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Il punto. L’Italia ha bisogno di una nuova “Carta della Scuola”

di Mario Bozzi Sentieri
22 Gennaio 2020
in Politica
0
La scuola in un film italiano

Archiviata, dopo le rettifiche del caso,  la vicenda della scuola romana, che, sul proprio sito internet, ha messo improvvidamente  in evidenza di avere una sua sede composta da allievi solo di “ceto medio alto e di figli dell’alta borghesia”, con un altro plesso frequentato da “alunni di estrazione sociale medio-bassa” e con un “maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana”,  rimane, al fondo, lo stato della Scuola italiana a ricordarci le inadempienze di un’Istituzione cardine per il presente ed il futuro del Paese.

Dalla Scuola  passa l’identità collettiva nel  rapporto immediato con  le nuove generazioni. La Scuola è specchio e modello del Paese. Per questo richiederebbe maggiore attenzione e più puntuali interventi da parte di chi ha responsabilità di governo. Purtroppo non è così. E non a caso.

Essere consapevoli dei problemi della Scuola italiana, cercando di individuare le doverose contromisure, necessita infatti di un’idea di futuro che la politica italiana, almeno quella che detiene le leve del potere, non sembra avere. Il limite dell’attuale approccio all’ “istruzione” è infatti, quando c’è, l’ordinarietà: rattoppare gli istituti scolastici (vecchi e fatiscenti), migliorare i livelli retributivi degli insegnanti (sempre più bassi rispetto a quelli dei colleghi europei), informatizzare l’operatività interna ed esterna innescandola sulle vecchie strutture (con evidenti duplicazioni e spesso un eccessivo burocratismo).

Di più non sembra esserci, nella diffusa inconsapevolezza del valore della Scuola e della partita che sulla sua testa  si è  giocata negli ultimi quarant’anni. “Non ci siamo accorti di come, pezzo dopo pezzo, venivano smontate e gettate via parti decisive di quella scuola dove la maggior parte di noi è cresciuta e si è formata. Parti che venivano sostituite con materiali fasulli, conditi di propositi tanto altisonanti quanto in sostanza vuoti, che ogni volta lasciavano le cose un po’ peggio di prima” – ha scritto Ernesto Galli della Loggia in L’aula vuota. Come l’Italia ha distrutto la sua scuola.

Ciò che è rimasto sono i detriti di quei “propositi altisonanti”: il livellamento antimeritocratico (“Non bocciare” – si legge in Lettera a una professoressa, testo cult degli Anni Sessanta); l’idea che “tutti sono adatti a tutte le materie”; “pieno tempo” come arma anticlassista che – testuale sulla stessa Lettera barbianea – “caccia i ricchi”; e poi – sempre più – il depotenziamento del ruolo dell’insegnante, con la sua ovvia frustrazione; la “diseducazione” delle famiglie, disilluse – non poteva non essere altrimenti – riguardo alla funzione sociale della Scuola.

La Scuola di Barbiana contro Giovanni Gentile ci ha portato a questi risultati. Prenderne atto non basta. Da qui bisogna partire, magari riscrivendo i principi che debbono stare nuovamente alla base degli orientamenti scolastici (dopo gli eccessi dello sperimentalismo e del radicalismo classista) dando piena e concreta realizzazione al dettato costituzionale in tema di libertà d’insegnamento (contro l’invasività burocratica), di libero accesso all’istruzione (e quindi con un autentico confronto competitivo tra Scuola pubblica e scuole private),  di autentico riconoscimento del diritto allo studio a favore dei “capaci e meritevoli”.

E’ proprio per uscire fuori da visioni “di classe”, che – di fatto – privilegiano i più abbienti, che occorre identificare chiari percorsi meritocratici (gli unici peraltro che possono  rimettere in moto il cosiddetto “ascensore sociale”), in grado di ridare dignità all’insegnamento ed autorevolezza agli insegnanti, di riconoscere il valore dello studio, di fare ritrovare alle famiglie un percorso di crescita sociale per i loro figli, di riconnettere Scuola e mondo del lavoro.

Al di là dei principi costituzionali c’è bisogno di una nuova “Carta della Scuola”  che indichi priorità e riordini i percorsi scolastici su basi meritocratiche, facendo ritrovare – per dirla ancora con Galli della Loggia –  “la tradizionale centralità che nell’istruzione dell’Occidente ha avuto, fino a tempi recenti, la cultura umanistica con i suoi insegnamenti”. Di un nuovo Umanesimo c’è insomma bisogno, di un Umanesimo della Cultura e del Lavoro. Da lì può partire non solo la Ricostruzione della Scuola ma dell’intera società.

@barbadilloit

Mario Bozzi Sentieri

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