1

Esteri. La Bachelet torna presidente del Cile. Crollo del centrodestra

Pubblicato il 16 dicembre 2013 da Giorgio Ballario
Categorie : Esteri

bacLa socialista Michelle Bachelet ritorna alla presidenza del Cile, carica che aveva già ricoperto dal 2006 al 2010. Lo fa con un’affermazione netta sulla rivale della coalizione di centro-destra, Evelyn Matthei, sconfitta per 62 a 38 per cento dei suffragi. Ma le percentuali non devono trarre in inganno: Bachelet è stata eletta con poco più di tre milioni e mezzo di preferenze, a fronte di 13 milioni e mezzo di cileni che avevano diritto al voto. In sostanza alle urne è andato solo il 40% dei cittadini.

Non un trionfo, quindi, bensì una mezza sconfitta. Della democrazia cilena, in primo luogo. E poi del centro-destra, presentatosi alle urne con una candidata evidentemento poco attraente per il proprio elettorato, tant’è vero che i votanti per il blocco liberal-conservatore non sono mai stati così pochi. “Il peggior risultato del centro-destra in Cile negli ultimi 20 anni”, come riferisce il quotidiano della capitale, El Mercurio.

In questo scenario tutt’altro che esaltante la ex presidente Bachelet, tornata a Santiago dopo un parentesi all’Onu, agli occhi dei cileni ha rappresentato l’usato sicuro e soprattutto è riuscita a mettere insieme una coalizione composita e ideologicamente piuttosto variegata, la Nueva Mayoria (Nuova Maggioranza) che va dal marxista-leninista Partido Comunista de Chile (di cui fa parte la nota leader studentesca Camila Vallejo), al Partido Socialista della stessa Bachelet, fino a gruppi centristi come PPD e democristiani con il PDC, scolorito erede del glorioso partito anti-golpista degli anni Settanta e Ottanta che fu di Eduardo Frei e Patrizio Aylwin.

Una coalizione spuria, che ora nei primi cento giorni di mandato dovrà approvare – secondo le promesse elettorali, provvedimenti come la legalizzazione dell’aborto terapeutico e le nozze fra omosessuali, oltre all’estensione dell’educazione pubblica e gratuita e la riforma tributaria, con l’aumento delle tasse per le grandi aziende, dall’attuale 20% al 25%, con sgravi fiscali alle famiglie meno abbienti e alle piccole imprese. Mancando alla coalizione di centro-sinistra la maggioranza assoluta, tuttavia, sarà invece impossibile varare la riforma della Costituzione, come annunciato da Bachelet prima del voto.

Insomma, per Bachelet i prossimi quattro anni si preannunciano un percorso in salita. Ma saranno ancor più in salita per la Alianza, alla quale spetterà il compito di raccogliere i cocci di queste elezioni, che hanno totalmente bruciato l’eredita del presidente uscente Sebastián Piñera. Evidentemente le parole d’ordine della Matthei, ex ministro del lavoro di Piñera e prima donna candidata alla presidenza da un centro-destra sempre più liberal-conservatore, non hanno fatto presa sull’elettorato cileno.

Forse servirebbe altro per far tornare alle urne gli otto milioni di cileni che domenica scorsa si sono rifiutati da andare a scegliere tra le figlie dei generali (il padre della Bachelet era generale dell’aeronautica, membro del governo di Allende; quello della Matthei, pure lui generale dell’aeronautica, fu ministro di Pinochet). Ma della tercera posiciòn che negli ultimi decenni ha conquistato spazi importanti nell’America Latina (dal neoperonismo di Cristina Kirchner all’esperienza chavista del Venezuela, dall’Ecuador di Correa alla Bolivia “india” di Evo Morales) per ora in Cile non c’è  proprio traccia.

Di Giorgio Ballario

Una risposta a Esteri. La Bachelet torna presidente del Cile. Crollo del centrodestra

  1. Ci sarebbe molto da appofondire, su questo argomento.
    Per prima cosa, diciamo pure che il Cile non é quell’esempio di democrazia e mercato liberista che viene spesso sventolato sugli italici quotidiani.
    Non lo é per alcune principali ragioni, a mio modo di vedere:
    – nel Paese vige una oligarchia ristretta, chiusa ed economicamente potente (formatasi con il palese avallo del ventennale ciclo di centro sinistra (1990-2009), culminato con il governo “Bachelet 1”, che fa il bello ed il brutto, in modo molto strisciante ma assolutamente efficace; lampante é esempio che il governo Piñera sia stato considerato “non amico degli imprenditori”, dalle principali famiglie economiche locali.
    – Il popolo cileno é ancora segregato dall’epoca del governo militare, assolutamente privo (salvo poce eccezioni) del carattere necessario per lottare per un’idea, un proprio miglioramento della condizione sociale e – cosa importante, per affermare e difendere le proprie posizioni (di carattere politico, economico o quale altra sia) anche solo nei confronti del vicino di casa. Figuriamoci espandendo il concetto a livello Nazionale.
    – Vige una perdurante “invidia” del successo altrui ed un sentimento di sudditanza infastidita, nei confronti di chi dimostra di avere il carattere per agire da Leader (nell’ambito lavorativo, in quello sociale etc)

    Hanno deciso e votato per il Bachelet 2. Quei pochi che si sono presentati alle urne. Inneggiando a maggior sociale, istruzione pubblica e quant’altro di demagogico offerto dalla Nuova Maggioranza, incapaci a mettere su di un unico foglio di carta quanto fatto dalla “Concertazione” nei precedenti 20 anni di governi e rapportandolo ai primi 4 del centrodestra.

    Sarebbe stata una scelta facile…troppo semplice quindi rileggere solo alcuni degli evidenti successi del primo governo centro destra in Cile, dal ritorno della democrazia post Pinochetista.
    Cose semplici, tangibili:
    – un Paese in crescita economica positiva (5% in media all’anno…), nonostante la crisi mondiale e nonostante l’enorme fardello della ricostruzione dal Terremoto 2010 (8,8 Richter), tradotto in concreto in un considerevole miglioramento dell’occupazione,
    – Il salario minimo di legge, aumentato – in proporzione – in manier ben piú significativa di quanto avvenuto nel “Bachelet 1”,
    – L’ estensione del diritto alle agevolazioni per la maternitá (portato da 3 a 6 mesi), nonché la prima legge anti-discriminazione del Paese, varata – ripeto – dal governo di centro destra, post ventennio di centro sinistra…
    – Una considerevole riduzione, quasi azzerando le liste di attesa ad esami medici, per la fascia piú debole della popolazione.
    – Avvio della fase progettuale ed operativa di importanti progetti nelle opere pubbliche (ulteriori due linee nella metropolitana di Santiago, importanti ponti al Sud del Paese).
    Questo ed altro ancora.

    E tutto questo, per tornare a questa “Nuova Maggioranza”, che ingloba ora – sará da vedere nella realtá dei fatti – un partito comunista che, tra la distanza fisica e le barriere naturali cilene, deve ancora rendersi conto che il Muro di Berlino é caduto da tempo.

    Ma tant’é. Il centrodestra – comunque – dopo la “farsa” terminata nell’epilogo “Longueira”, con la Matthei, si é giocato l’ultima carta dei cosiddetti Colonnelli, ovvero della generazione democratica post Pinochet.
    Ha quattro anni per costruire un piccolo parco di candidati nuovi, giovani, aggressivi e credibili, per affrontare la futura sfida Presidenziale.

    Quanto ad una Terza Posizione, l’humus non é affatto fertile…

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>