piacerà. Prenderemo di mira chi è responsabile di questo schifo: le televisioni a pagamento, i giornalisti che sul calcio mangiano e sui tifosi sputano e la Lega calcio”. L’obiettivo degli ultras è “uno stadio spoglio: niente tifo, nessuna sciarpa, nessuna bandiera, nessuna coreografia. La nostra coreografia la vedrete in mezzo alla strada!”.

Dello stesso avviso anche l’Associazione Club Genoani e i Figgi dö Zena -storico club genoano che per l’occasione aveva già preparato una grande coreografia da esporre nei Distinti – che annunciano battaglia anche tra i tifosi delle tribune : “Il derby vuoto guardatevelo voi padroni non desiderati del calcio, noi in piazza a lottare per la nostra Fede e la nostra Tradizione che non ha mai visto un derby all’ora di pranzo”.

I tifosi protagonisti. L’offesa a Genova e ai genovesi è stata sentita fortemente anche sulla sponda blucerchiata. In contemporanea ai “cugini” rossoblù, anche gli Ultras Tito Cucchiaroni, l’anima del tifo doriano, hanno scelto la via del boicottaggio: tutti sotto la Gradinata Sud, nessuno dentro il Ferraris. Il discorso degli ultras della Sampdoria è molto semplice e schietto, improntato a riportare l’attenzione sul vero protagonista della stracittadina genovese, ovvero il pubblico : “Il derby di Genova è una partita storicamente povera di contenuti tecnici. I valori veri del derby sono altri: un’atmosfera che ha pochi eguali al mondo. Una rivalità acerrima, insuperabile, durissima. Uno scenario bollente sugli spalti che supera i 90 canonici minuti di gioco. Qui non siamo a Milano, che i campioni sono in casacca e braghette. Qui i campioni sono trentamila persone, genovesi, che escono di casa e vanno ad assiepare le gradinate di Marassi. Perciò questo oltraggio non lo accettiamo. Rivendichiamo il ruolo di principali protagonisti dello show. Quanto vale ancora lo show senza noi tifosi? “. La sfida, quindi, lanciata dai tifosi sampdoriani, è proprio questa : quanto può valere il derby della Lanterna senza la vera anima della partita, i tifosi?

Un problema di ordine pubblico. Anche la politica, dopo i tifosi, ha manifestato chiaramente i propri malumori riguardo il derby di mezzogiorno. Dal sindaco Doria all’assessore regionale allo sport Rossi, fino al deputato del Pd Tullo, che ha addirittura presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri dell’Interno e dello Sport, il coro di dissenso si è alzato unanime. Il derby alle 12.30, oltre che un’offesa allo spettacolo stesso che il derby porta con sé, diventa anche un rischio sul piano dell’ordine pubblico. Perché, in concomitanza con Genoa-Samp, si svolge anche la Fiera di Sant’Agata, un altro grande tradizionale appuntamento cittadino che si tiene proprio tra le strade di Marassi – il quartiere dello stadio – e del limitrofo quartiere di San Fruttuoso, tra centinaia di bancarelle e tanta gente proveniente da tutta la Liguria e dal basso Piemonte. E con migliaia di tifosi fuori dallo stadio prima, durante e dopo la partita, è facile immaginare dei forti disagi per i turisti e gli esercenti, anche nell’ipotesi che fili tutto liscio.

Non sembra però dello stesso avviso la prefettura di Genova, affatto preoccupata dei disagi e dei possibili scontri, nonostante diverse scritte minacciose nei pressi dello stadio e in altri punti della città (“Derby 12:30 derby di sangue”, “Mezzogiorno di fuoco”, “12:30 = violenza”). Il prefetto Balsamo ha precisato che “il calendario lo stabilisce la Lega Calcio, non le autorità amministrative. Lo spostamento di una gara può avvenire eccezionalmente per motivi di sicurezza”, lasciando poi l’ultima decisione al questore Montemagno e alla squadra tifoserie della Digos, convinti per il momento che non ci saranno problemi tali da mettere a rischio la sicurezza. Con un precedente dalla loro, quello di Toro-Juventus dello scorso settembre. Sotto la Mole non ci fu nessun problema anche in un orario bizzarro come le 12.30. Precedente ricordato anche dall’allenatore blucerchiato Mihajlovic, che poi spiazza tutti : “Per me è perfetto,ma non cambia niente. Se vinci vai a casa a mangiare, se perdi vai a casa a piangere”. In settimana ci sarà la decisione della Lega, per ora orientata a mantenere l’orario alle 12.30. Se però è vero che lo spettacolo del derby della Lanterna è dato proprio dai trentamila campioni genovesi che infuocano gli spalti del Ferraris, senza di essi che spettacolo sarà venduto in Oriente? La palla a Beretta e alla questura di Genova, e buon appetito…

@barbadilloit

 

Di Michele Mannarella

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