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Calcio. Ibra-Ronaldo epico spareggio tra top player per i Mondiali in Brasile

Pubblicato il 27 ottobre 2013 da Giovanni Vasso
Categorie : Sport/identità/passioni

Cristiano-Ronaldo_IbrahimovicIn Brasile ci sarà posto per un solo cattivissimo del football: l’urna di Zurigo, per gli spareggi europei in vista dei mondiali sudamericani, metterà di fronte la Svezia di Zlatan Ibrahimovic ed il Portogallo di Cristiano Ronaldo. Due squadre, in fondo, molto simili. Se non altro per un solo fatto: si tratta di due rappresentative interamente costruite attorno al campionissimo, dove tutto gravita sulle spalle del paladino chiamato a riscattare la gloriosa tradizione calcistica nazionale. Zlatan quella svedese, Ronaldo quella portoghese. Compito arduo, sia per l’uno che per l’altro.

I due antagonisti per eccellenza del calcio si sfideranno nella sfida per la vita. Contro, Portogallo e Svezia, nazioni che più diverse non potrebbero essere ma che, calcisticamente, non sono mai state così simili. Le loro sorti dipendono dai loro campionissimi che, però, non brillano certo per simpatia.

Per Cristiano Ronaldo, pupillo di sir Alex Ferguson ai tempi del Manchester United, l’antipatia è – in buona parte – legata al totalitarismo del politicamente corretto che vige nel mondo del calcio, specie in Spagna. E’ lui il talento più bello e rappresentativo del Real Madrid, degli odiosi galacticos. Quegli smargiassi che ogni estate spendono milioni e milioni per acquistare il calciatore più forte del momento. Che quest’estate hanno portato in Castiglia il gallese Gareth Bale facendo arrabbiare pure Al Qaeda. E che cercano in tutti i modi di contrastare il lieto fine della Liga che ogni buon militante del noioso vede nell’immancabile vittoria finale che deve arridere al ‘simpaticissimo’ Barcellona del bello, buono e bravo Leo Messi.

Zlatan Ibrahimovic, invece, ha molte meno scuse. Lui è il prodotto più rappresentativo del calcio in mano ai procuratori, il  gallo per eccellenza nel pollaio del football contemporaneo. Non per niente è la punta di diamante del Psg degli sceicchi, borioso (con i suoi fiumi di denaro) come, se non peggio, il Real. E’ uno che urta già per il fatto di esser fin troppo sicuro di sé, Ibra, ma da bambino, evidentemente, aveva le idee un po’ troppo confuse dato l’inflazionatissimo numero di squadre del cuore professate…

Sapere che il calcio perderà uno dei due ai mondiali brasiliani, però, spiace lo stesso. Anzi, forse anche di più. Perché, al netto del talento, il pallone senza anti-eroi non è lo stesso. Il calcio, ultima fonte d’epica in un mondo sempre più impaurito dalla sua stessa ombra, non può vivere senza figure mitiche essenziali alla narrazione sportiva che aspira a diventare leggenda.

Chi si ricorderebbe, per rimanere in tema di mondiali brasiliani, della finalissima del Maracanà nel 1950? Se quei carioca non fossero stati così boriosi e supponenti, qualcuno, oggi, ricorderebbe ancora l’impresa dell’Uruguay di Ghiggia e compagni?

Di Giovanni Vasso

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