Dostoevskij e la sensibilità tradizionale (religiosa) nella Russia dei nostri giorni

Un approfondimento sul gigante della letteratura mondiale nel 140° anniversario della sua morte

Fedor Dostoevskij

Corrispondenza dalla Russia – È universalmente riconosciuto che oggi Dostoevskij sia uno scrittore ancora attualissimo: i suoi magistrali insegnamenti non sono certo terminati. Su questo non c’è dubbio. Nel ricordare il 140º anniversario della sua morte la maggior parte dei commenti si sono concentrati su questo aspetto. D’altro canto, è anche interessante capire come sia omaggiata la sua memoria nella Russia contemporanea. La domanda principale che ha guidato la riflessione filosofica e la produzione artistica di Dostoevskij è quella riguardante l’esistenza di Dio. Nella sua incessante e profonda ricerca egli, preconizzando il notissimo motto nietzschiano, diagnostica la morte di Dio (si pensi per esempio a “Le memorie dal sottosuolo”). Nonostante questa sua radicalità e onestà intellettuale, la chiesa ortodossa russa si relaziona molto positivamente allo scrittore: egli viene considerato il perno fondamentale dell’identità storica, linguistica, religiosa e culturale del popolo russo. Infatti, a San Pietroburgo, il 9 febbraio, in memoria della sua morte si sono svolte alcune iniziative religiose al cimitero Tichvin nel monastero “Aleksandr Nevskij della Santissima Trinità” dove è costudita la sua tomba.

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La tomba di F. M. Dostoevskij al cimitero Tichvin nel monastero “Aleksandr Nevskij della Santissima Trinità” a San Pietroburgo.    

“A noi viene spesso in mente sia la personalità sia la produzione artistica del grande scrittore russo, del genio della letteratura patria di fama mondiale – Fëdor Michàjlovič Dostoevskij- ha affermato padre Alessandro nel suo discorso prima della messa funebre. I 140 anni dal giorno della sua morte sono un monito per i nostri contemporanei del perché Fëdor Michàjlovič sia la coscienza del nostro popolo, della nostra storia e del nostro tempo. La sua arte è molto importante ed è oggi attuale, poiché apre davanti a noi le principali risposte alle domande della nostra vita, ci apre il senso della vita, cioè la ricerca di Cristo. Addentrandosi nella sua produzione letteraria, noi ci scontriamo con la realtà divina. Lui è conosciuto in tutto il mondo… (…). E noi ci siamo oggi riuniti, per onorare la memoria del grande scrittore russo e pregare per la sua anima”. 

Quelle a San Pietroburgo non sono state le uniche iniziative religiose svoltesi in ricordo del poeta. Nello stesso giorno, a Mosca, nella chiesa dedicata all’icona della Madre di Dio “Gioia di tutti i sofferenti” in via Bolšaya Ordynka, è stata celebrata una messa funeraria per commemorare la morte dello scrittore. La liturgia è stata celebrata dal metropolita ortodosso Volokolamskij Ilarion. Egli ha ricordato che Dostoevskij “era gravemente malato, soffriva di epilessia e di una grave malattia polmonare” e che quindi “la sua morte fu prematura”. Ma ciò non toglie che “questa fu una morte propriamente cristiana, perché fu la morte di una persona che ha dato tutte le sue forze per predicare Cristo”.

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Il metropolita ortodosso Volokolamskij Ilarion

 

Com’è possibile che lo scrittore che ha scoperto e magistralmente descritto il nichilismo moderno sia oggi considerato a tutti gli effetti uno dei pilastri più solidi e autentici della coscienza tradizionale (religiosa) russa? È vero che la ricerca di Cristo operata da Dostoevskij non si ferma a “Le memorie dal sottosuolo”, ma ciò non toglie che chi cerca di ripercorrere onestamente il tragitto tracciato da Dostoevskij deve fare i conti con questo terribile interrogativo. Le persone intellettualmente oneste non possono trovare comode sicurezze alle quale abbandonarsi pienamente. Tutto è instabile, incostante: motivazioni, desideri, obiettivi, valori, istituzioni, ruoli, incarichi etc.  Il senso del tutto, se c’è, è camaleontico, cangiante, labile, opaco, contraddittorio. Questo è l’agghiacciante scoperta sotterranea del “topo” de “Le memorie del sottosuolo”: questo è l’orizzonte varcato da Dostoevskij nella sua ricerca della verità. Per giungere a qualche conclusione autentica, bisogna varcare la soglia del nichilismo, accettarlo, guardalo in faccia e affrontarlo: rimanere ipocritamente avvinghiati a posizioni e convinzioni magari rese un po’ più sofisticate (e sofistiche) non porta a nessun reale progresso. Considerando l’ardore con il quale la chiesa ortodossa russa oggi si richiama a Dostoevskij, per contrasto balza subito agli occhi il destino di un altro gigante della letteratura russa: Lev Nikolaevič Tolstoj. Non certo meno radicale del primo, la posizione alla quale giunge Tolstoj in merito alle questioni religiose è di solito definita “cristianesimo anarchico” o “anarchismo religioso”. Paradossalmente, la religiosità individuale e profondamente personale scandagliata da Tolstoj sembra essere per la chiesa ortodossa russa molto più perniciosa del quesito-abisso posto da Dostoevskij. Il punto dirimente è il seguente: il cristianesimo di Tolstoj è nemico di ogni istituzione. 

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Lo scrittore russo Lev Nikolaevič Tolstoj

 

Il suo capolavoro “Resurrezione” ne è un esempio lampante: a parere di Tolstoj la chiesa ortodossa e in generale ogni istituzione umana che si prefigga di legiferare e amministrare in terra il divino non conduce a nulla di vero: la chiesa ortodossa diffonde in realtà superstizioni che sono il vero ostacolo al raggiungimento dell’esperienza di Cristo, cioè di un cristianesimo autenticamente (e individualmente) vissuto. L’argomento teologico addotto da Tolstoj in questa opera è il seguente: la realizzazione dell’eterno volere di Dio non necessita di leggi, codici, eserciti e ausili umani. Dio non ha bisogno dell’uomo, semmai è il contrario. Qualsivoglia istituzione religiosa è negativamente considerata da Tolstoj sottomessa al potere politico: essa persegue interessi pratici, la religione si configura quindi come un mero instrumentum regni. È molto interessante notare che in russo esiste un sostantivo per indicare il sistema etico-religioso elaborato da Tolstoj: “Tolstovstvo” (Толсто́вство). 

A differenza della ricerca religioso-esistenziale messa in atto da Dostoevskij, il rigore delle critiche tolstojane non lascia adito a interpretazioni di altro tipo: qualsiasi istituzionalizzazione della religione comporta un travisamento profondo del suo messaggio e della sua essenza. È questo il punto dirimente che ha portato alla scomunica del 1901 e che ancora oggi influisce fortemente sulla ricezione da parte della chiesa ortodossa russa del contributo filosofico-religioso dello scrittore russo. 

Note: 

  • Le traduzioni dal russo sono dell’autore di questo articolo
Sacha Cepparulo

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