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Il caso. Militari al servizio del made in Italy? La politica chiede conto al ministro Mauro

Pubblicato il 7 novembre 2013 da Michele Chicco
Categorie : Cronache
Da difesa.it

La portaerei Cavour – Foto da difesa.it

Cinque mesi di navigazione su quattro navi della Difesa per sponsorizzare il “sistema Italia” a zonzo per i mari. L’iniziativa l’ha lanciata il ministro Mario Mauro e l’intento, a detta sua, sarebbe nobile: far passare nei mari della Penisola Arabica e dell’Africa le eccellenze italiane per far vedere all’estero come in Italia ancora qualcosa la si può fare. Una vetrina, insomma, ma abbastanza cara: come riporta Dagospia, il costo dell’operazione si aggirerebbe intorno ai 30 milioni di euro e gli sponsor che sulle navi da guerra metteranno in mostra i loro prodotti copriranno poco più del terzo con i loro 13 milioni di euro. A far parte della “missione” saranno la portaerei Cavour, la Fregata Bergamini, la Nave di supporto logistico Etna e il pattugliatore Classe Comandanti. L’equipaggio sarà di almeno 800 uomini che trascorreranno 5 mesi da “pr” nonostante siano militari.

La Carlo Bernamini - Foto da difesa.it

La Carlo Bergamini – Foto da difesa.it

Il capogruppo del Partito democratico in commissione difesa, Gian Piero Scanu, ha definito l’iniziativa “al quanto insolita e sicuramente senza precedenti”. E per questo il deputato dem ha chiesto chiarimenti al ministro Mauro che dovrebbe far luce sulla vicenda nei prossimi giorni. Due i problemi sul tavolo: non è chiaro come si finanzi l’operazione di marketing e non si conoscono i metodi con i quali le aziende che esporranno i propri prodotti a bordo delle navi siano state scelte, visto che né il ministero né i partecipanti hanno voluto far sapere se ci sia stata, o meno, una vera e propria “gara”. Per ora, quello che resta, è una presentazione in grande stile di un’operazione che utilizzerà in maniera impropria navi e risorse dello Stato.

I militari viaggeranno nei mari arabi, prima, e africani, poi, e accompagneranno i dipendenti delle aziende che hanno scelto di fare questa esperienza. Lo faranno nonostante il loro compito sia tutt’altro e l’idea di cambiare lavoro su due piedi non li spaventa. Così è deciso e poche chiacchiere: loro obbediscono e non si saranno fatti nemmeno troppi problemi ad accettare perché l’indennità di missione val bene una gita nei mari caldi.  “Non avremmo mai pensato – ha detto sempre Scanu – di arrivare al punto in cui navi militari, tutt’al più impiegabili al sostegno della protezione civile, come già accaduto dopo il terremoto di Haiti, venissero utilizzate per la promozione del ‘Made in Italy’, ospitando a bordo stand di espositori come in una qualsiasi fiera campionaria”. Ed infatti questa è la questione centrale: una corazzata del mare come la Cavour, che nella sua storia si è spostata solo per Haiti, costretta ad andare in giro per sponsorizzare non l’Italia, ma alcune delle sue aziende. Certo, ad aprire il loro stand ci saranno anche alcuni consorzi pubblici – come Expo 2015 – ma tanti privati che si assicureranno un tour di 147 giorni per i più ricchi porti del mondo pagando probabilmente meno di un manifesto 6×3 in una qualsiasi stazione ferroviaria.

mchicco

Di Michele Chicco

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