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Calcio. Ultras e Galliani uniti contro le curve chiuse per discriminazione territoriale

Pubblicato il 8 ottobre 2013 da Giovanni Vasso
Categorie : Sport/identità/passioni

Schermata 2013-10-08 a 17.29.57Incredibile ma vero: ultras di tutt’Italia e niente poco di meno che Adriano Galliani uniti nella lotta per cancellare la ‘discriminazione territoriale’ tra le cause di chiusure delle curve. Ormai non passa turno che la Federazione non ritenga di dover intervenire imponendo partite a porte chiuse a causa di ritornelli quantomeno poco eleganti ma che, diciamocelo senza ipocrisie, si sentono ad ogni ora del giorno e della notte davanti tra i tavolini dei caffé e negli uffici di mezz’Italia. Chiudete pure i bar, allora! 

La storia dei settori interdetti al pubblico è ormai lunghissima ed è al limite dello stucchevole. Sono passate soltanto sette giornate dall’inizio di questo campionato ma le giornate di squalifica per le curve ormai sono tante.

L’ultimo caso riguarda (ancora) il Milan che giocherà, contro l’Udinese, senza il sostegno degli ultras. L’ennesima giornata di squalifica “per discriminazioni territoriali” ai danni di Napoli e dei napoletani ha fatto arrabbiare proprio gli ultras partenopei. Dalla curva B dello stadio San Paolo, durante l’ultimo incontro tra gli azzurri di Benitez ed il Livorno, sono apparsi due, eloquentissimi striscioni: “Napoli colera” seguito a ruota da “Adesso chiudeteci la curva”. Un gesto di solidarietà che va oltre le rivalità sportive e, diciamocela tutta, affronta a muso duro pure tutti i soliti refrain tra Nord e Sud. In fondo, i tifosi del Napoli lo sanno benissimo: senza quel “Forza Vesuvio” esibito, negli anni ’80 dai tifosi dell’Hellas Verona, non sarebbe mai nato uno slogan talmente forte, convincente ed esilarante da fare letteralmente scuola: “Giulietta è ‘na zoccola” (per i tre che ancora non lo sapessero, Giulietta è la celeberrima eroina amata da Romeo nella tragedia di Shakespeare e l’epiteto è relativo alle presunta impudicizia della stessa. Chissà, fosse accaduto oggi avrebbero chiuso lo stadio di Fuorigrotta per discriminazioni…letterarie?).

Ma quella che sembrava assumere tutti i contorni di una battaglia ‘solo’ ultras, limitata ad un solo ambiente, per quanto vivace e diffuso in tutta la Penisola, ha trovato un alleato inaspettato quanto potente: Adriano Galliani.

Di certo a spingere l’amministratore delegato sulle posizioni del movimento ultras non è stata certo una presa di posizione ideale. Galliani, da buon ‘commerciante’ di calcio, non può tollerare l’ennesima partita senza tifosi (e senza incasso…) e, soprattutto, deve cercare di limitare i danni all’immagine del Milan nell’Europa dei grigiocrati del politicamente corretto. E proprio Galliani ha ricordato a tutti che non è così semplice intervenire contro episodi del genere. In soldoni (mai metafora fu più azzeccata…) bastano cinquanta persone, anche estranee al mondo delle tifoserie organizzate, per tenere in scacco un’intera società. Questo, però, da anni lo dicono anche gli ultras. Ma finora nessuno, tra i potenti del pallone, ha avuto il coraggio di indicare al mondo qual’è il vero mostro da abbattere: l’istituto giuridico (mostruoso) della responsabilità oggettiva. Ma se l’Europa non ce lo chiede…

Di Giovanni Vasso

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