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L’intervista. Alain de Benoist: “Il coronavirus e la riscoperta dell’autonomia dal mondialismo”

Pubblicato il 16 Marzo 2020 da Yann Vallerie
Categorie : Corsivi Le interviste

Alain de Benoist

Alain de Benoist di primo acchito, quali considerazioni Le ispira questo coronavirus che ha colpito in primo luogo la Cina, prima di essere scoperto in altri paesi, e soprattutto in Europa?

“Innanzitutto, una sensazione di déjà-vu. Città completamente deserte, viali in cui non circola più nessuna macchina, popolazioni confinate nei loro appartamenti, intere regioni messe in quarantena: tutto questo lo avevamo già visto. Ma era in film catastrofistici o di fantascienza. Qui non è cinema. Si poteva fare una riflessione dello stesso tipo vedendo crollare le torri del World Trade Center. Questa volta siamo nella realtà. Il reale ha acciuffato la finzione. Sensazione curiosa. A colpire è anche il modo in cui risorge immediatamente la logica del capro espiatorio. Nel Medioevo, quando c’era un’epidemia, si accusavano gli ebrei di aver avvelenato i pozzi. Oggi dei cretini se la prendono con i ristoranti giapponesi o con i pullman di turisti cinesi. Permanenza dell’irrazionalità delle folle”.

Per il momento i poteri pubblici rifiutano ogni chiusura delle frontiere. È sostenibile? Non è, in definitiva, una logica oltranzista, per non dare ragione ai difensori della frontiera su altre tematiche come quelle dell’immigrazione (in sostanza: non è che questo dimostrerebbe che chiudere le frontiere è possibile)?

“Sono un po’ scettico su questo concetto di “chiusura delle frontiere” che molti impiegano come una sorta di formula magica. Le frontiere non hanno fermato la nube di Cernobyl, dubito che possano fermare il coronavirus. Non si ferma la propagazione di un virus così come si controlla la circolazione delle persone. D’altronde, cosa si vuol dire esattamente quando si propone di chiudere le frontiere? Che più nessuno potrà entrare o uscire da un paese? Ma è sostenibile? Per quanto tempo? Con quali conseguenze ? Che si rafforzeranno i controlli e si metteranno in quarantena tutti i viaggiatori «a rischio»? Ma se l’epidemia si sviluppa, non ci saranno più viaggiatori di questo genere. Se domani si dichiara un focolaio infettivo a Parigi, cosa si fa? Chiudere una frontiera non la rende a tenuta stagna. Il problema è che, al momento, ignoriamo completamente a che punto siamo con la propagazione dell’epidemia. All’inizio o alla fine? Si tende a sopravvalutarla o, al contrario, a sottovalutarla? Tutto ciò che si sa, è che il covid-19 si propaga molto rapidamente, ma uccide relativamente poco: fra il 3 e il 5% delle persone infette (più nelle persone anziane o già indebolite da altre malattie). In altri termini, è troppo presto per dare un giudizio definitivo”.

La metropolizzazione delle nostre società moderne, e in particolare della Francia, non è propizia a uno sviluppo molto più massiccio di questo tipo di virus e alla sua propagazione più rapida? In definitiva, il corona virus non è un rivelatore, nelle sue conseguenze, del fallimento del mondialismo, come ha di recente sostenuto Lionel Rondouin?

“È sin troppo evidente, ma non bisogna abusare di questo argomento. La peste nera che ha devastato l’Europa medievale nel XIV secolo, comportando la morte del 30-50% degli europei nell’arco di cinque anni, non si è propagata in un contesto di mondializzazione paragonabile a quello che conosciamo oggi. Più vicino a noi, non credo neanche che la chiusura delle frontiere avrebbe impedito il propagarsi dell’epidemia di febbre spagnola del 1918, che ha fatto tra i 50 e i 100 milioni di morti, cioè molti di più della prima guerra mondiale (cosa che tutti sembrano aver dimenticato). Dove in compenso la mondializzazione aggrava le cose è sul piano economico. Il blocco della maggior parte dell’economia cinese avrà, soprattutto se si prolunga, effetti devastanti sull’economia mondiale, e persino sul sistema finanziario, dei quali è ancora impossibile misurare l’ampiezza ma che, si sa bene, andranno ben al di là del settore del turismo! La Cina rappresenta da sola il 20% del Pil mondiale, e tutta una serie di settori produttivi ne dipendono per funzionare normalmente. Cosa che Lionel Rondouin ha perfettamente spiegato nell’intervista a cui Lei allude. L’unico vantaggio, se così si può dire, è che tutta questa vicenda avrà illustrato i rischi della dipendenza. Se ciò potesse spingere certi industriali a tornare a una maggiore autosufficienza e a più rilocalizzazioni, sarebbe già una buona cosa”.

