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Le radici di Fare Verde/11. Perché meno rifiuti in città possono rendere più ricca la campagna

Pubblicato il 20 Febbraio 2020 da Sandro Marano
Categorie : Cultura

La campagna di Fare Verde sul compost

Nel 2001 prende il via una nuova impegnativa campagna relativa al recupero della frazione organica dei rifiuti tramite raccolta differenziata per l’avvio al compostaggio e l’impiego del compost di qualità in agricoltura e nel verde cittadino. Vengono organizzati fino a tutto il 2006  ed oltre in molte città d’Italia convegni sul tema “meno rifiuti in città, più qualità in campagna” e spediti a più di tremila assessori sacchetti di compost. In più di cento città si tengono banchetti dove grazie alla proficua collaborazione della Coldiretti e del Consorzio Italiano Compostatori vengono distribuiti gratuitamente ai cittadini, per lo più increduli che quel terriccio nel sacchetto solo qualche mese prima fosse rifiuto umido di cucina o scarto verde, migliaia di sacchetti di compost di qualità ed opuscoli informativi.

«Per anni, nonostante costituisca il 30% ed oltre dei rifiuti urbani, è stata la grande “dimenticata” della raccolta differenziata. Eppure il recupero della frazione organica (gli scarti alimentari di cucina, i mercatali, gli scarti verdi, ecc.) non è una semplice necessità “matematica” per soddisfare l’obiettivo del 35% di raccolta differenziata fissato dal Decreto 22/97 (Ronchi), bensì la scelta obbligata per “chiudere un cerchio” che lo smaltimento dei rifiuti in discarica lascia drammaticamente aperto con una mole di problemi creati dal deposito in discarica di milioni di tonnellate di scarti organici che, mentre vengono sottratti alla terra, qui producono percolato e biogas con pesanti conseguenze ambientali.» (Paolo Colli, Introduzione al Convegno “meno rifiuti in città, più qualità in campagna”, 2004).

Fare Verde Campobasso per il compost

Peraltro, recuperare la frazione organica vuol dire non solo ridurre i rifiuti, ma anche le spese per il loro conferimento in discarica, consentendo «di dare una risposta sostenibile e di qualità all’impoverimento dei terreni agricoli» (oltre il 5% del territorio italiano è interessato dal fenomeno della desertificazione). Ricordando che non ci sono bacchette magiche per risolvere i problemi ambientali e sono indispensabili sia la motivazione dei pubblici amministratori e dei cittadini, sia  il sostegno economico alle migliori soluzioni di riduzione e recupero dei rifiuti, Paolo Colli concludeva così il suo intervento:

«Da parte di noi ambientalisti c’è innanzitutto il dovere di far conoscere a tutti i soggetti che sono coinvolti nel ciclo dei rifiuti (dai consumatori alle amministrazioni, ai gestori, alle imprese agricole, ecc.) tutti i vantaggi che il recupero di questa frazione dei rifiuti comporta.»

@barbadilloit

Di Sandro Marano

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