Si leggono un’enorme quantità di “fake news” sul web, o di dicerie che evocano progetti machiavellici per avvelenare la popolazione, test effettuati da certe potenze per vedere la reazione di altre nazioni ad un’epidemia su vasta scala. A cosa si deve credere ea cosa no? Ci sono motivi per porsi delle domande?

“Un virus è un pericolo invisibile, e fra tutti i pericoli, sono quelli che non si vedono a far più paura. Sono anche quelli che più suscitano le fantasticherie che alimentano il panico e costituiscono un terreno ideale per i complottisti d’ogni sorta. Il Web rigurgita già di deliri d’ogni genere e le reti sociali fanno da cassa di risonanza. Purtroppo, gli stessi che denunciano con grande strepito le “bufale” della grande stampa spesso sono pronti ad ingurgitare altre “bufale” non appena vengono messe online su media “non ufficiali”. È normale porsi delle domande, ma conservando un minimo di senso critico. Invece di ripetere asserzioni inverificabili, è meglio tenersi ai fatti stabiliti. Facciamo un esempio. È incontestabile che in Cina esiste un solo laboratorio di alta sicurezza di tipo P4, specializzato nella ricerca sulle fonti virali e su eventuali armi batteriologiche, e che custodisce dunque germi estremamente patogeni. Si dà il fatto che quel laboratorio, creato con l’aiuto della Francia (da ciò la presenza di Bernard Cazeneuve alla sua inaugurazione, il 23 febbraio 2017), diretto dal professor Shi Zhengli, si trovi a Wuhan, ovvero nel luogo esatto dove è esplosa l’epidemia di covid-19. Se si tratta di una coincidenza, diciamo che è sfortunata”. (a cura di Yann Vallerie)

www.breizh-info.com”, 27.2.2020

@barbadilloit

Di Yann Vallerie

17 Responses to L’intervista. Alain de Benoist: “Il coronavirus e la riscoperta dell’autonomia dal mondialismo”

  1. “La pandemia rivela che i singoli Paesi non dispongono di una vera sovranità, neanche quella che non hanno ancora concesso alla costruzione europea. Sono alla mercè dei mercati , delle decisioni di entità. statuali e non, che hanno dimensioni maggiori”
    G.M. Gros Pietro
    Non su Sputnik ma sulla Stampa di stamane
    Il virus prima o poi si sconfiggerà ma il dopo sarà devastazione sociale.
    Un vero sovranismo , quello europeo è l’unico futuribile, dovrebbe incominciare a lavorare su questa distopia.
    Dove non ha potuto il sovranismo d’accatto, chiudere frontiere, è riuscito al corona.
    A dimostrazione che i nostri confini non iniziano a Lampedusa ma non sono neanche mai stati difesi ad Aviano.
    Europa mito incapacitante?

  2. Sovranismo europeo che sarebbe? L’Unione Europea di oggi in pratica, sfumatura piu’sfumatura meno. Speriamo che la Cina si salvi da questo sovranismo europeo

  3. Sovranismo europeo che sarebbe? L’Unione Europea di oggi in pratica, sfumatura piu’sfumatura meno. Speriamo che la Cina si salvi da questo sovranismo europeo

  4. “si salvi” (??) o “ci salvi” (?)

  5. Vuole dire che o ci salviamo tutti assieme noi europei, ripensando chiaramente il concetto di Europa , o non ci si salva da niente e da nessuno. Come può competere un Belgio, ad esempio,con la Cina? Cosa potrebbe fare da sola la Catalunya in più di quanto non riesca a fare la Spagna nella sua integrità ? Ovviamente bisognerà ripensare e riprogettare un nuovo concetto di unione. Tra l’altro non ci dovrebbe essere molto ostico il pensiero di una Europa da capo de rocha alla Kamcatha Altrimenti il nostro destino sarà quello di non potere decidere nulla che non sia già stato deciso altrove magari nella Silicone Valley, a Wall Street o a Pechino. Se mi cambiano il colore del collare nulla mi cambia. Sempre cane al guinzaglio sarò.
    Attendo fiducioso che dai disastri possa venire fuori qualcosa di buono.

  6. È Medjugorje che ci salverà!! Dovremmo abbandonarci completamente ad essa,donandogli tutti i nostri beni,riservando per noi frugalità e castità,pregando l’Altissimo di mandarci l’Arcangelo per salvarci da questa pestilenza del male..Donandoci quel candore che tanto bene fa’all’anima ed al sociale.

  7. “Tu Dio, che guarisci coloro che hanno il cuore rotto, e ne fasci le foglie, risanali, scampali dal periglio che loro sovrasta e se le nostre iniquità rendono testimonianza contro di noi, opera per amore del tuo Nome. Perdona le nostre colpe, concedi guarigione e sollievo ai nostri mali, getta nel fondo del mare i nostri peccati”
    Da Preghiera contro il colera 1831
    Elia Aron Lattes rabbino capo di Venezia
    Quindi nulla di nuovo sotto il sole caro Mulignana.
    L’importante è credere in qualcosa anche perché chi non crede a nulla, come si dice, alla fin fine crede a tutto

  8. Ritraendo le ali, suggerirei di ascoltare l’intervista di Marcello Pamio al Dr Francesco Oliviero,su YouTube.Riguardante la””Speculazione Pandemica””È veramente una KIKKA svegliate..

  9. Su YouTube sento jazz, musica quando lavoro al computer. Per il resto ci sono anche i libri non trovi?

  10. Infatti,i seguaci del rabbino di Venezia come i seguaci degli altri rabbini quatti quatti han fatto carriera e si vede,eccome!! E noi?? Con i nostri Cardinali…

  11. Anche sui libri si leggono una moltitudine di fake news o baggianate, prima di esprimersi su un’argomento bisognerebbe informarsi..(leggerlo)

  12. Se è tutta qui la tua vis polemica ti consiglio di passare a you porn. Almeno fai sesso come entri in libreria
    Non sei riuscito a dire una cosa inerente all articolo o al mio commento.

  13. Basta togliere quella sottilissima patina nebulosa ed ecco che la realtà affiora, scurile guittosa con pretese di perle di saggezza,con taglia ed incolla.
    PS la Svizzera c’è la fa’,il Lussemburgo potrebbe farcela comodamente,la New Zealand, Taiwan,etc bisogna darsi da fare,avere un sistema giudiziaro integerrimo etc.Smettila di credere di parlare ai Pigmei della foresta.

  14. Quando ti presenterai con nome e cognome sarà più divertente. Forse non sarai un pigmeo ( con beneficio di inventario) ma non sei certo un cuor di leone. Classico leone da tastiera?
    In ogni caso sogni d’oro

  15. Non ho IL PC,malapena riesco navigate sul Web col cellulare,avendo la consapevolezza di essere alla mercé dei professionisti da web,ed è per questo che mi tengo leggero,figurati,per ora.Come vedi ti manca l’essenziale “”l’intuito”” il fiuto,che rimedi con una pretestuosità volatile nascondendoti dietro le ombre d’altri.Piu che sogni d’oro senso della realtà per tè Illustrissimo..
    PS.Ognuno ha la sua storia ed è indelebile..

  16. Non hai neanche capito che ad una tua battuta ” provocatoria” sulla religione ti ho risposto con un altra battuta. Non ho bisogno di fare copia ed incolla visto che stavo proprio leggendo quella lettera del rabbino. Basta che vai sulla
    Stampa di ieri
    La tua storia se non hai il coraggio e la dignità di metterla alla luce del sole viene squalificata dal tuo apparire in ombra
    Finiamola qui che stiamo diventando stucchevoli e non possiamo riempire gli spazi della rivista con le nostre pippe
    Buona vita

  17. Stiamo ancora all’inizio della temepesta ma già stanno costruendo/ridisegnando il profilo del Potere Multinazionale/Gobale basato sulla nuove regole della “paura” …

    https://www.corriere.it/esteri/20_marzo_21/che-mondo-sara-il-coronavirus-64d6a208-6b4a-11ea-8bdc-8d7efa0d8720.shtml

    Dovremmo cominciare ad attrezzarci bene per capire e studiare come difenderci come “singoli” e come “Comunità” …

    Il “Campo dei Ribelli” segna oggi il suo nuovo inizio …

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